La verità celata dietro la propaganda israeliana

The Indipendent

di Robert Fisk 

‘Siamo stati attaccati da uomini armati saliti a bordo delle nostre navi in acque internazionali. Hanno ucciso i passeggeri che hanno opposto resistenza e alla fine hanno dirottato le navi nei loro porti’.


Attenzione: si sta parlando dei pirati somali predoni di navi occidentali nell’Oceano Indiano!

Come osano questi terroristi assaltare vascelli disarmati in alto mare? Cosa fare per combattere simili atti terroristici?

OPS! Almeno Israele non chiede alcun riscatto ma si limita solo a pretendere che dei bravi giornalistici vincano la propaganda per conto del sionismo.

La storia comincia con l’attacco dei ‘commando israeliani’ contro una nave turca, uccidendo nove passeggeri.

A distanza di pochi giorni, i passeggeri sono diventati degli attivisti pacifisti ‘armati’, ‘viziosi antisemiti’ i quali ‘professavano il pacifismo mentre, muniti di spranghe metalliche, assaltavano con disprezzo altri esseri umani’.

E mentre la Turchia seppellisce i propri martiri, Israele già li ritraeva come dei ‘jihadisti’.

In quei giorni, qualcuno mi scriveva dallo Sri Lanka: “mio nipote e sua moglie sono a bordo di quella nave. Ahmed è stato ferito ad una gamba e in queste ore si trova in custodia militare”.

Contemporaneamente, la stampa suonava al campanello dell’abitazione di chi mi aveva scritto per indagare sull’appartenenza di Ahmed a gruppi jihadisti.

Non abbiamo potuto vedere alcun video tra quelli girati nelle ore dell’assalto.

Israele ha rubato ogni cosa provasse cosa fosse davvero accaduto sulla nave turca.

Personalmente non mi sono stupito; prima di questo episodio ho vissuto il massacro di Sabra e Shatila ed ero presente al massacro di Qana nel 1996 quando, rivolgendosi alla stampa, gli assassini riferivano vittoriosi dell’operazione.

Le 106 vittime civili venivano chiamate “Arabushim” (forma razzista per ‘arabi’) e oltre la metà erano bambini ma sempre terroristi, puntualizzò all’epoca Shimon Peres, oggi premio Nobel.

Poi altri massacri e, nel 2006 e 2008-2009, guerre che hanno spazzato via migliaia di vite di palestinesi e libanesi.

Arriva il rapporto Goldstone contenente la verifica secondo la quale, nell’ultima guerra contro Gaza, Israele avesse effettivamente compiuto dei crimini di guerra, riconoscendo altrettanta responsabilità anche ad Hamas.

Tuttavia si è trattato di un altro un ‘rapporto antisemita’ e, il povero autore, ebreo sudafricano, non era altro che un ‘folle’ per Alan Dershowitz, docente di Harvard mentre il rapporto era ‘controverso’ per l’amministrazione Obama.

L’esecuzione mirata ad opera del Mossad contro il leader di Hamas a Dubai, Mahmoud Al-Mabhouh per il successo della quale 19 passaporti europei sono stati falsificati invece è stato un ‘incidente’ secondo il segretario degli esteri David Miliband.

Quanto più mi sconcerta è l’essere testimone di una copertura di simili ‘incidenti’ da parte dell’informazione dei paesi occidentali eseguita da una prospettiva israeliana.  

Certo, il supporto di intellettuali e commentatori non è da meno.

Poche ore prima dell’attacco alla Freedom Flottilla, il filosofo francese Bernard-Henri Lévy affermava di non aver mai visto un esercito democratico al pari di quello israeliano.

Ma in Occidente non si assiste neanche a poche eccezioni; un editorialista di Haarezt (Amos Harel) aveva tracciato il profilo dei soldati israeliani coinvolti partendo dalla loro provenienza (in maggioranza kibbutz o colonie) e, soprattutto negli ultimi anni, in prevalenza religiosi osservanti. 

Sebbene non vi sia nulla contro la religiosità di un individuo, in tal caso è stato necessario dimostrare come in Israele questo equivalga alla negazione dei diritti dei palestinesi e rafforzi il fronte che si oppone allo stato palestinese.

A questo punto, posso affermare anche io di non avere dubbi sul fatto che i soldati di Israele non siano secondi a nessun’altro a in materia di umanitarismo ed eroismo.

Basta però non riferirlo ai pirati somali.

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