CRI: crisi della speranza a Gaza

Gaza-PIC. Lo scorso giovedì, il capo del Comitato Internazionale della Croce Rossa ha parlato di una “crisi di speranza” in corso a Gaza, definendo la situazione nell’enclave palestinese “disastrosa”.

Dopo il suo viaggio di tre giorni presso Israele e i Territori palestinesi, Peter Maurer ha dichiarato che le condizioni a Gaza peggiorano di giorno in giorno, basti pensare che i due milioni di residenti hanno a disposizione solo tre o quattro ore di elettricità al giorno.

Maurer ha detto che i tagli alla rete elettrica hanno portato anche a una emergenza di acqua e fognature e, di conseguenza, a gravi ripercussioni sul sistema sanitario.

“Si può sempre discutere su chi ha preso quella decisione per quella ragione, ma nel frattempo le conseguenze umanitarie per le persone di Gaza sono terribili e del tutto inaccettabili”, ha dichiarato Maurer ad una conferenza stampa a Gerusalemme.

Ha usato l’espressione “crisi di speranza” riferendosi a Gaza e ai Palestinesi in generale, “questa è la cosa che più mi è rimasta impressa”.

In più, Peter Maurer ha espresso una forte condanna verso gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, descrivendoli come il motivo principale della sofferenza dei palestinesi.

Alla fine della sua visita di tre giorni, ha concluso che l’espansione degli insediamenti sta conducendo a una  “annessione di fatto” della Cisgiordania. A tal proposito, Maurer ha affermato che: “l’istituzione di insediamenti va contro la norma e lo spirito del diritto umanitario internazionale, le leggi dell’occupazione, come viene chiamato”.

“Quotidianamente assistiamo alla sua implementazione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est: ha un impatto enorme sulle persone, sulla loro libertà di spostarsi, sul tessuto sociale ed economico. Consente un accesso limitato a terreni agricoli e destinati ad altre produzioni, ha ridotto le opportunità di lavoro e di educazione; ha fatto sì che le risorse idriche e il loro sistema di approvvigionamento divenissero difficoltose per la comunità palestinese.E la lista potrebbe continuare a lungo”, ha aggiunto.

Israele sostiene da un decennio un blocco invalidante su Gaza e l’Egitto ha chiuso i suoi confini negli scorsi anni, entrambi i Paesi hanno agito adducendo a pretesto motivi di sicurezza.

Condizioni umanitarie di per sé già disastrose, sono state esacerbate negli scorsi mesi dai tentativi dell’Autorità palestinese di Abbas di schiacciare Hamas, riducendo così la somma che spende per l’elettricità fatta confluire a Gaza.

Traduzione di Ada Maria De Angelis