Criticare Israele è un reato.

Agenzia d’Informazione Islamica – www.ilpuroislam.net

 

 

Criticare l’America (e israele) è diventato un reato, persino negli stessi Paesi arabi. Questa, l’amara constatazione di uno dei più noti editorialisti in lingua araba. Attivisti – islamici o di sinistra – arrestati per aver organizzato campagne di boicottaggio, emittenti televisive oscurate con l’accusa di "terrorismo", apprezzati reporter arabi trucidati o perseguitati. E tutto questo mentre "si esporta la democrazia" e "avanza il processo di pace"…

 

Pare, tuttavia, che il cittadino arabo sia arrivato ad uno stato di oppressione tale con il quale non può godere dei più basilari diritti – di cui godono (o godevano) i suoi simili americani o sovietici – di criticare gli Stati uniti e la loro ingiusta politica, poiché una simile critica, secondo il vocabolario dei servizi segreti arabi, equivale ad una sorta di istigazione alla violenza!

 

Giordania – Centinaia di militanti politici di schieramento sia islamico che di sinistra, perché hanno criticato questa politica (americana), specialmente in Iraq, e condannato l’uccisione di decine di migliaia di iracheni. Non solo: le autorità giordane sono arrivate al punto di arrestare ‘Ali Hatr, membro del Comitato Anti-Normalizzazione (con Israele), perché ha tenuto una conferenza in cui incitava ad un pacifico boicottaggio, in Giordania, dei prodotti americani.

 

Palestina occupata –   Solidarietà islamica – I. paesi e le organizzazioni di donatori, riuniti a Stoccolma il 1 settembre hanno stanziato 500 milioni di dollari destinati al popolo della Palestina ed hanno rivolto un appello all’entità sionista per facilitare la distribuzione degli aiuti militari nell’area. Per la seconda volta in due giorni, la generosità dei donatori ha sorpreso gli stessi organizzatori della conferenza superando di quasi 200 milioni la richiesta iniziale (che era di 330). La stessa cosa era successa per i fondi promessi per la ricostruzione in Libano: 940 milioni invece dei 500 richiesti.  Il responsabile per l’Onu delle attività umanitarie, Jan Egeland, aveva denunciato il fatto che nella Striscia di Gaza un milione e mezzo di persone vivono in povertà “senza acqua e elettricità, in condizioni sociali intollerabili”. L’alto commissario Onu ha duramente criticato l’isolamento della Palestina, specialmente la chiusura dei valichi da parte dell’entità sionista che rende arduo l’ingresso anche alle agenzie umanitarie.

 

Palestina occupata – Entità sionista –  Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Dan Haluz si riunirà  il prossimo martedì con tutti gli altri ufficiali, compresi quelli ritirati, per  riesaminare la condotta delle operazioni militari e di suggerire al generale Halutz di proporre la propria “uscita”. Non soltanto soldati semplici e riservisti chiedono la testa di Halutz, ma gli stessi vertici militari. Mentre il paese reclama un esercito efficiente, scevro da corruzione e, soprattutto pronto a combattere meglio e presto.

Queste “pulsazioni” della società israeliana, evidenziano tutta l’arroganza dei discendenti di una  banda di predoni venuta dal mare, gente che spalleggiata dalla superpotenza mondiale credono di avere il diritto di commettere ogni sorta di soprusi e angherie nei riguardi dei popoli che non si sottomettono al loro volere. Essi sono rimasti traumatizzati dalla cocente sconfitta loro inflitta dalla resistenza dell’Hezbollah, in Libano è crollato il falso mito della loro invincibilità. A Dio piacendo.

U.S.A.   L’ebreo Eliot Abrams, consigliere per gli affari mediorientali della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato  ha accompagnato le missioni di Condoleeza Rice che ha bloccato per 34 giorni la diplomazia internazionale e i suoi tentativi per ottenere il cessate il fuoco in Libano. Eliot Abrams ha trascorso alcune settimane a Tel Aviv prima durante e dopo il conflitto ed ha condizionato, anche se non rientrava nelle sue competenze, lo stanziamento il 20 giugno di 262 milioni di dollari in carburanti speciali per gli F 15 e F 16 israeliani, di un altro mezzo miliardo di bombe a grappolo e “intelligenti” e di una somma più astronomica nel ponte aereo che dagli Usa,  via le basi aeree  nell’ East Angla del Regno Unito, sta rifornendo  di nuovi e più letali armamenti le forze armate dei sionisti di Tel Aviv.

Indubbiamente, la strenua resistenza opposta dal popolo libanese guidato da Hezbollah  ha imposto una battuta d’arresto ad una offensiva programmata per durare al massimo dieci, dodici giorni. Ma non bisogna farsi illusioni, i governanti Usa, vogliono a qualsiasi costo liberarsi del movimento Hezbollah che non solo nel Medio Oriente ma in tutte le parti del mondo in cui si combattono lotte di liberazioni, è diventato un esempio e un punto di riferimento. 

Mondo Islamico –

Le rivelazioni di Seymour Hersh sulla pianificazione statunitense dell’aggressione al Libano che ha preceduto di molti mesi il “casus belli” della cattura di due soldati israeliani vanno integrate dai documenti e dalle tesi pubblicate nello stesso periodo dai centri dell’ideologia e della strategia “neocon” che dettano legge nell’ amministrazione Rumsfeld-  Cheney, l’American Enterprise Institute,la Foundation for Defense of Democracies,  il Center for Security Poicy.  Ideologia e strategia perseguite e attuate  sul piano pratico a tutti i livelli da personaggi quali Max Boot, Charles Krauthammer, Michael Ledeeen e Eliot Abrams . Essenziale, esiziale, l’influenza di quest’ultimo nell’assegnare all’entità sionista che occupa la Palestina il ruolo di punta di diamante in una grande strategia destinata a disegnare una nuova mappa geopolitica del Medio Oriente colpendo prima Hezbollah e poi la Siria e l’Iran, e portando alle ultime conseguenze le guerre in Iraq e in Afghanistan.

 

 

 

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