‘Mi rifiuto di comparire davanti ai servizi di sicurezza’. Cresce la campagna dei palestinesi

Ramallah – InfoPal. Sin dall'accordo di riconciliazione tra le principali fazioni palestinesi, Hamas e Fatah, siglato a maggio scorso, in Cisgiordania è cresciuto tra i giovani palestinesi il rifiuto di presentarsi su convocazione davanti ai servizi di sicurezza dell'Autorità palestinese (Anp).

E' partita, infatti, una campagna con la quale “ci si rifiuta di rispondere alla convocazioni degli apparati di sicurezza”, ovvero agli interrogatori, episodi che spesso si concludono con l'arresto del convocato.

Sono già cento i casi di astensione da maggio scorso.

La campagna si avvale del social network “Facebook” sul quale si denunciano le pratiche della sicurezza “inosservanti e che disprezzano l'accordo di riconciliazione”, con particolare riferimento all'ultima intesa, quella raggiunta domenica scorsa al Cairo sul rilascio dei detenuti politici di entrambi gli schieramenti politici.

Tuttavia, gli arresti politici in Cisgiordania non si sono fermati con l'ultimo accordo.

L'appello della campagna intende creare consenso intorno all'illegalità di questa politica e chiede alle realtà per i diritti umani di intervenire per un rispetto della Basic Law (documento costituzionale palestinese, ndr) e delle leggi internazionali.

Ma a fianco di cittadini ordinari, esiste pure una casistica che riguarda personalità pubbliche palestinesi.
L'ultimo risalente solo a una settimana fa, ed è il caso della giornalista palestinese Magdalane Hassouna la quale si era sottratta a una richiesta di convocazione della Sicurezza preventiva (Pss) e aveva pubblicato su Facebook il foglio della comunicazione ricevuta.

Per questo, i suoi due fratelli Mohammed e Muhasen, rispettivamente di 40 e 35 anni, erano stati prelevati e arrestati in forma di ritorsione verso la giornalista dagli ufficiali della sicurezza.

All'agenzia “Wattan“, Hassouna ha poi confermato l'accaduto, annunciando un forte impegno delle organizzazioni di categoria, quindi dei sindacati, in Palestina e a Londra, per far sì che l'Anp riveda questa politica e faccia rientrare la situazione.

A Wattan, la giornalista palestinese ha confidato di non avere la certezza della ragione alla base della convocazione, ma di sospettare che il suo lavoro a fianco dei familiari dei detenuti politici nella provincia di Nablus “produca disturbo”.

Altre fonti:

http://www.wattan.tv/hp_details.cfm?id=a4769270a1634494&c_id=1

(Nella foto: “'Non ci vado. I giovani palestinesi vogliono la fine delle convocazioni”. Paltimes)

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