'Un popolo prigioniero. L'Europa si svegli'.

«Un popolo prigioniero. L’Europa si svegli»

 

 

Negli ultimi anni i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane sono quasi raddoppiati. Tra loro 40 parlamentari e 400 minori. La denuncia di Fadwa Barghouti

 

Tratto da IL MANIFESTO 13 MAGGIO 2007

Di

Francesca Cutarelli

 

"Sono passati cinque anni dalla mia ultima visita al Parlamento Europeo. Allora mio marito Marwan era libero e i prigionieri politici palestinesi erano 6000. Oggi sono 11000. In tutto questo tempo cosa ha fatto la Comunità Internazionale, l’Europa per impedire che i palestinesi fossero arrestati senza un processo e per il solo fatto di resistere a 40 anni di occupazione? Quanti bambini sono stati uccisi? Quanta terra è stata confiscata?". Queste le domande accorate di Fadwa Barghouti, moglie e legale di Marwan, leader riconosciuto del popolo palestinese, sequestrato nell’aprile del 2002 dall’esercito israeliano a Ramallah e condannato a cinque ergastoli. La donna è intervenuta, lo scorso mercoledì 25 aprile al Parlamento Europeo di Strasburgo, nell’hearing "Diritto alla libertà per i prigionieri politici palestinesi" organizzato da Luisa Morgantini, Vicepresidente al PE e dal Gruppo GUE/NGL, cui hanno partecipato Parlamentari Europei di diversi schieramenti politici.

 

Oggi i 10700 prigionieri palestinesi sono sparsi in 17 carceri e in campi di detenzione controllati dall’esercito israeliano: tra questi circa 400 sono bambini, 1000 i malati, 117 donne, e 40 i membri eletti nel Palestinian Legislative Council. In totale, dal 1967, inizio dell’occupazione militare, 750000 palestinesi sono stati arrestati dall’esercito israeliano nella West Bank e a Gaza. "Questi arresti -ha spiegato Sa’d Nimri, Coordinatore della Campagna per la libertà di Marwan Barghouti- sono illegali: spesso i palestinesi sono trattenuti in via amministrativa con un fermo che viene rinnovato di 6 mesi in 6 mesi  e che può durare anni. Molti dei detenuti devono essere considerati "rapiti" perché letteralmente sequestrati dai soldati israeliani nella cosiddetta zona A, di competenza delle Autorità Palestinesi. Inoltre, la III e IV Convenzione di Ginevra per il rispetto dei diritti dei prigionieri di guerra e dei civili sono sistematicamente violate: la tortura è ancora una pratica diffusa e a patirne di più sono le donne e i bambini".

 

Bassam Aramin, 39 anni, è stato prigioniero politico per 7 anni dal 1985-1992. Ora fa parte dei Combattants for Peace, un’organizzazione di ex attivisti palestinesi e di ex soldati israeliani che si battono per una soluzione pacifica e non militare del conflitto. E’ lui a raccontare alla platea la sua esperienza di torturato e a commuovere col suo recente dramma personale: l a figlia Abir avrebbe ora 11 anni se non fosse stata assassinata, lo scorso 8 febbraio, da un proiettile israeliano che le ha perforato la testa. Secondo l’inchiesta di tre giorni effettuata dalle autorità israeliane, la bimba è stata uccisa da una pietra. Dal 2000 ad oggi sono 815 i bambini palestinesi uccisi dall’esercito israeliano, ma per nessuna di queste morti, come per quella di Abir, è stato trovato un responsabile. Nonostante questo Bassam non ha mai chiesto vendetta, ma giustizia: al capezzale della bimba palestinese in segno di amicizia e solidarietà c’erano anche i suoi compagni israeliani, ex soldati e combattenti per la pace.

 

Per Veronique De Kaiser, Parlamentare Europea e Capo delegazione di Osservazione UE durante le elezioni palestinesi, "la politica europea, di due pesi e due misure,  è indegna e vigliacca; è complice di questo scempio di diritti. Noi tutti siamo complici quando, come in questi giorni, non ci scandalizziamo che al PE venga ricevuto un deputato appartenente al partito xenofobo di Liebermann e si continua invece a dettare condizioni al Governo palestinese". Concorda Luisa Morgantini per la quale la "liberazione di Marwan Barghouti è fondamentale perché è un leader politico forte, che crede nella pace e in una soluzione del conflitto basata su due Popoli e due Stati nel rispetto dei confini del 1967. Questa soluzione, condivisa anche dall’attuale Governo palestinese, implica necessariamente il riconoscimento dell’esistenza dello Stato di Israele."

 

"Dalla sua cella Marwan- prosegue la Morgantini- continua a lavorare per il suo popolo. Recentemente ha lanciato un appello per la liberazione di Alan Johnston, il reporter della BBC sequestrato a Gaza, ed è tra i promotori del documento in 21 punti dei  prigionieri, grazie al quale è stato possibile l’accordo alla base del Governo di Unità Nazionale. Questo Governo merita la nostra  fiducia e deve essere riconosciuto nel suo insieme come interlocutore. Spetta invece al Governo Israeliano cogliere l’occasione storica per la pace costituita dalla Iniziativa della Lega Araba, e porre fine a 40 anni di occupazione e umiliazioni".

 

La questione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane rimane quindi un tema chiave: spesso, come Marwan Barghouti, si tratta di persone molto intelligenti, istruite, medici e professionisti palestinesi, capaci di dare un impulso vitale al processo di pace. Per questo Fadwa Barghouti insiste: "E’ necessario uno scambio di prigionieri- e alludendo a Shalit soldato israeliano sequestrato nella Striscia di Gaza e non ancora rilasciato- Io sono una madre capisco il dolore che si può provare in questi casi. Ma non dimentichiamo che lui è stato rapito mentre andava ad attaccare i campi profughi di Gaza. I nostri figli vengono rapiti quando sono per la strada, mentre ritornano da scuola o dal lavoro. Spesso addirittura vengono uccisi impunemente".

Come Abir.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.