Da don Nandino Capovilla: Bocche Scucite n.48.

Qualche settimana dopo Annapolis:
 A Khan-Yunis i carri armati sparano e distruggono.
 A Gaza la gente cavalca gli asini perchè non c’è più benzina.
 A Har-Homa centinaia di nuove unità abitative
 vengono aggiunte agli insediamenti.
 Ma non preoccupatevi: presto Bush verrà in Israele
 e avremo un’ altra foto-ricordo.

UN ALTRO NUMERO di BoccheScucite tutto da leggere-stampare-diffondere, per UN ALTRO ANNO che ci è stato promesso dai grandi come "l’anno della pace"…

 

 

 

 

 

 

 voci dalla Palestina occupata

 BoccheScucite

 

 

 

 

 

 

Quindicinale di controinformazione

numero 48 – 1 gennaio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

FELICE 2008!  “SARA’ L’ANNO DELLA PACE!”

Ce lo ricordiamo bene. Questo è stato sbandierato come il successo di Annapolis: il nuovo anno sarà quello decisivo. Entro i prossimi dodici mesi il conflitto si risolve, terrorismo palestinese permettendo.“It’s time for peace!” Parola di Bush, Olmert e Abu Mazen. Ma il 2008 non ha nemmeno compiuto i suoi primi passi e già la più ipocrita smentita è stata riconosciuta pubblicamente da Israele. No, non faremo mai la pace se questo significa interrompere la colonizzazione della Cisgiordania o fermare le operazioni militari che arrestano e massacrano i palestinesi. Il TG3 -dalla solitaria voce, coraggiosa ed encomiabile di Lucia Goracci- ha dato più volte la sconcertante notizia che è stata il motivo del fallimento del vertice del 27 dicembre tra Olmert-Abu Mazen: Israele ha confermato senza alcuna vergogna due decisioni che apparivano immediatamente smentibili. E invece ecco la conferma: Sì, è vero, continueremo a costruire altre 750 abitazioni illegali sia a Maaleh Adumim sia a Har Homa. Non ci fermerà nessuno. E se Hamas (dopo aver dimostrato di rispettare la tregua che ha interrotto la stragi dei kamikaze) ora ci propone un’altra tregua, beh, a noi proprio non interessa rinunciare adesso alla violenza. Occupazione e colonizzazione? avanti tutta! Finchè gli Usa tacciono noi continuiamo tranquilli a rubare terra e risorse col muro mentre l’assedio di Gaza ridurrà allo stremo questi benedetti palestinesi. (approfondisci in HANNO DETTO, IN BREVE e ABBIAMO LETTO). Il giorno dopo, visto che questo ennesimo incontro avrebbe dovuto “rilanciare i colloqui di pace” in 24 ore ci sono stati 24 morti e solo nella nottata di giovedì l’aviazione israeliana ha compiuto tre raid nella Striscia di Gaza. 

Buon 2008! Sarà l’anno della pace e delle buone notizie.  

Ci pensa Tony Blair ad inaugurare l’anno della pace a Parigi di fronte ai Paesi occidentali “donatori” (ma perchè al dono in denaro non aggiungono mai anche il regalo sempre più indispensabile di una denuncia dell’occupazione, come quella della Croce Rossa che leggerete in LENTE D’INGRANDIMENTO?). L’invito di Blair è di unirci tutti nell’ultima avventura “per sostenere la fragile economia palestinese e aiutare Israele e Palestina a lavorare insieme” (che nobili propositi!). La novità si chiama il “Corridoio per la pace e la prosperità”. E’ un progetto in cerca di adesioni europee per legalizzare tutte le colonie che sottraggono l’intera Valle del Giordano ai palestinesi, rendendoli sempre più dipendenti economicamente dall’occupante. Con gli internazionali di Pax Christi eravamo il 25 ottobre negli uffici di Al-Haq a Ramallah e una giovane avvocata ci aveva chiesto di diffondere in Italia questo drammatico appello: uniamoci per fermare Israele dal piano di espropriazione di tutta la Valle del Giordano. La forza di questa ulteriore morsa nel regime di occupazione sta nel presentare il piano addirittura come un esempio di “sviluppo” economico e di “convivenza tra israeliani e palestinesi”! Un’agenzia giapponese ha studiato come sfruttare la fertilissima area agro-industriale sottraendo la coltivazione ai singoli agricoltori palestinesi e affidandola a grosse imprese agro-industriali sotto controllo israeliano. Se realizzato, il progetto renderà automaticamente legali tutte le colonie compresa un’enorme autostrada solo per israeliani, prevedendo che ai manovali palestinesi resti solo la soddisfazione di diventare forza-lavoro a servizio di chi occuperà ormai totalmente la loro terra…

Ma se faticano a passare nei media le notizie più grondanti di sangue (per sottolineare che Annapolis non ha fermato nemmeno uno degli arresti, ferimenti, uccisioni e distruzioni quotidiane) chi volete che scriva un pezzo sul “Corridoio per la pace” o sul pianificato annientamento di un’economia già distrutta! Chi parla più del furto, da parte d’Israele e Gran Bretagna, degli immensi giacimenti di gas scoperti nel mare prospiciente la Striscia di Gaza? 40 miliardi di metri cubi risolleverebbero i Territori Occupati, ma il massimo impegno del Quartetto sembra invece quello di accelerare l’embargo totale che sta portando un milione e mezzo da persone ad affrontare una catastrofe umanitaria.

IN QUESTO NUMERO, come sempre, lo spazio non ci basta, perchè sono milioni  le bocchescuc
ite che cercano disperatamente una finestra da cui gridare la propria sofferenza e uno straccio di organo d’informazione disposto ad aprire gli occhi sulla realtà. Un gruppo di italiani ci ha scritto in questi giorni dalla Palestina perchè “
è sempre più urgente una campagna nazionale per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi. Solo nel 2007 sono morti 5 palestinesi, prigionieri nelle carcere israeliane. I prigionieri inizieranno uno sciopero della fame per protestare per esempio contro la morte di Fadi che aveva 21 anni ed era di Qabatia, un villaggio vicino a Jenin. Fadi è morto il 28 Dicembre 2007.  Luisa Morgantini ha incontrato a Ramallah Eyad Sarray e altre personalità di Gaza per la campagna “End the siege” (stop all’assedio http://www.end-gaza-siege.ps/ ) e hanno deciso una Giornata di mobilitazione internazionale probabilmente il 26 gennaio.

Davvero non possiamo più basarci solo sulle “notizie” dei nostri media (vedi in ABBIAMO LETTO un acuto monitoraggio del Corriere della Sera) perchè altrimenti i nostri auguri di buon anno dimenticherebbero la vita e le aspirazioni di troppe persone, di Fadi ucciso in prigione e di Ramzi fermato a Gaza per il suo violino terrorista, di Bakri sotto processo per il suo film (vedi in APPELLI), di Mohammed e di Salh, di tutte le donne e gli uomini a cui la Croce Rossa scuce la bocca con il documento eccezionale che pubblichiamo, di tutti quelli che hanno iniziato il 2008 augurandosi davvero che per la lotta condivisa e la denuncia più convinta, il nuovo anno possa prospettarci giorni di pace. 

QUELLO CHE IL CORRIERE NON DICE

(e i lettori non devono sapere)

 

Dopo lunghi giorni di silenzio, il Corriere della Sera non può più tacere la gravissima decisione di costruire ancora più di 700 case nelle colonie con l’effetto evidente di smentire clamorosamente gli impegni di Annapolis. Ecco cosa scrive Giuliano Gallo il 24 dicembre:

 

Israele non ferma le colonie – nuove case a Gerusalemme est.

Annapolis, con il suo carico di speranze, sembra già lontana. Costruiremo nuove case a Gerusalemme est, annuncia il governo israeliano nel presentare la manovra finanziaria per il 2008. Ad Har Homa, nella parte annessa da Israele dopo la guerra del 67, verranno costruiti 500 appartamenti e altri 240 nell’insediamento di Maaleh Adumim, alle porte della città, dove alla fine dovranno vivere 30mila israeliani, a prescindere dai risultati finali degli accordi con i palestinesi. (…)

 

Finalmente il Corriere dà la notizia, ma non mancano le “imprecisioni”:

– "ad Har Homa, nella parte annessa da israele": questa cosiddetta "parte" è stata "annessa" ILLEGALMENTE. (vedi Risoluzioni ONU 476 e 478. Tale annessione unilaterale è ricordata (e condannata) da altre Risoluzioni ONU che definiscono tale zona, sempre e comunque, "territorio occupato";

– "dovranno vivere 30mila israeliani": gli abitanti delle colonie lo sappiamo logicamente che sono israeliani, ma secondo il diritto internazionale sono anche COLONI.

– "a prescindere dai risultati finali degli accordi": è un modo di riferire della colonizzazione che non rende affatto chiara la situazione sul terreno e l’impatto della stessa sulla vita di milioni di palestinesi. A tal proposito vi consiglio il sito israeliano www.btselem.org 

 

(…) “il ministro per gli affari di Gerusalemme, Rafi Eitan, risponde "che non abbiamo mai promesso che non continueremo a costruire ad Har Homa, che è parte integrante di Gerusalemme".

 

Il cronista riporta le parole di un ministro il cui governo attua politiche di annessione unilaterale e colonizzazione illegale senza la minima critica o spunto di riflessione così da lasciare il lettore nella confusione totale, anche perchè, come sempre, il Diritto Internazionale resta un fantasma…

 

(…) “l’ipotesi avanzata da Hamas di una tregua senza condizioni è stata respinta con decisione dal primo ministro israeliano Ehud Olmert: "Israele non ha nessuna intenzione a negoziare con elementi che non riconoscono le condizioni del quartetto – ha scandito all’inizio della rituale riunione di gabinetto del sabato -: ossia il riconoscimento di Israele, il ripudio della violenza e l’impegno vincolante degli accordi sottoscritti dall’autorità nazionale palestinese". (…)

 

Nel quartetto compare l’ONU, che ha avuto molto da dire (e da scrivere) sul comportamento di Israele, ma questo non è degno di nota. Davvero grottesco riportare la richiesta di rispettare accordi da parte di Israele, quando poco prima il cronista fa notare che Israele ha intenzione di costruire nuove case "a prescindere dai risultati finali degli accordi con i palestinesi". la confusione aumenta. La politica dei 2 pesi e 2 misure è all’apice.

 

(…) “un’emergenza che continua e che sta esasperando sempre più la popolazione: case distrutte, bambini traumatizzati, una crisi economica che ha messo in ginocchio tutta la zona”.

 

Che forte! Qui sta parlando della Striscia di Gaza, vero? E invece NO. Descrive Sderot.

 

 

 

(…)“un’emergenza che il governo si prepara ad affrontare anche con un sistema di difesa attivo, oltre che con le rappresaglie dopo ogni lancio: oggi l’unico debole schermo di protezione è costituito dai palloni aerostatici dotati di telecamere, che però garantiscono un preallarme di appena 15 secondi. Sabato il consiglio dei ministri ha approvato il progetto per la costruzione di un sistema di missili in grado di intercettare i qassam e i colpi di mortaio. il progetto costerà 811 milioni di shekel (144 milioni di euro), sarà però in grado di funzionare non prima di 2 anni e mezzo”.

 

– "oltre che con le rappresaglie dopo ogni lancio": eppure, se avete letto il Corriere nei giorni scorsi, i lanci avvenivano dopo le incursioni israeliane …ma forse sono solo punti di vista … 

– "il progetto per la costruzione di un sistema di missili": mentre in Cisgiordania continua la costruzione dell’illegale muro, per difendere Sderot e zone limitrofe, Israele si appresta a perfezionare tale sistema di intercettazione. L’industria militare gongola. E’ un’industria che sta aumentando a dismisura i profitti. (vi consiglio la lettura dell’ultimo libro di Naomi Klein in proposito).

Concludendo la lettura del nostro articolo, naturalmente di occupazione militare non c’è traccia, come neppure dell’accerchiamento in armi della Striscia di Gaza, ormai alla fame. Forse i 144 milioni di euro si potrebbero impiegare diversamente… Ma questa è un’altra storia.

 

(tratto dal periodico prezioso monitoraggio di Renzo)

 

 

  

Il regista di JENIN JENIN sotto processo da Israele. A rischio la libertà di pensiero e di critica. Solidarietà a Mohammad BAKRI.

 

APPELLO AL MONDO DELL’ARTE

 

il campo profughi di Jenin ospita 14.000 rifugiati palestinesi. Subito dopo l’incursione lanciata il 3 aprile 2002 dall’esercito israeliano («su una scala senza precedenti», per citare un rapporto di Human Rights Watch) con lo scopo ufficiale di catturare o uccidere militanti palestinesi responsabili di attacchi suicidi, il regista e attore Mohammad Bakri girò al suo interno Jenin Jenin. Il film, che mostra soprattutto gli effetti degli attacchi aerei sulle abitazioni civili ed interviste alla popolazione del campo, fu inizialmente bandito in Israele e successivamente autorizzato dall’Alta Corte Israeliana. Tale autorizzazione tuttavia ha permesso solo quattro proiezioni pubbliche a Tel Aviv e Gerusalemme. Bakri è nel frattempo finito sotto processo, accusato da cinque soldati di vilipendio delle forze armate israeliane. Qualora dovesse perdere la causa, dovrebbe pagare l’equivalente di 500.000 euro.

Per chi ha visto il film, le accuse rivolte a Bakri sembrano essere pretestuose, non solo perché l’esercito israeliano in quell’occasione ha commesso contro la popolazione civile «violazioni di leggi umanitarie internazionali, ed alcune di tali violazioni sono equiparabili a veri e propri crimini di guerra» (dal già citato rapporto di HRW), ma anche perché siamo di fronte al rischio concreto che la vicenda di Jenin Jenin e del suo autore, divenga una forma di "attacco preventivo" al diritto di informazione ed espressione artistica in Israele, un attacco rivolto a "futura memoria”. Uno dei messaggi che potrebbero essere veicolati da un eventuale condanna di Bakri in questo processo è che, all’interno di Israele, il racconto dei fatti relativi al conflitto e di tutte le loro versioni possibili sia precluso e da precludere a un cittadino israeliano di origine palestinese, oltre che ai palestinesi stessi, come numerose voci critiche israeliane (sia ebree che palestinesi) stanno faticosamente denunciando da tempo.

Per questi motivi desidereremmo far giungere a Mohammad Bakri il nostro appoggio solidale, ma soprattutto, per i medesimi motivi, riteniamo fondamentale che i mezzi di comunicazione europei e la pubblica opinione possano seguire gli sviluppi e le implicazioni del processo. Anche a questo scopo tra il 28 gennaio ed il 1 febbraio 2008, in coincidenza con la riapertura del processo, verranno organizzate, simultaneamente in diverse città italiane, proiezioni pubbliche del film.

venerdì 28 dicembre 2007

 

TUTTI POSSIAMO COLLABORARE raccogliendo adesioni di artisti del cinema o organizzando una proiezione del film nella propria città, comunque contattando i promotori dell’Appello:

 

            INFO : http://ilpessottimista.blogspot.com/

 

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