'Sforzi di pace'.

DI GIDEON LEVY

Haaretz

Non lasciatevi ingannare dalla quiete: è immaginaria. Mentre tutti
gli sguardi sono rivolti a Gaza, si è creata l’impressione, con
l’ausilio dei media che chiudono un occhio, che la Cisgiordania sia
tranquilla. Visto che qui comandano i "bravi ragazzi", quelli con cui
siamo andati ad Annapolis, quelli che riceveranno il denaro dai Paesi
donatori, e la vita è splendida, così sembra.

Bene, non è il caso. Anche in Cisgiordania la vita dei Palestinesi è
intollerabile, anche lì viene versato il sangue. Per l’esercito
israeliano si tratta delle solite faccende, con un dito sul grilletto
spaventosamente veloce. Lo spirito di Annapolis e le elevate parole
del primo ministro qui non persuadono.
Negli ultimi mesi ho visitato abbastanza case in lutto, in
Cisgiordania. In tutte si piangevano familiari uccisi senza alcuna
ragione. Ogni settimana, persone innocenti vengono uccise in
Cisgiordania, e nessuno ne parla. Fra le decine di Palestinesi uccisi
recentemente, non tutti lanciavano Qassam o erano capibanda di Gaza.
Se un giorno scoppierà una nuova rivolta in Cisgiordania, avrà
origine da queste case in lutto.

La routine giornaliera in Cisgiordania è anche manifestamente
disumana. La notte che, l’estate scorsa, ho trascorso nel campo
profughi di Jenin mi ha aperto gli occhi: l’IDF entra nel campo ogni
notte, e, persino quando non uccide, incute un gran terrore nei cuori
di migliaia di famiglie, vittime dell’ansia. Pochi Israeliani possono
immaginare la routine quotidiana dei residenti in Cisgiordania,
durante il giorno e, ancor più, la notte. E non abbiamo detto una
parola sulla povertà, i blocchi stradali e le demolizioni delle case.

La storia delle recenti uccisioni in Cisgiordania non è al nostro
ordine del giorno, perché finora i Palestinesi non hanno risposto con
attacchi di ritorsione per queste morti. Ma non è certo che la quiete
continuerà.

Adib Salim, paralizzato sul lato destro, vendeva semi di lupini. Ha
osato metter fuori la testa durante uno dei raid condotti dall’IDF a
Nablus. I soldati lo hanno assassinato. Il portavoce dell’IDF ha
sostenuto che aveva minacciato di sparare ai soldati, ma il venditore
di semi, paralizzato, sarebbe stato assolutamente incapace di farlo.

Abdel Wazir, il 71enne cugino del leggendario Abu Jihad, era un
contabile in pensione. Ha trascorso una notte terrificante in casa:
per ore i soldati hanno sparato accanto alla sua finestra, mentre era
seduto con la moglie sul sofà, entrambi impietriti dalla paura.
Quando ha sentito l’ordine di uscire, ha lasciato la sua casa ed è
stato colpito a morte all’istante.

Jihad Shaar, 19 anni, si stava recando dal suo villaggio, Tekua, ad
iscriversi all’università. I soldati lo hanno ucciso per motivi non
chiariti a colpi di manganello e a calci, mentre aspettava alla
fermata dell’autobus. Il portavoce dell’IDF ha riferito che i soldati
"si sono comportati in modo appropriato".

Mohammed Salah era un poliziotto palestinese, dopo anni di lavoro
come piastrellista nelle colonie. Durante il servizio, ha fermato un
furgone commerciale palestinese sospetto che aveva cercato di evitare
il posto di blocco palestinese a Betlemme. Salah ha aperto la porta,
sospettando che il furgone trasportasse merce rubata, e i militari
dell’IDF sotto copertura che erano all’interno (i famigerati
"travestiti" della Duvdevan, n.d.t.) hanno sparato, uccidendolo. Il
portavoce dell’IDF ha sostenuto che aveva cercato di sparare ai
soldati, ma tutti i testimoni oculari hanno rigettato nel modo più
assoluto questa versione.

Firas Kaskas, accompagnato dal fratello e dal cognato, era andato a
fare un’escursione naturalistica vicino a Ramallah. Notato un branco
di gazzelle che correvano verso lo wadi, si sono fermati a guardare.
I soldati, apparsi improvvisamente, gli hanno sparato da lontano,
senza preavviso. Il portavoce dell’IDF ha sostenuto che i militari
pensavano stesse piazzando un ordigno esplosivo nel cuore della
riserva naturale.

Tutte queste persone sono state uccise dall’IDF nelle ultime
settimane, senza alcuna ragione. Aggiungete all’elenco Mohammed
Askar, di Saida, a cui è stato sparato a distanza ravvicinata durante
i disordini nella prigione di Ketziot; Kamela Kabha, di Bartaa,
un’anziana donna che il figlio aveva tentato di portare di corsa
all’ospedale di Jenin e che è stata bloccata al checkpoint di Reihan
per tre ore, finché gli è morta fra le braccia, e altri episodi di
assassinio: avrete così il vero quadro degli "sforzi di pace"
israeliani. E non abbiamo nemmeno menzionato la costruzione nelle
colonie.

Versione originale:

Gideon Levy
Fonte: www.haaretz.com
Link:

http://www.haaretz.com/hasen/spages/937524.html
24.12.07 Versione italiana:

Fonte: http://palestinanews.blogspot.com/
28.12.07

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