Omicidio Arrigoni, una sentenza che fa scandalo: ridotta la pena agli assassini

Gaza – Pchr. Organizzazioni per i diritti umani e un network di ong palestinesi esprimono profonda preoccupazione sui recenti sviluppi nel processo per l’omicidio dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni.

Il 19 febbraio 2013, l’Alta corte militare ha ordinato la riduzione della sentenza agli assassini.

La Corte militare permanente di Gaza avviò il procedimento giudiziario per l’omicidio di Vittorio Arrigoni l’11 agosto 2011. La sentenza arrivò il 17 settembre 2012, dichiarando il primo imputato (M.S.) e il secondo (T.H.) colpevoli di omicidio premeditato e rapimento con il proposito di uccidere. Essi furono condannati a 10 anni di prigione da scontare attraverso lavori forzati e all’ergastolo con lavori forzati; furono promesse punizioni più severe. La Cmp condannò il terzo imputato (K.E.) a 10 anni con lavori forzati, dopo averlo ritenuto colpevole di rapimento con proposito di assassinio. Il quarto imputato (A.G.) fu condannato a un anno di prigione per aver dato asilo ai fuggitivi.

Nella sentenza del 19 febbraio 2013, la Corte ha accolto l’appello degli imputati riducendo le pene del primo e del secondo dall’ergastolo e lavori forzati a 15 anni di prigione. L’appello del terzo imputato è fissata per il 24 febbraio.

Vittorio Arrigoni fu assassinato, dopo essere stato rapito, nella sera del 14 aprile 2011, da un gruppo auto-dichiaratosi “Al-Hammam Mohammed Bin Maslama”. La polizia palestinese rinvenne il cadavere del giovane il 15 aprile in una casa all’interno del progetto residenziale “‘Amer”, nella zona ovest di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza.

Il Pchr prese parte a tutte le udienze, sin da quando la Corte avviò il processo, l’11 agosto 2011, nel suo ruolo di rappresentante legale della famiglia Arrigoni.

Il Pchr, in una lettera, aveva chiesto ufficialmente alla Corte, di astenersi dall’applicare la pena capitale agli imputati, qualora fossero stati ritenuti colpevoli dell’omicidio, sulla base del proprio rifiuto della pena di morte e dell’analogo desiderio della famiglia Arrigoni, espresso in una lettera del 16 dicembre 2011.

A seguito della decisione dell’Alta Corte milirare di ridurre le sentenze ai colpevoli, non è chiaro se ci sono sviluppi o cambiamenti nelle circostanze relative alle indagini che richiedano una correzione delle imputazioni e che hanno indotto la Corte a cambiare le proprie decisioni.

Alla luce di questi sviluppi, le organizzazioni per i diritti umani e il network delle ong palestinesi:

1. richiede che l’Alta Corte militare pubblichi il più velocemente possibile le ragioni della decisione di ridurre la pena, in modo da chiarire le motivazioni a dispetto della gravità del crimine.

2. afferma che la domanda di astenersi dall’applicare la pena di morte ai colpevoli è basata sulle proprie posizioni che rifiutano la pena capitale e in accordo con il desiderio della famiglia Arrigoni; inoltre, ciò non significa tolleranza o rinuncia a un diritto privato o pubblico quando si ha a che fare con i perpetratori di gravi danni e crimini, come in questo caso.

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