Le parlamentari di Hamas: “Nessun velo verrà imposto con la forza”.

Da www.islamonline.net

L’attuale Parlamento palestinese è caratterizzato dall’alta presenza femminile – 17 membri rispetto alle 5 del precedente -. Il salto numerico della presenza femminile da 5 a 17, è di rilevante impatto “intellettuale”: in Consiglio sono rappresentate le varie diversità di appartenenza – sinistra, liberali, islamiche. Otto di loro sono membri di Fatah, sei di Hamas, una del Fronte popolare, e altre di differenti schieramenti. La novità sta nella presenza delle musulmane: la loro prima esperienza nel campo della politica, dopo l’impegno sociale ed educativo.

La società palestinese si domanda quali siano, in campo politico, le capacità delle donne di Hamas rispetto alle altre donne che hanno maturato una lunga esperienza dentro e fuori il consiglio legislativo. Esse potranno sostenere l’istituzione femminile palestinese laddove domina il pensiero liberale e laico?

Le parlamentari di Hamas approveranno le leggi che imporranno il velo alle donne nelle istituzioni pubbliche e per le strade? Quale sarà il loro programma?  

Verso una società migliore. 

Le parlamentari della lista “Cambiamento e riforma”, presentata da Hamas, hanno assicurato che lavoreranno insieme alle altre colleghe e colleghi nel Consiglio legislativo per far progredire la società.

La deputata Jamila Ash-Shanti ha commentato: “I risultati delle elezioni hanno dimostrato l’alto livello di fiducia della gente nei confronti del movimento Hamas. Questa fiducia deve essere rispettata”. E ha aggiunto:  “La vittoria non è giunta casualmente, ma dopo un lavoro lungo e tanti sacrifici”.

Ha sottolineato che il suo programma è quello della lista di “Cambiamento e riforma”: “Vogliamo assicurare i diritti delle donne, permettere loro di partecipare allo sviluppo sociale, economico e politico  a sostenere la stabilità della famiglia”. E ha aggiunto: “Ci interessa porre l’attenzione su alcuni gruppi: i laureati, le ragazze con inabilità, le casalinghe e le prigioniere. Oltre che occuparci delle famiglie dei martiri e dei prigionieri”.

Da parte sua, Samira Haliaqa, parlamentare e giornalista di Hebron, ha spiegato che il popolo palestinese è convinto che “il cambiamento sia diventato essenziale, e ne è un’ulteriore prova la vittoria di Hamas”.

Hamas e la donna.

Samira – il cui marito, Mohammed Haliaqa, e figlio, Anas, sono prigionieri nelle carceri israeliane – ha difeso il positivo ruolo femminile all’interno del Consiglio legislativo, facendo notare che “Hamas è rispettosa verso la donna. Ne ha nominate 13 nella prima esperienza parlamentare (nessun partito, prima, aveva mai raggiunto un tale risultato). In campo pratico, la donna, nel movimento di Hamas, è stata parte attiva da subito, insieme agli uomini, e ha sostenuto le difficoltà incontrate lungo il percorso. Nel suo programma, Hamas ha assegnato alle donne un ruolo primario per quanto riguarda  lo sviluppo culturale e dell’istruzione”.

La parlamentare Muna Az-Zaqa, moglie del defunto Jamal Mansour, capo politico di Hamas nella città di Nablus, ha raccontato: “In questa fase siamo interessati a programmi che sviluppino maggiormente la condizione della donna e che la valorizzino come  madre, moglie ed educatrice delle nuove generazioni e come partner nelle decisioni. Inoltre, abbiamo intenzione di adottare tutti i programmi di sviluppo che non siano in conflitto con la religione, con le abitudini e le tradizioni, rifiutando  tutte le leggi che degraderebbero la dignità della donna – combattente palestinese”.

La parlamentare Miriam Saleh, di Ramallah, ha affermato: “Lavoreremo per fare uscire la donna dalla condizione di ingiustizia prodotta dall’occupazione. Ella ha bisogno di una nuova legislazione per garantire i suoi diritti, e di istituzioni di volontariato e protezione dallo sfruttamento della sua femminilità. Abbiamo bisogno di centri di maternità, infantili, ospedalieri, ecc.

La donna ha bisogno di stabilità psicologica che le permetta di partecipare pienamente allo sviluppo della comunità”.

La parlamentare Huda Naim Qarinawi, di Deir El-Balah, condivide l’opinione delle sue colleghe: “Siamo andati in Parlamento per rappresentare le donne e gli uomini in egual modo: il nostro programma ha come primo obiettivo quello di combattere contro la corruzione; ciò avrà conseguenze positive sia per le donne sia per gli uomini, anche se abbiamo intenzione di concentrarci sulla questione femminile perché è l’anello più debole”. Ha sottolineato che Hamas “adotta un progetto civile e non forzerà la gente a fare ciò che non desidera, ma lavorerà per ristabilire la consapevolezza sulla religione e sul ruolo di protezione da tutte le influenze tiranniche. Noi dimostriamo il nostro interesse per la religione come individui e istituzioni, dopo di ché, la società accetterà di adeguarsi ai dettami della religione islamica dove si trova il benessere e l’amore”.

Il parlamento e il velo.

Per quanto riguarda il timore, palesato da una parte della società palestinese, che Hamas possa imporre il velo alle donne, Jamila Ash-Shanti ha dichiarato: “Dimostriamo la nostra fede nella maniera in cui la comprendiamo e proviamo a convincere gli altri. Chi si convince è bene accetto, chi no, sono affari suoi. E’ da tanto tempo che le questioni islamiche non vengono presentate in modo a
deguato”. 
 

Samira Haliaqa ha affermato che la politica del movimento di Hamas è quella di invitare a seguire la religione con saggezza e dando il buon esempio. “La gente ha potuto notarlo durante la propaganda elettorale. In questi anni, abbiamo convinto i cuori della gente seguendo questa regola. Nell’Islam non ci sono leggi che impongano ciò: dunque, non possiamo permetterci di imporre il velo con la spada, perché sarebbe esattamente il contrario del nostro metodo di convinzione. Chi ha messo in giro queste paure sono gli stessi che hanno dato vita alla guerra contro Hamas e contro l’Islam in generale”. 

Az-Zaqa ha aggiunto: “L’Islam segue il versetto del Corano che dice: ‘Non vi sia costrizione nella religione’. L’80% delle ragazze palestinesi sia di Hamas sia di Fatah o del Fronte Popolare portano lo hijab. Comunque, non costringeremo nessuno a indossarlo, ma cercheremo di incoraggiare la consapevolezza dell’uso”.

E ha sottolineato che “le voci che circolano sull’intenzione di imporre il velo sono frutto di una manipolazione: né Hamas né la sua rappresentanza nel Consiglio legislativo ha mai fatto dichiarazioni ufficiali in tal senso, e neanche durante la campagna elettorale”.

“La nostra unita è il segreto della nostra resistenza”.

Per quanto riguarda l’attegiamento verso le altre colleghe appartenenti ai differenti partiti politici e correnti ideologiche, la deputata Ash-Shanti ha dichiarato: “Sicuramente esistono delle differenze ideologiche fra noi, ma vengono messe a lato perché il Consiglio legislativo non è il luogo delle differenze, ma il posto dove dobbiamo lavorare per servire la  nostra gente, e dove creare comitati misti di collaborazione ”. E rivolgendosi verso le nuove parlamentari, Ash-Shanti ha garantito: “Troverete nella collaborazione con noi tutta la comprensione, la cooperazione, la libertà e la solidarietà. Non abbiate timore, non siamo talebani”.

Secondo Az-Zaqa: “La vittoria di Hamas è la vittoria di tutto il popolo nelle sue varie  fazioni e gruppi. Di conseguenza è naturale che saremo partner con gli altri deputati per servire la gente, perché la nostra preoccupazione è l’unità nazionale. Abbiamo buoni rapporti con entrambe le fazioni e con i cristiani. Lo slogan di Hamas è ‘la nostra unità è il segreto della nostra forza’. La divisione, infatti, fa il gioco dell’occupazione”.

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