Più che mai, solidarietà internazionale!

 

Testo francese in http://www.protection-palestine.org/article.php3?id_article=4326 

Più che mai,

Solidarietà internazionale! 

Come in uno scenario preparato da lunga data, la guerra condotta da Ehud Barak e Ariel Sharon contro la direzione dell’OLP nei territori occupati ha provocato la vittoria di Hamas, in elezioni di cui nessuno mette in dubbio il carattere democratico; questo ha dato alla comunità internazionale il pretesto di unirsi apertamente alla politica di boicottaggio e di blocco messa in atto dallo Stato di Israele nei Territori Occupati Palestinesi.

Che Israele metta sotto scacco il processo politico, come mezzo di risolvere il conflitto, che escluda i negoziati dall’ordine del giorno politico, che con le forze di occupazione reprima la lotta non violenta palestinese, che usi una politica sistematica e continua di umiliazione, adoperando come ricatto la fame, che ampli le colonie e costruisca il Muro, che diviene a poco a poco una sorta di frontiera, che trasformi l’intera popolazione, e non solo la sua direzione politica, in un’entità illegittima, e a più forte ragione in un ‘non-partner’ per la pace – tutto questo spinge la maggior parte dei palestinesi a perdere speranza nella prospettiva di una fine dell’occupazione, e di una soluzione a un conflitto che dura ormai da più di un secolo. Uno dei grandi successi dei governi israeliani, nel corso dell’ultimo decennio, è la neutralizzazione della comunità internazionale, che si è dimessa dalle proprie responsabilità etiche e politiche verso il popolo palestinese occupato. Peggio: invece di attuare il diritto internazionale e le centinaia di risoluzioni dell’ONU contro la politica di occupazione israeliana, la comunità internazionale impone un boicottaggio… alle vittime dell’occupazione medesima. Un boicottaggio internazionale, perchè la popolazione palestinese occupata ha avuto la faccia di tolla di eleggere una "cattiva direzione", in elezioni che tutti i numerosi osservatori della medesima comunità internazionale hanno considerato come un esempio di democrazia e di massiccia partecipazione popolare. 

Come militante palestinese che combatte l’occupazione israeliana, ma anche come cittadina dello Stato di Israele, sono particolarmente preoccupata dell’arretramento, percepibile da alcuni anni, nella mobilitazione del movimento per la pace e dei movimenti internazionali, in particolare per quanto riguarda la politica dei governi occidentali verso il conflitto israeliano-palestinese. Questa mia preoccupazione si trasforma, in un numero sempre maggiore di palestinesi dei territori occupati, in una vera ira.

Il rapimento di internazionali nei territori occupati, in particolare a Gaza, nel corso degli ultimi anni (compresa l’epoca in cui era ancora in vita Yasser Arafat ), e l’appello lanciato alcuni giorni orsono da un gruppo di palestinesi agli stranieri, perchè lascino al più presto i territori occupati, non è diretto ai diplomatici e ad altri rappresentanti di Stati esteri, ma ad attivisti per i diritti umani che, per la maggior parte, si identificano con il popolo palestinese e la sua legittima lotta contro l’occupazione. Un numero sempre crescente di palestinesi non vuole più la presenza di questi stranieri, e non perchè li considerino come nemici o sospettino che agiscano contro i palestinesi medesimi. Attraverso questi internazionali, si rivolgono in effetti ai vostri Paesi ed ai vostri governi, che non solo non fanno alcunché per porre fine all’occupazione, ma osano anche imporre sanzioni a quelle che ne sono le vittime. Agli occhi di numerosi palestinesi, la comunità internazionale, ed in particolare i Paesi europei, sono divenuti gli esecutori della politica di boicottaggio e di soffocamento dei Territori Occupati palestinesi condotta dallo Stato di Israele.

Questi internazionali, inoltre, non rappresentano più un movimento di solitarietà potente e massivo, armato di una chiara linea politica, senza equivoci o ambiguità. La maggior parte di coloro che giungono nei territori occupati lo fanno a titolo individuale. Sembra che sia passata l’epoca delle grandi missioni civili internazionali, composte di rappresentanti di sindacati e di organizzazioni di massa, la cui presenza si sentiva molto, proprio a motivo della loro rappresentatività e del loro carattere massiccio. Si ha oggi la sensazione, nei territori occupati come in Israele, che non vi sia più un campo politico e civile internazionale degno di questo nome, che esprima una voce alternativa a quella dei governi.

Certo, sono numerosi i palestinesi che non attribuiscono più alcuna importanza all’azione degli internazionali nei territori occupati, dato che non viene condotta alcuna azione efficace e degna di questo nome nei Paesi d’origine, contro la complicità dei vostri governi con la politica di punizione collettiva e di boicottaggio che ha trasformato il popolo palestinese doppiamente in vittima: dell’occupazione israeliana sostenuta dagli Stati Uniti e del boicottaggio criminale di altri Paesi del mondo occidentale. Ma non vi ingannate: voi, militanti internazionali per la solidarietà e la pace, sarete le prossime vittime di questa politica di boicottaggio, che Israele è riuscita ad imporre ai vostri governi.

Dopo che lo Stato di Israele vi ha chiuso le porte di Gaza, sta ora per chiudere le porte della Cisgiordania. In Israele, si parla attualmente di una nuova politica per gli ingressi in Cisgiordania, che richiederà agli internazionali un visto speciale, oltre a quello per entrare in Israele. Quando, prossimamente, il Muro sarà terminato, con i suoi nuovi posti di blocco centrali – "terminali", nel gergo israeliano – ci sarà allora un controllo totale degli ingressi in Cisgiordania. Anche coloro che saranno muniti di un visto di ingresso in Israele non avranno la garanzia di poter entrare nei territori occupati. Se non ci opponiamo, da adesso, a questa nuova politica, sarete voi, quindi, le prossime vittime della politica di boicottaggio e di chiusura; contro la vostra volontà, diverrete complici di questo boicottaggio dei palestinesi.

Cari amici, cari compagni di lotta, senza sottostimare affatto la gravità della situazione, la decisione dei nostri nemici, la complicità della comunità internazionale, riconosciamo tuttavia le nostre responsabilità, la nostra incapacità di definire una nuova strategia di lotta, capace di rispondere alle nuove sfide. In altre parole, le forme di protesta che sono state le nostre, di fronte alla gravità della situazione, non bastano più: la vendita di olio d’oliva palestinese, gli incontri contro l’occupazione, l’invito di attivisti palestinesi ed israeliani a questi incontri, l’ospitalità a gruppi di bambini, il sostegno alle famiglie bisognose, i comunicati, le manifestazioni – piccole o grandi – tutto questo è certamente importante e va perseguito, ma, nella nuova congiuntura, è del tutto insufficiente.  

Ė imperativo attuare una lotta comune, palestinese-israeliano-internazionale, contro questa nuova politica, che ha come scopo di trasformare i territori occupati in una zona militare chiusa, in cui l’esercito di occupazione possa fare quel che vuole, lontano dallo sguardo dei cittadini del mondo, come d’altronde già avviene nella Striscia di Gaza.

Quando Israele sta per decidere di togliervi il diritto di recarvi in Cisgiordania, dovete condurre un’azione politica ferma nei confronti dei vostri governi e delle vostre società, per smascherare la vera natura di questo boicottaggio. Ė inaccettabile che, mentre i cittadini israeliani possono entrare nei vostri Paesi senza visto od altra autorizzazione speciale, il vostro ingresso in Israele o nei territori occupati sia sottoposto alle condizioni imposte dai servizi di sicurezza israeliani! Ancora prima delle nuove norme riguardanti l’ingresso nei territori occupati, numerosi attivisti internazionali sono stati respinti alle frontiere israeliane.

Dovete esigere dai vostri governi che si attui il principio di reciprocità: ogni israeliano, all’arrivo in Europa, dovrà ricevere un visto dopo un interrogatorio serrato sulle sue attività, ed in particolare sul servizio militare. Una tale eventualità può provocare un cambiamento della politica israeliana verso gli internazionali, e permettere a migliaia di attivisti, donne e uomini, di servire da "anti-boicottaggio" per i palestinesi. Dobbiamo fare di tutto perché si ricostituiscano delle missioni massiccie di solidarietà, che aggirino gli sbarramenti ed i blocchi, allo scopo di esprimere, nei territori occupati e in Israele, una voce alternativa a quella dei vostri governi.

La vostra presenza massiccia, qui al nostro fianco, è la risposta che potete dare alla politica di boicottaggio contro il popolo palestinese.

Noi, organizzazioni e movimenti per la pace, donne e uomini attivi contro l’occupazione, ci organizziamo fin da oggi con i movimenti palestinesi, per protestare contro questa politica, che ci vieterà l’ingresso in Cisgiordania.

 

Vi aspettiamo!

 

Holood Badawi

Attivista nella sinistra israeliana contro l’occupazione

Ta’ayush – partenariato ebraico-arabo

Coalizione di Donne per la Pace

BatShalom

Federazione degli Studenti Arabi in Israele

Comitato direttivo del partito Hadash

 

 

(traduzione di Paola Canarutto)

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