Salone del Libro, informazione shakerata…

 

Contro la kermesse

di Vera Schiavazzi, dal CORRIERE della SERA, 10/02/2008, pag.19

 
Sopra, le scritte comparse ieri mattina sui muri del Lingotto, a Torino, il quartiere fieristico che l’8 maggio aprirà i battenti sulla Fiera del Libro: slogan che invitano a boicottare la kermesse culturale, in cui si definisce Israele, il Paese ospite di questa edizione, «assassino» e responsabile dell’«olocausto palestinese»

 
 

Torino, scritte anti Israele sui muri della Fiera del libro

Grandi graffiti neri dopo lo scontro sul boicottaggio
TORINO — Le grandi scritte nere sono apparse all’alba sui muri del Lingotto, lungo l’alto confine che un tempo delimitava la fabbrica e ora ospita il quartiere fieristico dove dall’8 al 12 maggio si terrà la XXI edizione della Fiera del Libro. «Israele assassino» e «Boicotta la fiera» sono due degli slogan, ma ci sono anche «No all’olocausto palestinese» e «Israele 60 anni di genocidio palestinese ». I graffiti sono l’ultimo capitolo di una polemica — quella contro la scelta di Israele come Paese ospite di questa edizione della kermesse libraria — che dura da tempo e che negli ultimi giorni si è prepotentemente riaccesa, registrando anche le promesse di manifestazioni e proteste in Fiera e l’occupazione- lampo, martedì scorso, degli uffici della Fondazione che la organizza.
Apparentemente nessuna firma, e ieri in serata i giovani dei centri sociali e del Forum Palestina hanno fatto sapere: «Nulla di male a scrivere sui muri contro Israele, ma non siamo stati noi, altrimenti lo avremmo lasciato detto a chiare lettere ». Ma l’attenzione della Digos, che sta indagando sull’episodio, è molto alta. «Fino a questo momento — spiegano in questura — la polemica contro Israele alla Fiera del Libro è stata accesa ma relativamente pacifica. La seguiamo comunque con estremo interesse, sia per i suoi possibili sviluppi sia perché iniziative anonime come quella sui muri del Lingotto o inviti al boicottaggio e alle contro-manifestazioni non possono comunque essere ignorate ». Sconsolati ma fermi i vertici della Fiera, che ribadiscono la loro intenzione di non tornare indietro dalla scelta di Israele, ma anche la volontà di dialogare con tutte le voci della cultura.
Le scritte al Lingotto non sono le uniche registrate ieri. Già in mattinata si era scoperto che la lapide che in un giardino di Mirafiori, alla periferia sud della città, ricorda l’entrata in vigore delle leggi razziali e l’inizio delle persecuzioni contro gli ebrei in Italia era stata imbrattata, sempre usando vernice nera. Un’ipotesi è che la mano possa essere la stessa, ma la sensazione è che le proteste contro Israele alla Fiera stiano dando l’occasione a gruppi di vario genere di manifestare la propria ostilità contro il governo di Gerusalemme ma anche contro chi in Italia ha con quel Paese rapporti culturali, economici e politici: da una parte reti già attive da tempo, come il Forum Palestina, che pochi giorni fa ha tenuto la sua assemblea torinese con l’adesione di intellettuali come il filosofo Gianni Vattimo, e i centri sociali di estrema sinistra, dall’altra frange di estrema destra dalle possibile derive neo-naziste.
Ora, a meno di tre mesi da una Fiera che nelle sue ultime edizioni ha toccato i 300.000 visitatori, in buona parte costituiti da giovani e da scolaresche, ci si interroga su come evitare che la manifestazione si svolga in un clima «blindato», circondata da imponenti misure di sicurezza e col rischio di rovinare il clima di festa e di luogo d’incontro interculturale che da sempre la caratterizza. «La Fiera non vuole e non deve tornare indietro — ha ribadito ieri il sindaco Sergio Chiamparino, fin dall’inizio tra i più fermi nel condannare la proposta del boicottaggio anti-Israele —. Bisogna individuare e colpire chi imbratta e insulta, ma anche avere fiducia nella città e in una manifestazione che ha grandi radici. La forza della cultura deve prevalere sulla stupidità e sul fondamentalismo».
lettere@corriere.it
 
 

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