La "Sinistra per Israele"attacca la libertà di espressione.

La "Sinistra per Israele" adesso attacca anche la libertà di espressione.
Fermiamoli !!
Riportiamo un documento di Furio Colombo ed Emanuele Fiano (entrambi parlamentari dei DS e membri di "Sinistra per Israele") in cui si attacca pesantemente e con toni intimidatori una manifestazione culturale tenutasi all’Università Orientale di Napoli. Il problema che emerge è che ormai non è sola la destra più reazionaria a sostenere Israele ma anche la "sinistra di governo". E’ una escalation che va combattuta con grande determinazione recuperando coraggio politico e riportando alla luce il fatto che la sinistra ieri, oggi e domani, fino a quando perdurerà l’occupazione colonialista israeliana, non può che schierarsi con i palestinesi e i diritti della Palestina.
La nostra piena solidarietà al Collettivo Radioazioni di Napoli e un invito a fare altrettanto.
 
Manifestazione antiisraeliana all’Orientale di Napoli
The days after. Liberali per Israele. Indegno teatrino antiisraeliano a Napoli

All’Universita’ L’Orientale di Napoli, Palazzo Carignano, ha campeggiato per tutta la giornata di ieri e continua oggi, la messa in scena di un check point dell’esercito israeliano, con tanto di soldato pupazzo, con
l’esposizione di una bandiera d’Israele insanguinata. Come sempre, Israele, la sua bandiera, i suoi simboli, come emblema del male assoluto, immagine di un nemico da attaccare. Come sempre tutto questo
ci riporta indietro nella storia quando il nemico erano più semplicemente gli ebrei. Certo non mancano mai i provocatori che in tutti i modi si oppongono ad ogni possibilità che si avvii un processo di pace.

Di tutto ciò il rettore dell’università Ciriello e’ perfettamente a conoscenza, e nonostante diversi appelli, evidentemente non e’ in grado o non ritiene di dovere intervenire, per impedire che una tale offesa ad
un paese amico dell’Italia, come Israele, viene portata da non meglio identificati grupposcoli politici autonomi probabilmente di estrema sinistra. Molto grave sarebbe dover constatare la sua colpevole latitanza.

Certo a nessuno di questi e’ mai venuto in mente di esporre la bandiera insanguinata della Cina, o dell’Iran, o della Birmania, o della Somalia o del Sudan (Darfur) o di qualsiasi altro paese del mondo dove la pena
di morte e’ pratica quotidiana e le stragi di civili si svolgono nell’indifferenza dei più, proprio mentre va in scena il lugubre teatrino di Napoli, che dunque soltanto l’antisemitismo può spiegare.
L’obiettivo e’ Israele e basta. Non il percorso difficile della pace con i Palestinesi che tutti dovrebbero aiutare. Ci rivolgeremo immediatamente al Ministro MUSSI con una interrogazione urgente sull’accaduto e chiederemo un’incontro al Rettore per un chiarimento su quanto verificatosi.

Sen. Furio Colombo
On. Emanuele Fiano


UN APPELLO DEL COLLETTIVO "RADIOAZIONI"  DI NAPOLI,  REPLICA ALLE ACCUSE DI COLOMBO E FIANO

 

All’interno della due giorni, “Make your media, be your media”, promossa dal collettivo RadioAzioni, radio sperimentale in web, tenutasi i giorni 8 e 9 giugno è stato rappresentato un check point israeliano, all’ingresso di Palazzo Corigliano, per denunciare le violenze e le atrocità subite dal popolo palestinese. L’istallazione mostrava un militare, una bandiera insanguinata, materiale fotografico e video raccolti in Palestina durante le campagne di interposizione pacifica promosse dall’Assessorato alla Pace, allo sviluppo e alla cooperazione internazionale della Provincia di Napoli  e dalle associazioni pacifiste campane. Quest’opera era un esplicito messaggio di presa di posizione contro le politiche antidemocratiche del governo israeliano, nonché la manifestazione del sincero rammarico per le innumerevoli vittime provocate dall’occupazione dell’esercito israeliano, senza distinzione di nazionalità. Oggi, questa violenza si chiama check point, apartheid generata dal muro, controllo delle risorse idriche, occupazione militare, espropriazione delle terre, e anche massacri di civili sulle spiagge. Tutto ciò era enucleato in quell’istallazione. Purtroppo, anziché valorizzare il contenuto di questi materiali e della due giorni e, nondimeno, gli spunti di riflessione che avremmo voluto suscitare, si è preferito strumentalizzarne il senso per affermare una campagna che accusa di antisemitismo chiunque si opponga alla violenza dello stato di Israele e del suo esercito. E’ assurdo negare il diritto al dissenso nei confronti delle politiche israeliane che alimentano l’incomprensione fra le popolazioni israeliane e palestinesi. Crediamo necessario portare avanti la denuncia contro gli attacchi sistematici dell’esercito israeliano contro la popolazione palestinese. Dovrebbe essere una responsabilità di tutta la comunità internazionale, prendere esplicita posizione a favore della pace e della opposizione alle logiche della sopraffazione tra i popoli. Da parte nostra, sono anni ormai che cooperiamo per la pace con organizzazioni pacifiste palestinesi ed israeliane. L’esperienza estremamente forte del pacifismo israeliano è sempre stata sottaciuta dai canali di informazione ufficiale. Centinaia sono, ad esempio, i militari israeliani rinchiusi nelle carceri a causa del loro rifiuto a partecipare alle operazioni di violenza ordinate dai governi israeliani contro la popolazione palestinese. Il movimento pacifista israeliano è una realtà importante da valorizzare, che dimostra l’inconsistenza delle accuse di antisemitismo sistematicamente gridate contro chiunque denunci la violenza dello Stato e dell’esercito israeliano. Sicuramente sarebbe più significativo evidenziare la partecipazione anche della figlia del primo ministro israeliano Olmert alle recenti manifestazioni dei pacifisti israeliani contro le aggressioni al popolo palestinese piuttosto che creare una polemica fittizia su una “bandiera insanguinata”. Noi ci impegneremo ancora nella diffusione di informazione libera e indipendente sulla questione israelo-palestinese con iniziative cittadine e, come sempre, nell’ottica del dialogo e del confronto tra i popoli.

Invitiamo per tanto i diversi soggetti che quotidianamente s’impegnano per la pace a prendere posizione a riguardo.

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