Yossi Beilin e la proposta di due stati entro i confini del ’67.

Il capo del partito sionista social-democratico "Meretz-Yashad", Yossi Beilin, venerdì ha proposto una nuova iniziativa di pace basata sul principio di due stati, e all’interno dei confini del 1967.

Beilin ha dichiarato che il presidente Abu Mazen ha approvato l’iniziativa e che sta aspettando la risposta del primo ministro israeliano.

La proposta è giunta nel giorno in cui Israele aveva rifiutato la nuova iniziativa di pace europea.

Il portavoce del partito ha dichiarato: "Tutti gli israeliani, i palestinesi e i partiti internazionali che sono correlati con i conflitti mediorientali sanno che la situazione potrebbe esplodere da un momento all’altro, e tutti stanno cercando di salvare la regione, mentre il governo israeliano pensa di avere molto tempo e non muove un passo verso una soluzione positiva”.

 

La proposta di Beilin prevede:

1- Cessate il fuoco assoluto, compreso il ritiro dalla Striscia di Gaza, la fine dei raid e degli assassinii mirati; la fine del lancio di missili palestinesi e delle operazioni di martirio nei territori israeliani.

Inoltre, le fazioni palestinesi devono rilasciare il soldato israeliano catturato, Gil’ad Shalit, in cambio dei ministri e dei parlamentari palestinesi rapiti.

 

2 – Il ritiro israeliano dalla maggior parte della West Bank, in collegamento con l’Autorità Nazionale palestinese e il rilascio di un ingente numero di prigionieri palestinesi, incluse donne, bambini e priogionieri di vecchia data.

3 – L’Autorità palestinese dichiara la creazione di uno stato indipendente nei Territori evacuati da Israele, nella West Bank e nella Striscia di Gaza, entro confini “provvisori”. Israele, in cambio, riconosce la sovranità palestinese e si impegna a non invadere mai più tali territori.

4 – Una volta che il ritiro israeliano è completato, sia Israele sia la leadership dell’Olp, avviano seri negoziati per due anni verso una soluzione di pace permanente basata sui confini del 1967.

La sovranità su Gerusalemme sarà condivisa tra lo stato israeliano e quello palestinese. Ognuno controllerà i propri territori e luoghi di culto (ebraici, musulmani e cristiani) in modo che siano accessibili per tutti.

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