Negoziati 'di pace' tra Israele e Anp di Abbas: il ritorno del nulla.

Infopal. “Sicurezza nazionale”, “riconoscimento di Israele come stato ebraico”, “demilitarizzazione dello stato palestinese”, “diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi da realizzarsi nel loro stato”: queste sono le precondizioni annunciate oggi dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante la seduta settimanale del Consiglio dei Ministri.

In questi giorni è giunta infatti la notizia della “ripresa” dei negoziati, che avverrà il 2 settembre prossimo, a Washington, tra Israele e Anp guidata da Mahmud Abbas, il presidente palestinese con mandato scaduto un anno fa.
Sia Abbas sia Netanyahu hanno accettato di partecipare agli incontri diretti promossi dal presidente Usa Barack Obama, piuttosto ansioso di portare di fronte ai propri concittadini, e soprattutto agli avversari Repubblicani, per le “elezioni di medio termine”, un qualche “storico accordo” tra israeliani e palestinesi.

Precondizioni e condizioni. Venerdì, il Segretario di Stato Hillary Clinton aveva dichiarato che i negoziati dovranno svolgersi “senza precondizioni”.  

Da parte sua, Abbas aveva chiesto che la ripresa dei colloqui fosse preceduta dalla fine delle attività coloniali israeliane e che essi avessero come base “i confini del 1967”. Tuttavia, il premier sionista ha rifiutato tali condizioni palestinesi, ma ha imposto le proprie.

L'inserimento della clausola del riconoscimento di Israele “in quanto” stato ebraico è un'ulteriore richiesta a una Anp che già aveva accettato formalmente il diritto di Israele ad esistere come stato. Tale riconoscimento non ha posto fine alle violenze israeliane né contribuito a creare lo stato palestinese. 

Netanyahu ha poi sottolineato che i negoziati “avranno successo solo se Israele avrà dalla parte palestinese un vero partner, sincero e serio”. Ma i palestinesi non considerano Israele un vero e sincero partner nella strada verso la pace. E gli accordi precedenti, disattesi, non fanno che aumentare tale consapevolezza.

 

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