Crescono le preoccupazioni per “l’incremento delle pressioni” sui giornalisti in Israele

Press-journalist-flees-from-tear-gas-shot-by-Israeli-at-border-in-gazaMemo. L’organizzazione Committee to Protect Journalists (CPJ, Comitato per la protezione dei giornalisti), con sede a New York, ha espresso la sua preoccupazione per “il crescente aumento di pressioni nei confronti dei giornalisti a Israele”. In una dichiarazione datata 8 febbraio l’organizzazione si è detta “così preoccupata dalle segnalazioni che indicano un aumento delle pressioni del governo israeliano sulla stampa estera”.

Il gruppo ha citato la recente minaccia dell’ufficio stampa del governo israeliano “di revocare le credenziali ai giornalisti per titoli inesatti”.

Il CPJ ha anche accennato ad una seduta parlamentare della scorsa settimana, dove i deputati e i rappresentanti dell’esercito israeliano “hanno accusato i giornalisti di orchestrare gli eventi in modo da raffigurare negativamente Israele”.

Secondo il vice direttore esecutivo del CPJ, Robert Mahoney, la minaccia “di revoca delle credenziali ai reporter che pubblicano storie o titoli che non aggradano al governo” costituisce “un colpo di mano pesante per soffocare la copertura mediatica sgradita”.

Nel frattempo la Foreign Press Association (FPA) ha annunciato che creerà una sottocommissione alla gemella sottocommissione del parlamento israeliano sulla copertura mediatica, sottolineando quanta influenza il governo già eserciti sui giornalisti.

Tale sottocommissione, per conto del direttivo della Foreign Press Association, rileva che per ricevere il nulla osta del governo israeliano “i giornalisti devono obbligatoriamente avere un visto valido per lavorare nel Paese e devono obbligatoriamente firmare un modulo di consenso a essere sottoposti alla censura del governo israeliano quando necessario”.

Questo significa che il governo “può revocare le credenziali se si presentassero problemi correlati alla cronaca, può limitare il movimento dei media stranieri a Gaza e in Cisgiordania, restringendo quindi il territorio sotto copertura mediatica, e può censurare le informazioni prima che vengano pubblicate”.

La FPA ha anche riportato esempi dall’anno scorso, quando il ministero degli Esteri israeliano ha rilasciato un video su YouTube “insinuando che i media stranieri sono parziali, ignoranti e stupidi”, un video che è stato tolto “dopo che sono stati sottolineati l’evidente scorrettezza e squilibrio del commento”.

Secondo la FPA, la loro “più grande preoccupazione è che le forze di sicurezza israeliane non rispondano alle richieste di incontro e che si espongano solo in caso di aggressione o molestie dei militari ai giornalisti, quando poi sono presenti prove fotografiche o video, e non oltre”.

Traduzione di Marta Bettenzoli

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