Don Nandino Capovilla: ‘Il Calvario di Cristo in Palestina non è mai terminato’.

Pasqua 2010.

Abbiamo chiesto a don Nandino Capovilla, referente nazionale della campagna “Ponti e non muri”, di Pax Christi, e autore di diversi saggi sulla Palestina, come vuole ricordare la Pasqua dei cristiani palestinesi e la loro vita sotto continua oppressione e persecuzione.

“Proprio in questi giorni di Pasqua, ci rendiamo conto che la passione di Cristo non è mai finita. Oggi, venerdì santo, la Chiesa dovrebbe prender coscienza che il calvario di Gesù è infinito. La teologia cristiana ha più volte confermato che il Calvario non è soltanto una croce inflitta, un dolore, una penitenza. Non si tratta più del limitarsi a dire 'Quanto Gesù deve aver sofferto'. C'è una responsabilità concreta: un uomo è stato processato, torturato, ucciso. E ciò continua ad accadere a tutti i popoli oppressi. E' un calvario che continua”.

Osservando ciò che accade in Palestina – aggressioni e assedio alla Striscia di Gaza; oppressione e colonizzazione in Cisgiordania; ebraicizzazione di Gerusalemme, e i cui luoghi di culto musulmani e cristiani sono in grave pericolo di distruzione  – alcune domande sorgono spontanee: ma la Chiesa dov'è? Che fa? Tace?

“Da una parte dobbiamo riconoscere che il mondo è stanco del conflitto. Forse si sono esaurite le forze. Dall'altra, però, questo silenzio non è affatto giustificabile. La Chiesa e i cristiani hanno infatti l'obbligo di affrontare e denunciare la grave situazione in Palestina. A Pasqua, Cristo crocifisso è il simbolo di tutti gli oppressi. E la resurrezione non va intesa solo come miracolo che cade dal cielo, ma come impegno di riscatto – nel significato insegnato dalla Teologia della Liberazione – dell'oppresso. La Chiesa e i cristiani, dunque, devono impegnarsi affinché non vi siano più popoli schiacciati”.

Pax Christi promuove periodici viaggi di “giustizia” in Terra Santa. Si tratta di pellegrinaggi che seguono circuiti alternativi a quelli imposti da Israele ai pellegrini cristiani, che tagliano fuori la popolazione palestinese e non fanno vedere la reale situazione di sofferenza in cui essa vive. Si legga: “Ai pellegrini non s'ha da dire” http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2502

http://www.paoline.it/upload/immagini/capovilla_tusset_via-crucis_terrasanta_paoline_06h106_orig.jpg Il libro: “Via crucis in Terra Santa. Dalla croce la pace”, Nandino Capoville e Betta Tusset, edizioni Paoline, Milano 2010, pagg. 120, 10 euro. 

Questa non è una Via crucis secondo gli schemi classici su cui i fedeli sono abituati a meditare. Chi prende in mano questo libro si immerge nell’atmosfera quotidiana della Terra Santa, dove il dolore e l’umiliazione sono un dato costante per un popolo che percorre le stesse strade di Gesù, divenute calvario di morte, di paura e di insicurezza totale. Questa Via crucis ti scuote dentro, ti fa male, ti lascia un amaro in bocca. Perché è una Via crucis vera, fatta di segni forti, impressa nel cuore di chi la vive. È vera ovunque la Via crucis. Perché la passione di Gesù non ha spazi privilegiati. Si ricompone in ogni angolo della terra. Ma questa è stata pensata soprattutto per due spazi vitali: la Terra Santa e le nostre parrocchie. (Dalla prefazione di mons. G. M. Bregantini)

La Via crucis, pratica devozionale che caratterizza il tempo precedente la Pasqua, fa anche parte delle tappe obbligate di ogni pellegrinaggio in Terra Santa, ma rischia di essere vissuta – nelle nostre parrocchie come nel percorso della Via dolorosa a Gerusalemme – come un momento devozionale. Queste pagine, pensate per i pellegrini che percorrono questo itinerario, suggeri-scono e provocano riflessioni sulla condizione di grande dolore e umiliazione che il popolo palestinese subisce e che lo condanna alla precarietà e alla paura. È la storia di ieri, quella di Gesù, condannato ingiustamente, che si ripete nella storia di oggi e ci chiede di prendere posizione, perché la Via Crucis diventi Via Pacis. 

Proprio perché queste pagine sono pensate anche per i pellegrini, risulta molto utile, in chiusura del volume, l’elenco degli indirizzi e dei numeri di telefono delle parrocchie di Terra Santa: i pellegrini possono contattarle per celebrare insieme la messa in Terra Santa o fare una Via crucis “in loco”. Anche questo un modo perché il viaggio in Terra santa non sia solo turistico – archeologico, ma un incontro vero con i cristiani di Palestina. È comunque un sussidio molto interessante anche per parrocchie e gruppi che desiderano riflettere sulla contemporaneità e farne oggetto di preghiera. 

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