Campagna di documentazione, monitoraggio e azione legale contro le aggressioni dei coloni israeliani

Ramallah – Ma'an. Le aggressioni dei coloni israeliani contro proprietà, raccolti e cittadini palestinesi aumentano con l'avvicinarsi della stagione di raccolta della olive, periodo tanto atteso da centinaia di agricoltori e proprietari terrieri palestinesi.

Il centro “Al-Quds” per l'assistenza legale e i diritti umani insieme all'ufficio del ministero per gli Affari del Muro d'Apartheid e delle colonie, ai consigli locali e agli agricoltori ha lanciato una campagna per studiare i meccanismi di raccolta di documentazione e di prevenzione legale proprio allo scopo di affrontare queste aggressioni.

Il direttore generale del centro Al-Quds, ‘Issam al-‘Arouri, sostiene che “nell'ultimo periodo, lo sforzo principale è stato quello di aiutare i cittadini dei villaggi colpiti dalle aggressioni dei coloni israeliani attraverso il monitoraggio degli attacchi”.

“Le persone colpite hanno perso la fiducia nella giustizia israeliana per la copertura accordata ai coloni ostacolando le denunce o ignorandole”.

Al-‘Arouri ha consigliato ai cittadini palestinesi aggrediti di raccogliere la documentazione e ha rilevato come la polizia israeliana non abbia mai indagato seriamente, né in modo imparziale sulle responsabilità. “Tutte le responsabilità sono da attribuire alle forze d’occupazione israeliane in Cisgiordania che non proteggono i cittadini palestinesi in modo adeguato, come dispone la legge internazionale umanitaria”.

Al-‘Arouri ha parlato dei frequenti incontri di queste settimane tra le parti palestinesi summenzionate proprio per lanciare una campagna con lo scopo di perseguire legalmente i coloni e quanti li appoggiano: “Se la giustizia israeliana ci chiuderà la porta, ricorreremo alla giustizia internazionale”, ha commentato il responsabile palestinese augurandosi che l'adesione dello Stato palestinese all'Onu diventi una realtà tale da aiutare i palestinesi ad affrontare le aggressioni.

Egli ha ribadito: “Il centro lavorerà in molti settori: dall'informativa al dare istruzione ai cittadini su come usare gli strumenti di documentazione e per i procedimenti legali con l’ausilio di un team di avvocati del centro. Inoltre si terranno riunioni con i consigli locali, gli agricoltori, con i gruppi governativi e quelli per i diritti umani.

“Il centro terrà dei corsi per formare dei volontari addetti alla raccolta della documentazione, avvierà incontri con i cittadini, produrrà un manuale di facile uso da utilizzare come guida su 'come comportarsi dopo aver subito un'aggressione dai coloni israeliani'. Ciò è un passo importante perché le aggressioni sono in aumento, non si sono mai arrestate ed è necessario affrontarle in linea con la posizione palestinese la quale adotta la resistenza popolare contro le politiche israeliane”.

E ha aggiunto che “il lavoro si è avviato nei villaggi a sud e a sud-est di Nablus (Cisgiordania Nord) perché sono quelli maggiormente colpiti, ma si estenderà a tutti i villaggi e le città palestinesi”.

Il presidente del gruppo contro il Muro d’Apartheid e le colonie israeliane dell’omonimo ministero Mohammed Elias Nazzal ha ribadito l'importanza di questa campagna poiché “viene lanciata in un momento in cui si assiste all'intensificazione degli attacchi dei coloni israeliani”. A tal proposito, ha detto: “Ci auguriamo che la campagna possa essere una risposta alle aggressioni dei coloni israeliani, soprattutto perché questi attacchi equivalgono alla dichiarazione di guerra su ogni centimetro delle nostre terre, ed è necessario che venga documentata, mentre si mettono a disposizione del cittadini palestinese gli strumenti per apprendere la gravità della situazione”.

Secondo Nazzal: “I coloni israeliani sono in grado di esporre denuncia anche solo quando percepiscono un mero timore di aggressione da parte palestinese, mentre i palestinesi subiscono ne subiscono di tutti i colori e non si espongono per denunciare”.

Il rappresentante palestinese ha garantito la presenza di un’unità per la copertura legale a ciascun cittadino. Il cittadino sottoporrà all'unità il materiale di documentazione raccolto sul campo (come fotografie) e tutti ciò che sarà utile a monitorare le aggressioni israeliane. Da qui si avvieranno progetti di sviluppo in collaborazione con le organizzazioni per i diritti umani.

Nazzal ribadisce, inoltre, l'importanza della partecipazione e della collaborazione per affrontare gli sforzi legali – in aumento negli ultimi anni – e dice: “Siamo pronti a collaborare con tutte le parti, non siamo in concorrenza, ma apprezziamo e incoraggiamo tutte le iniziative perché quello che i palestinesi subiscono è motivo di grande preoccupazione per tutti”.

Nello stesso contesto, Nasr Abu Habash, capo del consiglio del villaggio di Bait Dujan e del consiglio dei villaggi ad est di Nablus, afferma che “ci  sono alcune lacune nell'operato delle organizzazioni governative e di quelle della società civile e, pertanto, è assolutamente necessario trovare un indirizzo chiaro e immediato per monitorare le aggressioni soprattutto ora che si avvicina la stagione della raccolta”.

Abu Habash ha anche chiarito che “sono state monitorate più di trenta aggressioni contro i villaggi palestinesi in una sola settimana: sradicamento di alberi, distruzione dell'attrezzatura di lavoro, incendio dei campi e delle moschee. Molte di queste aggressioni sono avvenute sotto la protezione dell'esercito israeliano come è staaccaduto nel villaggio di al-Qasrah, dove sono stati sradicati 2mila alberi”.

Egli ha anche aggiunto: “I cittadini non si sentono più sicuri nonostante la collaborazione con l'amministrazione provinciale o dopo la formazione dei comitati popolari per respingere le aggressioni dei coloni. Vorrei che le organizzazione civili legali e internazionali mettessero la questione della protezione legale dei cittadini in cima alla propria agenda”.

In conclusione, il centro “Al-Quds” e il ministero hanno ribadito l'importanza di seguire attentamente i registri del catasto delle proprietà palestinesi “perché in mancanza di una registrazione legale, l'esercito e l'amministrazione civile israeliana si sentiranno liberi di confiscarle con il pretesto della 'proprietà dello Stato'”.

Allo stesso modo, si ribadisce l'importanza della presenza delle organizzazioni internazionali per i diritti umani perché assistano direttamente alle aggressioni. L'esperienza, infatti, dimostra che la presenza internazionale fa da deterrente alle aggressioni dei coloni. Le realtà esterne rappresentano le leggi internazionali”.

(Foto: Ma'an News Agency)

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