Alcuni Palestinesi a Gaza sono costretti a iniziare le procedure del matrimonio attraverso i social media

MEMO. La Striscia di Gaza è ben nota per le difficoltà imposte da Israele con il blocco terrestre, aereo e marittimo in corso da 13 anni, nonché da tre devastanti offensive militari. Essendo “la più grande prigione a cielo aperto del mondo”, i suoi due milioni di residenti devono affrontare restrizioni di viaggio e misure punitive. La gente sopravvive con il minimo indispensabile dipendendo fortemente dagli aiuti umanitari. Per molti di loro, tuttavia, questo non è il problema principale, che è rappresentato dalla libertà di movimento e dalla capacità di viaggiare.

Uno degli effetti meno noti dell’assedio è l’impatto che esso ha sugli aspetti sociali e personali della vita. Impegni e matrimoni, ad esempio, spesso iniziano tramite i social media a causa delle restrizioni di viaggio. Il valico di frontiera di Rafah in Egitto è spesso chiuso dalle autorità del Cairo; esso è la finestra principale di Gaza sul mondo esterno.

Coloro che non hanno carte d’identità palestinesi conosciute come “Haweyyah”, rilasciate da Israele al momento della nascita nei Territori palestinesi occupati, riscontrano problemi se desiderano recarsi a Gaza. Devono dimostrare alle autorità egiziane dell’aeroporto del Cairo o di Rafah di possedere una carta d’identità palestinese, approvata da Israele, regolarmente registrata nel database del governo israeliano. Se non riescono a farlo, non possono viaggiare.

“Ho incontrato mia moglie online perché era un’attivista a Gaza”, ha spiegato “LM”, un Palestinese che ha chiesto di rimanere anonimo. “La mia famiglia ha incontrato i suoi nella Striscia di Gaza diventando amici; in seguito le ho fatto la proposta online, a causa delle restrizioni di viaggio e delle difficoltà di arrivare a Gaza attraverso il passaggio di Rafah”. Ha aggiunto che sua madre ha dovuto consegnare l’anello di fidanzamento alla sua fidanzata per conto suo. “Ci siamo potuti conoscere soltanto attraverso internet fino alla riapertura del passaggio. È riuscita a lasciare Gaza e ad arrivare all’aeroporto del Cairo dopo un viaggio molto pericoloso durato 3 giorni a causa dei numerosi controlli di sicurezza, ricerche e ritardi sulla strada di 400 km da Rafah attraverso il Nord Sinai”. Il viaggio dovrebbe durare solo 7 o 8 ore, comprese le pause.

I Palestinesi senza una carta di identità palestinese, indipendentemente dalla loro cittadinanza, non sono autorizzati dall’Egitto a visitare Gaza via Rafah a meno che non dispongano di autorizzazioni di sicurezza di alto livello da parte dell’intelligence egiziana. Agli operatori umanitari può essere concesso tale nulla osta, ad esempio, compreso ai non palestinesi. Ciò ha a che fare con gli accordi tra Israele, Egitto e l’Autorità palestinese. Israele controlla il registro dei Palestinesi dal 1967, da quando cioè ha occupato la Striscia di Gaza, prima controllata dall’Egitto (la Cisgiordania dalla Giordania), durante la Guerra dei Sei Giorni. Il censimento dei Palestinesi condotto in quel periodo da Israele ha registrato 954.898 persone fisicamente presenti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza; non includeva almeno un quarto di milione di Palestinesi assenti al momento del censimento, o perché  fuggiti durante il conflitto o perché all’estero per vari motivi – studio, lavoro o cure mediche.

Secondo Gisha, il centro legale israeliano per la libera circolazione, il registro della popolazione palestinese controllato da Israele comprende nascite, matrimoni, divorzi, decessi e cambi di indirizzo. “L’Autorità Palestinese può modificare o emettere una carta d’identità solo dopo aver ottenuto l’approvazione israeliana”, spiega l’organizzazione sul suo sito web. “Israele aggiorna tutte le modifiche nella sua copia del registro della popolazione, il che determina chi è riconosciuto come residente palestinese ai fini dei permessi di viaggio. I passaporti palestinesi sono rilasciati dall’Autorità palestinese solo ai residenti elencati nel registro della popolazione amministrato da Israele. Il coordinamento su questioni relative al registro della popolazione di Gaza avviene attraverso incontri tra i rappresentanti di Israele e dell’Autorità palestinese”.

Un rapporto di Human Rights Watch del 2012 afferma che tra il 1967 e l’anno dell’istituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese (PNA) nel 1994, circa 50.000 palestinesi, principalmente rifugiati, fuggirono dalla Palestina storica e, per vari motivi, non ricevettero carte d’identità. Pertanto, non furono riconosciuti né da Israele né posseggono alcuno status ufficiale in nessun altro paese.

Nello stesso periodo, secondo l’Ufficio del Coordinatore delle Attività Governative nei Territori (COGAT), l’esercito israeliano ha revocato lo status di residenza di 108.878 Palestinesi della Striscia di Gaza che in quel momento si trovavano all’estero, per il fatto di non essere presenti a Gaza per più di 7 anni.

Dopo l’inizio del governo autonomo dell’ ANP, alcune migliaia di Palestinesi, incluso il personale di sicurezza e le loro famiglie, sono tornati a Gaza, all’epoca quartier generale dell’ANP sotto Yasser Arafat e tale fino al 2006. Molti di questi erano coniugi di residenti locali aventi il permesso di visitatori a breve termine rimasti in loco dopo la data di scadenza. Alcuni senza carte d’identità sono riusciti a entrare a Gaza attraverso dei tunnel sotto il confine egiziano, mentre altri sono entrati dopo che i Palestinesi hanno distrutto parte della barriera di sicurezza sul confine Gaza-Egitto nel 2008, permettendo loro di attraversare Rafah e tornare nella Striscia di Gaza con beni di prima necessità e prodotti non disponibili nel territorio assediato.

Secondo Gisha, circa la metà dei permessi e dei rimpatriati legali erano stati destinati per le persone senza status nella Striscia di Gaza. “Entro il 2008, Israele aveva approvato la residenza per 12.308 persone senza status nella Striscia di Gaza. Da allora il processo è stato sospeso. Il ministero degli Interni palestinese a Gaza stima che attualmente ci sono almeno 10.600 persone che vivono nella Striscia di Gaza senza carte di identità palestinesi, di cui alcune migliaia sono considerate da Israele  non ammissibili per l’ottenimento di tali carte, anche nel contesto di provvedimenti futuri, dal momento che non vi è alcuna traccia di approvazione israeliana per entrare a Gaza”.

Ciò significa che tali individui non possono viaggiare attraverso il passaggio di Erez in Israele, una soluzione quasi impossibile in ogni caso a meno che non venga concesso il nulla osta di sicurezza, il che è un lungo processo. Se riescono a passare via Rafah, potrebbero allora non essere autorizzati a tornare, poiché non registrati nel registro della popolazione palestinese controllata da Israele e pertanto non sarebbero in grado di presentare la carta d’identità richiesta. Di conseguenza, molti sono intrappolati nella Striscia di Gaza assediata senza alcuna via d’uscita, con il timore che in caso di partenza non potrebbero tornare indietro.

L’Autorità Palestinese del presidente Mahmoud Abbas non ha alcun controllo su questa questione né su quella di una più efficace sicurezza sulle città poste sotto il suo governo amministrativo a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est.

Ciò significa che persone come “LM” che vogliono incontrare i loro cari devono incontrarsi fuori Gaza, sia in Egitto, Giordania o altrove. Sposarsi significa che la sposa o lo sposo devono abbandonare la loro residenza a Gaza e affrontare la possibilità di non potere tornare.

“NK” ha una carta d’identità palestinese e attualmente vive all’estero e andare a Gaza significa che potrebbe rimanere bloccato a lungo in attesa dell’apertura del valico di Rafah. “Ciò significa che potrei perdere i miei diritti di residenza nel paese europeo in cui vivo ora”,  ha detto. “Il viaggio dal Cairo a Rafah o viceversa è infernale e rischioso. Vorrei che gli Egiziani aprissero l’aeroporto di El-Arish, che dista solo 55 km da Rafah”. Ecco perché, ha aggiunto, la sua fidanzata a Gaza, che ha incontrato online, ha accettato di sopportare le sofferenze di recarsi a casa sua dopo che il fidanzamento era stato organizzato tra le due famiglie nel territorio assediato. Per ovvi motivi, anche “NK” ha chiesto di rimanere anonimo.

La “bomba a orologeria” della demografia palestinese è una delle preoccupazioni di Israele, poiché solo coloro i quali sono in possesso di carte d’identità israeliane approvate possono tornare a Gaza principalmente attraverso il famigerato passaggio di Rafah. Non per niente è chiamato la “porta dell’inferno” da molti Palestinesi. La tecnologia digitale può rendere più facile per le persone “incontrarsi” online e persino sposarsi, ma non è il modo migliore per iniziare una vita insieme. È ancora un altro, meno ovvio, effetto dannoso dell’assedio di Israele sulla Striscia di Gaza occupata.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

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