Intervista a Raed Salah, presidente del Movimento islamico in Israele.

 

Shaikh Raed Salah, presidente del movimento islamico in Israele, ha dichiarato che il governo israeliano di occupazione sta portando avanti una guerra religiosa contro i musulmani nel mondo e, vista l’escalation di aggressioni contro la Moschea di Al-Aqsa, ha aggiunto la modalità di conflitto religioso a quello politico. 

Shaikh Salah ha confermato che l’annuncio del sindaco di Gerusalemme di aver fermato le operazioni di demolizione della via che giunge alla Porta dei Magrebini rappresenta nient’altro che "sabbia negli occhi. Questo crimine prosegue in altre forme e il mondo non deve farsi ingannare dalla propaganda israeliana”. 

Shaikh Salah ha confermato che non si tratta di scavi, ma di distruzione programmata di una parte inseparabile della Moschea di Al-Aqsa – che comprende la demolizione di stanze storiche dei tempi degli Omayyadi, Ayyubidi e Mamluki. Israele ha pianificato anche di trasformare la Moschea di Al-Buraq in una sinagoga. Tutto questo è documentato con cartine di cui Salah è in possesso. 

 

Perché, secondo lei, la reazione araba, islamica e persino palestinese nei confronti delle operazioni israeliane di demolizione programmata di Al-Aqsa fino ad ora è apparsa meno forte di quanto ci si sarebbe aspettati?

Quanto sta succedendo a Al-Aqsa rappresenta un disastro in tutti i sensi. Speravamo che la reazione islamica e araba potesse essere all’altezza della situazione, ma fino a oggi non è stato così. Comunque, continuiamo a essere ottimisti sul movimento arabo-islamico, a tutti i livelli, ufficiale, popolare e di informazione.

Non è un segreto che attualmente gli arabi e i musulmani soffrano di una “debolezza temporanea” che si riflette nella debolezza politica e militare.

Ma crediamo che si tratti di una situazione temporanea. 

Accanto allo sforzo di sensibilizzare l’opinione pubblica araba e islamica, qual è l’ampiezza dell’impatto del movimento islamico all’interno della Palestina e a livello internazionale?

Da anni portiamo avanti contatti massicci con istituzioni musulmane nel mondo arabo-islamico, tra cui la Lega Araba, l’Organizzazione della Conferenza islamica, il Consiglio internazionale della Da’wa e la Lega del mondo islamico. Abbiamo inoltre previsto di iniziare a visitare numerosi governi islamici ed europei per illustrare loro la tragedia della Moschea di Al-Aqsa e di Gerusalemme. Abbiamo preparato un programma di lavoro per sensibilizzare numerosi partiti e associazioni private internazionali e arabe.

A livello internazionale, in particolare, stiamo prendendo contatti con organismi delle Nazioni Unite, in particolare l’UNESCO, a cui chiediamo di intervenire per proteggere la storia islamica a Gerusalemme. Cerchiamo di incoraggiarli a fare pressioni per fermare le aggressioni contro quest’area. 

Crede che la decisione annunciata dal sindaco di Gerusalemme di bloccare la demolizione della via che conduce alla Porta dei Magrebini sia realistica e non menzognera?

Confermiamo che il crimine di demolire la via che giunge alla Porta dei Magrebini non si è fermato, nonostante le dichiarazioni del sindaco di Gerusalemme. Le operazioni di demolizione sono continue e stanno portando alla distruzione di una parte della sacra Moschea di Al-Aqsa. Israele ha semplicemente cambiato i mezzi di distruzione, passando dai bulldozer ad altri. Ma il crimine rimane tale: consigliamo all’opinione pubblica locale, araba, islamica ed internazionale di non farsi ingannare dalla falsa propaganda israeliana. E’ fumo negli occhi. 

Voi del Movimento islamico, che siete in prima linea nella difesa di Al-Aqsa, vi aspettate aggressioni più violente da parte di Israele per coprire quello che sta facendo a Gerusalemme?

Questo è ormai chiaro: dal 6 febbraio, data di inizio delle demolizioni, gli attivisti del movimento sono stati sottoposti a una vasta operazione di arresti. C’è chi è stato picchiato e ha riportato fratture a seguito delle botte; c’è chi è finito all’ospedale…

Per quanto mi riguarda, martedì scorso ho ricevuto una notifica dalla polizia israeliana di citazione in tribunale, oltre al divieto di accesso alla Mschea di Al-Aqsa per altri 60 giorni.

Il divieto di avvicinarci alla Moschea non ci impedirà di andare comunque a difenderla in qualsiasi momento. E continueremo a fare manifestazioni a Gerusalemme e nei territori del ’48. L’ultima ha visto la partecipazione di 20 mila cittadini nella città di Nazareth.

Cosa devono fare i palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza per fermare questa polituca di occupazione continua e di aggressione contro Gerusalemme e Al-Aqsa?

Prima di tutto, invochiamo Allah che faccia vincere le nostre famiglie in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, che le aiuti a resistere. Noi del Movimento islamico li capiamo: sono assediati, tra posti di blocco, restrizioni da ogni parte e pericoli. Ma è fondamentale che gli abitanti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza si rendano conto dell’importanza della partecipazione popolare e mediatica in appoggio a Gerusalemme e a Al-Aqsa. Le autorità e le fazioni devono assumere posizioni coraggiose per confermare che non può esserci alcuna rinuncia alla Moschea di Al-Aqsa e a Gerusalemme. 

Qual è la natura delle operazioni che il governo israeliano sta compiendo nell’area della Porta dei Magrebini? Si tratta soltanto di scavi?

Non si tratta solo di scavi, ma di operazioni di demolizione programmata di una parte inseparabile della Moschea di Al-Aqsa, cioè la via che giunge alla Porta dei Magrebini. Ciò implica la distruzione delle stanze storiche del tempo degli Umayyadi, degli Ayyubidi e dei Mamluki. Israele progetta dunque di trasformare la Moschea di Al-Buraq in una sinagoga ebraica. Il piano è documentato attraverso cartine che abbiamo scoperto e che sono in nostro possesso.

Ciò che viene propagandato all’esterno dal governo israeliano è che si tratta di “operazioni di restauro”. Ma sono menzogne che tentano di disinformare.  

Avere ricevuto informazioni su dove vengono portati i resti storici estratti dalla Porta dei Magrebini?

Stiamo avviando una denuncia per la sottrazione dei resti storici islamici demoliti dalla Porta dei Magrebini. Fino ad oggi non sappiamo dove vengano portati i resti archeologi, le pietre e la terra estratti dall’area. 

Credete che Israele stia tentando di scatenare un conflitto religioso contro i palestinesi attraverso l’escalation delle aggressioni alla Moschea Al-Aqsa?

Questo è il risultato naturale. La Moschea Al-Aqsa riveste una grande importanza nei cuori dei musulmani e rappresenta un simbolo religioso, storico e di civiltà. Aggredirlo, come sta facendo ora Israele, è una dichiarazione di guerra contro le pratiche religiose e contro i luoghi sacri dei musulmani. 

Secondo lei, il governo israeliano guidato da Olmert alimenta questa guerra per coprire le continue sconfitte, specialmente dopo la guerra contro il Libano, e la catena di scandali e dimissioni di politici?Certamente. Negli ultimi tempi il governo di Olmert ha accumulato sconfitte e una catena di scandali che hanno coinvolto dirigenti ad alto livello. Questo ha intaccato la fiducia popolare all’attuale governo israeliano, a Olmert e al suo partito, Kadima. Coprire i loro fallimenti attraverso la demolizione di una parte della Moschea di Al-Aqsa è un piano stupido che avrà un ritorno negativo. 

E se il governo di occupazione utilizzasse l’operazione di demolizione di Al-Aqsa per incoraggiare moralmente i coloni ebrei?

E’ vero, esiste un’ondata di estremismo che colpisce la società israeliana. Gli estremisti ebrei sono soddisfatti dalle operazioni di demolizione di Al-Aqsa e di aree di Gerusalemme portate avanti da Olmert. Ma è necessario sottolineare che questi piani sono deboli e porteranno solo disgrazie alla società israeliana: scatenando una guerra religiosa, ci saranno più vittime tra gli ebrei che tra i musulmani. 

Secondo lei, la lotta interna palestinese delle settimane passate, che ha catalizzato l’attenzione mondiale, ha creato un clima favorevole a queste aggressioni contro Gerusalemme?

L’aggressione contro la Moschea di Al-Aqsa non è un fatto nuovo: il mondo deve capirlo. La distruzione ha avuto inizio a partire dall’occupazione israeliana di Gerusalemme, nel 1967, e continua fino ad ora, ma in maniera ancora più forte. Senza dubbio la discordia interna palestinese ha incoraggiato l’occupazione a duplicare le aggressione per giudaizzare Gerusalemme e i suoi lunghi sacri. Ringraziamo Dio che la discordia palestinese è terminata e benediciamo l’accordo di Mecca invitando a completarlo e a basarsi sul principio del dialogo per non permettere a Israele di far passare i suoi piani criminali. 

Come si può formare un’opinione pubblica sensibile su quanto sta accadendo a Gerusalemme? 

Il Movimento islamico ha proposto la formazione di un gruppo o di un ente di informazione denominato “Giornalisti per Gerusalemme”, specializzato nel seguire quanto sta succedendo nella Città Santa e smascherare le pratiche dell’occupazione, le aggressioni, per trasmettere le notizie aggiornate a tutto il mondo.

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