Azzam al Cairo per i detenuti palestinesi nelle carceri egiziane

Gaza – Palestine-info. Il leader del movimento del Jihad islamico Nafid Azzam si è recato mercoledì al Cairo per discutere il caso degli affiliati al movimento detenuti nelle carceri egiziane, arrestati mentre tentavano di ritornare nella Striscia di Gaza.

Il portavoce del movimento, Dawud Shihab, ha riferito che Azzam è giunto in Egitto su invito ufficiale; non ha però confermato alcun ruolo di mediazione da egli assunto tra il movimento e il governo del Cairo.

Shihab ha ricordato che sono una trentina i membri del Jihad islamico attualmente detenuti dallo Stato egiziano, e che tutti facevano uso di documenti ufficiali nei loro spostamenti dentro e fuori dall'Egitto

Intanto, un ufficiale della Sicurezza egiziana rimasto anonimo ha riferito che un cittadino palestinese di Gaza, di nome Ayman Nofal, rinchiuso nella prigione di al-Marj al Cairo, starebbe vivendo in condizioni durissime e verrebbe esposto a pesanti torture da parte dei carcerieri.

La fonte ha, in particolare, citato la decisione da parte della direzione di gettarlo in una cella di due metri quadrati dove vivrebbe da almeno due anni, e da sei mesi insieme a un altro detenuto; una tattica, quella di nascondere i prigionieri palestinesi, che pare venga adottata in particolare durante le visite degli attivisti per i diritti umani.

“Quando l'ho visto – racconta l'ufficiale – dei soldati lo stavano trasportando nel corridoio che porta alle stanze per gli interrogatori, ma non era in grado di camminare da solo a causa delle gravi torture che aveva subito. Il suo corpo era fragile, i capelli e la barba non venivano tagliati da mesi e aveva indosso dei vestiti dall'odore insopportabile, al punto che i due soldati che lo portavano non riuscivano a tollerarlo”.

Egli ha poi rivelato che la Sicurezza di Stato e le direzioni di alcuni carceri egiziane, quali al-Marj, Burj al-Arab e Abu Zaabal, ricevono ordini dall'alto di rendere più rigide le misure punitive ai danni dei detenuti palestinesi, e di fare tutto il possibile per umiliarli, soprattutto quelli affiliati al movimento di Hamas (colpevole di aver rifiutato la proposta di riconciliazione egiziana).

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