Detenuta incontra per la 1° volta la figlia, partorita in carcere nove anni fa

 

Gaza – InfoPal. La detenuta Irinia Sahranah, ucraina sposata a un palestinese, detenuta nella prigione israeliana di Hasharon fu arrestata il 22 maggio 2002 per resistenza alle forze d’occupazione israeliane. Dapprima Irina fu condannata alla deportazione dalla Palestina, la pena nei sui confronti fu successivamente convertita in una detenzione di 20 anni.

Anche il marito di Irina, Ibrahim Sarahnah, 40enne di Betlemme, è detenuto in Israele da nove anni. L’uomo sta scontando sei ergastoli e 45 anni di carcere nel penitenziario di Ramon.

Così come era accaduto nove mesi fa, dopo una lunga lotta per ottenere il permesso dalle autorità penitenziarie israeliane, Irina è riuscita a incontrare la figlia Jasmin, di 12 anni. Dopo l’arresto della madre, la figlia andò a vivere con la nonna in Ucraina.

Anche le comunicazioni telefoniche vengono permesse raramente dagli ufficiali carcerari israeliani.

Gazali è la secondogenita dei coniugi palestinesi detenuti: è nata in prigione e attualmente vive a Betlemme con la famiglia del padre. 

Irina l’ha incontrata per la prima volta da quando l’ha messa al mondo, nove anni fa.

Nell’esperienza delle detenzioni alle quali gran parte dei cittadini palestinesi sono costretti dall’occupazione israeliana, la storia di Irina ha un timbro differente.

L’incontro di martedì, 15 marzo infatti, ha visto la riunificazione tra l’anziana madre della detenuta, giunta dall’Ucraina, Jasmine, Irina e Gazali.

L’avvocato della detenuta, Tagrid Jahshan, ha raccontato che “tra le varie emozioni vissute durante l’incontro, per le due sorelle che parlano, una l’arabo, l’altra il russo, è stato quasi divertente e sembrava che si conoscessero sulla base di un rapporto fraterno ordinario”.

I due coniugi, intanto, restano separati in prigione e, da anni, non è permesso loro incontrarsi – come invece prevede la legge, modificata in tempi recenti da Israele. I coniugi, entrambi detenuti, possono incontrarsi ogni quattro mesi, a discrezione del direttore del carcere.

Elisa Gennaro

 

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