Affari invariati nelle relazioni tra Egitto e Israele, nonostante la scoperta di grossi quantitativi di gas

deep-sea-oil-platformMemo-Amelia Smith. All’indomani della rivoluzione egiziana del 2011, il gasdotto che dall’Egitto entra in Israele è stato ripetutamente sabotato. Molti egiziani considerano il gasdotto un simbolo della normalizzazione tra i due Paesi, e sono esasperati dai rapporti che attestano la vendita di gas dall’Egitto a Israele a prezzi di mercato significativamente ridotti, a spese del popolo egiziano.
La cooperazione tra Egitto e Israele sulle risorse naturali non è una novità. «Il petrolio e il gas hanno da tempo un ruolo chiave nelle relazioni tra Israele e Egitto», dice a Memo James Stocker, assistente universitario in Affari internazionali presso l’Università Trinity Washington.

«Israele iniziò a estrarre petrolio (e gas) nella penisola del Sinai, dopo averla occupata nella guerra arabo-israeliana del 1967», egli continua. «Nel trattato di pace tra Egitto e Israele del 1979 a Israele è stato garantito di poter contare sul petrolio egiziano per il consumo interno. Dal 2000 al 2012 l’Egitto ha fornito a Israele una parte significativa del proprio gas naturale».
Considerando ciò, far cessare la corruzione nel settore energetico e recidere gli accordi tra i due Paesi sarebbe stata una vittoria per i rivoluzionari, e per un po’ è parso che ci fossero riusciti. Nell’aprile 2012 le compagnie energetiche hanno cessato gli accordi di vendita di gas a Israele, citando ufficialmente dispute commerciali, sebbene in molti ritennero si trattasse di una risposta ai bombardamenti del gasdotto del 2011.
Ma la vittoria risultò presto essere momentanea. L’ingresso di Sisi alla presidenza egiziana del 2013 coincise con nuovi accordi con Israele, che intanto aveva scoperto i propri giacimenti di gas naturale. «Ciò rovesciò la situazione, e l’Egitto cercò di diventare importatore di gas da Israele», dice Stocker. «In ogni caso, la dipendenza reciproca continuava».

Una dichiarazione di domenica scorsa da parte del gruppo petrolifero italiano Eni sulla scoperta di un grosso giacimento di gas naturale al largo delle coste dell’Egitto, ha riportato in primo piano le relazioni con Israele e gli accordi energetici tra i due Paesi. Essa ha inoltre coinciso con le dispute crescenti, in Egitto, sui tagli energetici. «Hanno fatto la scoperta al momento giusto», dice Amr Adly, un economista politico del Centro Carnegie per il Medio Oriente. L’Egitto non soffre soltanto una «grave crisi energetica» a causa dei tagli ai rifornimenti di gas e petrolio. «Il fatto che l’Egitto abbia iniziato a importare energia nel 2012 ha messo pressione sulle riserve estere già in calo» egli sostiene.
Secondo Mohammed Abu Basha, economista presso l’Erg Hermes, ci vorranno molti anni perché l’Egitto possa raccogliere i frutti di questa scoperta di gas. Inizialmente il gas servirà il consumo interno e poi, dopo tre o cinque anni, «ci sarà la possibilità di esportare», egli dice.

Abu Basha ritiene ci siano poche possibilità per l’esportazione nell’area, dal momento che Israele ha trovato il proprio gas e che il mercato della Giordania è piccolo e, pertanto, non particolarmente redditizio. «Se decidono di esportare il gas, il mercato principale sarà quello europeo, L’europa ha una grande richiesta di gas. Probabilmente, in seguito ai recenti sviluppi globali, essa vuole attenuare la propria dipendenza dalla Russia, che è attualmente la fonte principale del gas europeo».
Ma, come sottolinea Stocker, «la scoperta non risolverà immediatamente il problema fondamentale: non c’è abbastanza gas da soddisfare le richieste attuali».
Mentre l’Egitto fa progetti in casa, oltre la penisola del Sinai, a Tel Aviv, gli scambi tra compagnie di gas e petrolio sono crollati. Gli analisti prevedono di poter diminuire ancora l’import, con la scoperta di nuovi giacimenti di gas: fondamentalmente l’Egitto non ha più bisogno di rifornimenti da Israele.
Tra gli altri il ministro del petrolio egiziano ha minimizzato queste paure, facendo intendere che l’Egitto onorerà il contratto con gli israeliani. «L’Egitto non firmerà nessun altro contratto in futuro, perché non ha bisogno di importare gas, ma non credo che ciò avrà alcun impatto con il contratto con gli israeliani», dice Adly. «Il problema è che non c’è trasparenza, e noi sappiamo molto poco sull’accordo che loro hanno con Israele. Così, non abbiamo idea del prezzo, né della quantità, né degli obblighi da parte egiziana».

Ma non tutti credono che l’accordo continuerà come prima. Abu Basha dice che, mentre le nuove scoperte di gas non influenzeranno le relazioni tra Egitto e Israele, le possibilità che il gas israeliano continui a scorrere nel mercato egiziano sono «molto diminuite».
Forse il più grande problema dalla scoperta egiziana è come Israele utilizzerà le sue risorse. «Sebbene Israele abbia diverse scelte sull’export del proprio gas, esse sono tutte problematiche. Così, è molto probabile che Israele si ritrovi incastrato con le proprie alte portate e con una domanda relativamente bassa – una formula adatta ai prezzi bassi e al profitto», dice Stocker.
Adly concorda: «Gli egiziani e gli israeliani hanno lavorato a stretto contatto, specialmente dopo la cacciata di Mohammed Morsi». Le dimostrazioni probabilmente non avranno un grosso impatto. «Bisogna tenere presente che ora è davvero molto difficile protestare contro alcunché – intendo, in politica interna – che ha più significato rispetto a un accordo sul gas con Israele», dice Adly.

Ciò che importa di più del gas naturale, continua Adly, è il crollo della Siria, la situazione a Gaza e gli avvenimenti interni egiziani, compresa l’insurrezione nel Sinai e l’impegno egiziano di combattere i Fratelli musulmani e Hamas. «Questi fattori sono più importanti nell’indirizzare la politica estera israeliana verso l’Egitto della scoperta del gas», egli aggiunge.
Mentre il governo e le compagnie soppesano le loro possibilità in seguito alle scoperte egiziane, vale la pena considerare cosa riserva il futuro per i due Paesi. «Una possibilità probabile, a lungo termine, è che l’energia avrà una parte meno importante nelle relazioni tra Egitto e Israele, dal momento che entrambi i Paesi avranno rifornimenti adeguati per l’uso interno per alcuni anni. Ciò andrà a intaccare uno dei pilastri economici di lunga data nel loro rapporto», dice Stocker. «Le basi politiche resteranno, però, e sarà improbabile che nelle relazioni tra i due Paesi avvengano grossi cambiamenti finché il governo Sisi sarà al potere».

 

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