IX anniversario della seconda Intifada: 69 mila palestinesi arrestati da Israele.


Gaza – Infopal. Secondo quanto riportato in un rapporto pubblicato in occasione del nono anniversario dell'Intifada di al-Aqsa dal ricercatore e direttore del Dipartimento di Statistica del ministero degli Affari dei detenuti, ‘Abd el-Naser Farawana, le conseguenze dell'Intifada sono state molto dure per i prigionieri palestinesi e le loro famiglie.

Nel documento viene riferito che le violazioni israeliane nei loro confronti non hanno limiti e crescono costantemente e in maniera grave. Nel corso dell’Intifada, sono stati arrestati 69.000 cittadini palestinesi, toccando tutte le fasce e le categorie della popolazione: anziani, bambini, madri e ragazze, malati e disabili, centinaia di pescatori, di studenti, di professionisti, accademici, e decine di parlamentari, leader politici e addirittura alcuni ministri dei precedenti governi palestinesi.

Farawana ha confermato che gli arresti durante l'Intifada non hanno seguito un ritmo costante e sono diminuiti nel corso degli ultimi tre anni, tuttavia non si sono mai fermati. Purtroppo, queste pratiche sono diventate parte della vita quotidiana dei palestinesi, ed anche parte della ‘cultura’ di chi lavora nella sicurezza israeliana: una tradizione fissa nel loro comportamento. Non passa un solo giorno senza arresti, e tutte le prove confermano che ben pochi vengono eseguiti per i motivi addotti dagli occupanti, cioè per necessità di “sicurezza”, in conformità con le loro ingiuste leggi. La maggior parte degli arresti attuati sono meramente punitivi e provocatori, per esercitare pressioni sull'organizzazione a cui appartengono le persone imprigionate, per costringere i “ricercati” a consegnarsi, per obbligare i detenuti a “confessare”: tutti questi sequestri e le loro conseguenze infrangono le norme del diritto internazionale umanitario.

69.000 arresti dall'inizio dell'Intifada di al-Aqsa. Nella sua relazione, il direttore del Dipartimento di Statistica ha documentato 69.000 arresti dall'inizio dell'Intifada – il 28 settembre 2000 – fino ad oggi, con una media di 639 al mese, con migliaia di palestinesi fermati per lunghe ore, o per giorni, in luoghi pubblici come scuole, università, piazze, oppure ai posti di blocco, nelle colonie, nei centri di detenzione, prima di essere rilasciati.

Durante l'Intifada le autorità di occupazione hanno emesso circa 20.000 ordini di cattura e rinnovi di “detenzione amministrativa”, e decine di ordini di cattura contro “combattenti illegali” riguardanti detenuti della Striscia di Gaza, tra cui 74 sono deceduti in prigione.

850 donne e 7.800 bambini in carcere.  Il rapporto spiega chedurante l'Intifada di al-Aqsa le forze di occupazione israeliane hanno arrestato circa 850 donne, di cui solo 51 sono attualmente in prigione, e 7.800 bambini, di cui sono 326 ancora in stato di detenzione. Durante lo stesso periodo, quattro donne hanno partorito in prigione: Mervat Taha (21 anni), di Gerusalemme; Manal Ghanem (32 anni), di Tulkarem; Samar Sbeh, del campo profughi di Jabalia, nella Striscia di Gaza; Fatima Yunes al-Zeq (40 anni), della città di Gaza. Le prime tre sono state liberate, mentre l'ultima è ancora in prigione con suo figlio Yunes di 20 mesi, che è il detenuto più piccolo del mondo.

Le autorità di occupazione tengono ancora in “stato di arresto” decine di cadaveri. Nella sua relazione, Ferwana ha mostrato che gli abusi non sono limitati ai soli vivi: le autorità di occupazione trattengono dall'inizio del Intifada di al-Aqsa decine di cadaveri di vittime della Cisgiordania ed altri 16 cadaveri dalla Striscia di Gaza.

Per quanto riguarda le percentuali regionali degli arresti durante l’Intifada di al-Aqsa, l’autore del documento riporta che la maggioranza di essi è stata registrata in Cisgiordania (91,3%), mentre quelli avvenuti nella Striscia di Gaza ammontano a 4.500, e quelli a Gerusalemme e nei territori occupati nel 1948 a 1.500.

Egli ha poi evidenziato che dei 69 mila arrestati, ne rimangono ancora in prigione 8.200, tra cui 51 donne, 326 bambini, 398 detenuti amministrativi e 10 in base alla legge sui “combattenti illegali”.
L'84,2% dei prigionieri proviene dalla Cisgiordania, con Nablus che detiene il ‘primato’, seguita da Ramallah, Jenin e Hebron: tra costoro vi sono 800 detenuti dalla Striscia di Gaza e circa 500 da Gerusalemme e dai territori occupati nel 1948.

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