Barghuthi presto libero in cambio di Shalit?

Arabia Saudita – Ma'an e Imemc. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha acconsentito al rilascio del leader di Fatah Marwan Barghuthi in cambio del soldato israeliano prigioniero Gilad Shalit: lo ha riportato oggi il giornale saudita Al-Madina.

Secondo Al-Madina, che ha citato fonti attendibili, il mediatore tedesco ha però chiarito con Hamas che insieme a Barghuthi non verranno liberati altri detenuti presenti nella lista del movimento islamico; per alcuni di questi, Israele continua a chiedere persino l'espulsione.

La notizia dello scambio è stata confermata sia da Fadwa, moglie di Barghuthi, durante un suo incontro con la delegazione tedesca anti-guerra nucleare in visita a Ramallah, sia dal governo israeliano.

Il leader palestinese, condannato nel 2004, si trova nella lista dei quasi 1.000 prigionieri che Hamas spera di tirare fuori dalle carceri in cambio di Shalit, ma che il governo israeliano ha già rifiutato di liberare. Molti dei nomi dell'elenco appartengono a figure importanti delle varie fazioni politiche palestinesi.

Shalit venne catturato dai combattenti palestinesi il 25 giugno del 2006, durante un raid contro una base militare israeliana vicina al confine con la Striscia di Gaza. Due soldati israeliani e due militanti palestinesi rimasero uccisi nell'assalto.

Un giro di trattative per la liberazione del soldato saltò quando Israele respinse la richiesta di Hamas di liberare i detenuti “con le mani insanguinate”.

Diverse settimane fa, il mediatore tedesco aveva nuovamente fallito nel convincere Hamas ad accettare i termini israeliani, che includevano un “alleggerimento” dell'assedio di Gaza e il rilascio di un numero limitato di prigionieri politici.

All'inizio di questo mese, un ministro israeliano aveva però affermato che il proprio governo avrebbe dovuto prendere in considerazione il rilascio dei 1.000, se voleva essere certo del ritorno di Shalit. A parte questo, tuttavia, il nonno del soldato, Zvi Shalit, intervistato dalla Radio militare, ha smentito le dichiarazioni di Netanyahu e accusato il premier di mettere a repentaglio la vita del nipote per non essere ancora riuscito ad ottenerne la liberazione, come ha riportato il giornale israeliano Haaretz.

A sua volta, nella stessa giornata di domenica, il portavoce di Hamas Ayman Taha aveva fatto notare, nel corso di un'intervista con Ma'an Radio, che il mediatore tedesco aveva negato l'esistenza di qualsiasi avanzamento nei negoziati, e che la visita di questi non stava ad indicare una loro ripresa, ma piuttosto un tentativo di “esplorazione”, che non comporta l'aggiunta di nuove informazioni.

Shalit è l'unico prigioniero di guerra israeliano attualmente sotto la custodia dei palestinesi. Dall'altra parte, invece, più di 8.000 persone sono attualmente detenute da Israele: questa cifra comprende anche centinaia di minorenni, uomini in età avanzata e prigionieri che necessitano di cure mediche urgenti. Oltre a questi, vi sono al momento 34 donne palestinesi rinchiuse nelle celle israeliane.

L'Associazione per il detenuto palestinese ha anche riportato che oltre 200 palestinesi hanno perso la vita in carcere. Le cause della morte sono state attribuite a pratiche estreme di tortura ed alla noncuranza nei confronti delle loro condizioni di salute. Altri sono stati invece freddati dagli ufficiali e dai soldati israeliani al momento stesso dell'arresto.

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