Cisgiordania: ancora demolizioni 'per proteggere i coloni'.

Nablus – Infopal. Secondo fonti palestinesi, le forze d’occupazione israeliane hanno deciso ieri mattina di dare il via ad alcune demolizioni su ampia scala nella zona di al-Aghwar. 

Gli abitanti dell’area di al-Farisiyya, proseguono le fonti, si sono infatti svegliati al suono delle ruspe e dei macchinari israeliani che distruggevano le loro case, le loro cascine e i loro capannoni.

 

Negli ultimi giorni, Israele aveva reso più frequenti gli avvisi di sfratto, sia a al-Aghwar che in altre zone della Palestina – in particolare quelle classificate come zone “c” dagli accordi di Oslo -, inviando ad almeno dieci famiglie solo nel villaggio di Bardala un foglio che annunciava l’abbattimento delle loro case. L’occupazione ha anche messo in atto, a diversi giorni dalla sua definizione, un progetto di demolizioni nell’area vicina di ar-Ra’s al-Ahmar.

 

Le nuove misure del governo israeliano, che ha fornito istruzioni precise all’amministrazione civile e all’esercito israeliano per portare a termine i lavori descritti sopra, sono state motivate dal pretesto che le case nell’area “C” sono state costruite senza permesso, e rappresentano quindi un pericolo per la sicurezza dello stato d’Israele.

 

Secondo il giornale israeliano Haaretz, sono sei le aree della Cisgiordania che vengono prese di mira dalle demolizioni. Si tratta dei luoghi dove, sostiene il ministero della Difesa, le case non solo sono abusive, ma si trovano in prossimità delle colonie ebraiche, delle principali strade utilizzate dai coloni o dei poligoni di tiro, rappresentando così un pericolo maggiore. Tra le zone “a rischio” è inclusa Hebron, dove giovedì scorso sono state distrutte due case.

 

S’intensificano anche le deportazioni: ben quindici famiglie sono state scacciate da al-Aghwar lo scorso 1 luglio, ed altre sedici avevano già subito la stessa sorte.

Prima dell’articolo di Haaretz, un report dell’Ufficio dell’Onu per gli Affari umanitari nei Territori palestinesi occupati aveva registrato l’abbattimento di quindici edifici nelle province di Gerico, Nablus, Jenin ed Hebron, ivi compresi cinque capannoni, sei case, tre sedi di attività commerciali e un pozzo d’acqua

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