‘Legami esclusivi con la Palestina, nonostante l’assenza giordana nella riconciliazione’. Intervista a Abu Sukkar

Wuppertal – Speciale InfoPal.
Dalla nostra inviata Elisa Gennaro.
Tra gli ospiti internazionali alla IX Conferenza della comunità dei palestinesi in Europa era presente anche ‘Ali Abu Sukkar, attuale presidente del “Consiglio di consulta del fronte islamico del lavoro giordano” ed ex presidente dell’Ordine degli ingegneri.

Abu Sukkar è noto per il suo attivismo a sostegno dei diritti del popolo palestinese e ha partecipato anche ai funerali di Vittorio Arrigoni.

E’ stato insignito del premio finale consegnato anche al resto dei relatori, con l’Atlante palestinese.

Gli abbiamo posto delle domande sulla posizione della Giordania in merito alla riconciliazione palestinese, dal cui processo il regno hashemita è rimasto escluso.

Proprio sull’assenza della Giordania nelle trattative che hanno portato all’unità palestinese, erano sorte alcune controversie.
Il ministro degli Esteri giordano, Nasser Joudah, aveva definito “un tradimento” la scelta del presidente dell’Autorità palestinese (Anp), Mahmoud ‘Abbas, di mantenere il massimo della segretezza sulle proprie intenzioni. Il governo giordano teme che l’atto diplomatico che ha segnato il dialogo inter-palestinese possa contenere intenti regionali ed essere il preludio di un’indipendenza decisionale palestinese che il re ‘Abdallah potrebbe non gradire.

Altri in Giordania avevano manifestato timidi tentativi di prendere parte alla riconciliazione palestinese, e su questa volontà restavano i dubbi derivanti da successive smentite.

InfoPal: Signor Abu Sukkar, nei giorni precedenti alla firma dell’accordo di riconciliazione, fonti d’informazione ufficiali del mondo arabo avevano divulgato la notizia secondo la quale la Giordania aveva espresso l’intenzione di svolgere un ruolo di mediazione, senza tuttavia sostituirsi all’Egitto. Poi sono giunte delle smentite e ancora delle tesi che confermavano quell’ipotesi. Cosa è successo con esattezza?

‘Ali Abu Sukkar: “Sì, c’è stato un tentativo giordano di proporsi ai palestinesi come mediatore, tuttavia si è arrivati in ritardo e soprattutto la proposta non è pervenuta da fonti ufficiali di governo, ma dall’opposizione. Infatti, solo pochi giorni fa il re ‘Abdallah aveva rilasciato una dichiarazione con la quale confermava il ruolo degli Stati Uniti nel processo di pace regionale. Forse quel messaggio ha anche significato per il governo giordano prendere le distanze da un modo di fare politica parallelo come quello che ha segnato la riconciliazione palestinese.

InfoPal: Quali pensa siano stati i reali intenti dei fautori di quella proposta. E’ possibile che con un implicito riconoscimento di Hamas nel corso della riconciliaizone, le forze politiche islamiche giordane abbiano sperato di ricevere una legittimazione?

A. S.: “La proposta è giunta dall’opposizione al governo e, sebbene non sia stata avanzata fino in fondo, si è trattato di un’istanza genuina in campo giordano. Oltre ad essere espressione del sentimento di vicinanza, non  solo geografica, con i palestinesi, i promotori hanno voluto lanciare un messaggio al proprio governo, sollecitandolo ad uscire dall’inerzia dimostrata verso la diplomazia palestinese. La riconciliazione è il primo passo per la realizzazione dei diritti nazionali inalienabili come il Diritto al Ritorno. Questo fa sì che la Giordania venga chiamata in causa per il ruolo svolto sin dall’inizio della presenza sionista nella regione e per la forte influenza esercitata dalla componente palestinese nel Paese. Stiamo assistendo ad un processo regionale di legittimazione dei gruppi islamici e l’Egitto ne è l’esempio forse più eloquente. Non credo però che questo sia stato il fine nel caso giordano, e sono sicuro che l’iniziativa guardasse solo agli interessi dei diritti dei palestinesi.

InfoPal: Quale crede debba essere il ruolo della Giordania, la cui posizione è notoriamente tra le più vulnerabili a volontà esterne, nell’attuale fase a cui si è giunti sul fronte palestinese dopo la riconciliazione?

A. S.: Anche se i nostri governi non sono mai stati all’altezza di sfondare quella cortina di remissività di fronte al gigante Israele, la Giordania, più di ogni altro Paese, intrattiene relazioni storico-geografiche con la Palestina, pertanto, in modo naturale, la vedono coinvolta nella questione palestinese. Stiamo parlando della stessa terra e la Giordania vive da decenni una fase di sviluppo limitato a poche aree (alla capitale ‘Amman) anche a causa della continuità geografica con Israele”.

InfoPal: Quindi se la Giordania svolgesse un ruolo di primo piano nella questione palestinese risolverebbe anche quelle implicazioni negative che si riversano nel paese per via della vicinanza con Israele?

A. S.: “Anche noi siamo ‘occupati’: ‘Eilat e altre piccole zone frammentate, ad esempio, ci sono state derubate. Nel 1994, con l’accordo di Wadi ‘Araba, si arrestò anche l’ultima possibilità di controbattere a questa forma di umiliazione imposta alla sovranità giordana. La diretta responsabilità ricade sugli Stati Uniti che vollero fortemente quell’accordo, con il quale, facendo gli interessi produttivi statunitensi, Israele avrebbe esercitato una sovranità su parte del territorio giordano. Sono aree interdette ai cittadini giordani”.

InfoPal. Non crede che, anche solo in termini geografici, parlare di Palestina e Giordania come una sola terra, produca il rischio di assecondare la tesi di uno Stato palestinese in Giordania similmente a quanto chiedono alcuni leader israeliani proponendo un vero e proprio transfer del popolo palestinese? 

A. S.: No, non voglio correre il rischio di essere frainteso, pertanto puntualizzo che, dai connotati storici geografici, i due Paesi, Palestina e Giordania, sono uniti da un legame esclusivo dal quale dobbiamo far prescindere un coinvolgimento giordano nella questione palestinese che sia incisivo. Ad esempio, la Giordania ha un elevato numero di rifugiati palestinesi e noi, allora, dobbiamo essere sinceri difensori del loro Diritto al Ritorno in Palestina. Sono questi i termini da adottare e, se come giordani saremo in grado di far valere la nostra indipendenza di sostanza, saremo anche interlocutori credibili per i palestinesi, la cui volontà politica deve restare indipendente.

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