Attivista di pace israeliano incriminato per ‘spionaggio’

Ameer Makhoul (photo from electronicintifada)

Amir Makhoul (foto da electronicintifada)

Imemc. L'attivista di pace Amir Makhul, originario di Haifa, è stato chiamato in giudizio mercoledì da un tribunale israeliano per una serie di accuse, che vanno dall'“aver contattato un agente segreto straniero” all'“aver fornito informazioni a Hezbollah”. Makhul, che dichiara di essere stato torturato in carcere, è convinto che le accuse rivoltegli abbiano delle motivazioni politiche.

Makhul è il presidente del Sindacato delle organizzazioni della comunità araba, una rete di associazioni che lottano per la parità dei diritti dei palestinesi con cittadinanza israeliana. Questi ultimi rappresentano il 20% della popolazione d'Israele e sono stati definiti una “minaccia demografica” dall'attuale ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, che ha invocato apertamente l'espulsione di tutti i non-ebrei dal territorio israeliano.

Come testimonia lo stesso attivista, le forze israeliane lo hanno catturato lo scorso maggio in casa sua, detenendolo dodici giorni in condizioni durissime prima di permettergli di parlare con un avvocato. Due giorni fa, Makhul ha accettato un patteggiamento che gli farà scontare tra i sette e i dieci anni di prigione.

In aggiunta alle denunce di tortura (confermate dai medici) nei confronti dei suoi carcerieri, Makhul ha anche inviato lo scorso luglio all'ufficio del procuratore generale alcuni documenti che provano che gli incontri privati con i suoi avvocati sono stati intercettati illegalmente.

Le prove ai danni del presidente del sindacato appaiono fragili. Secondo i suoi legali, il sistema di giustizia israeliano ha seguito il clima politico più che gli indizi a favore dell'accusa; senza il patteggiamento, il loro cliente avrebbe dovuto scontare una pena molto più lunga.

Poco dopo la seduta, Orna Kohn – uno degli avvocati di Makhul – ha riportato queste parole da parte dell'attivista: “In qualsiasi altro Paese, queste accuse non sarebbero considerate sufficienti per un'incriminazione”. Da parte sua, Kohn ha però aggiunto che il patteggiamento rappresentava l'opzione legale migliore per Makhul, considerando l'attuale clima politico, le preoccupazioni d'Israele riguardo alla sicurezza e i precedenti verdetti dei tribunali israeliani riguardo a casi simili.

La sentenza definitiva verrà pronunciata il prossimo 3 dicembre.

Articoli collegati (in inglese): http://www.adalah.org/eng/political/political.html

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