I media internazionali riportano notizie a senso unico: le ragioni palestinesi non esistono.

Di Nicola Perugini, Università di Siena

Il rapimento come arma di distruzione

C’è un enorme vuoto nelle notizie che ci vengono riportate dalle principali emittenti televisive internazionali e italiane sul degenerare dell’occupazione israeliana a Gaza e in Cisgiordania.  

Cnn, Bbc World, per non parlare delle emittenti televisive italiane, ci stanno presentando la realtà dei fatti secondo uno schema che manca di una reale aderenza a ciò che realmente si sta verificando. Infatti ci viene detto: Israele sta effettuando un’operazione “di difesa”. Secondo giornalisti e analisti le forze di occupazione si stanno in realtà semplicemente difendendo da un attacco che ha provocato l’uccisione di due suoi soldati e il rapimento di un altro. Inoltre, secondo i più ascoltati organi di informazione al mondo si dice: la via negoziale è stata già percorsa, Hamas è implicata in toto  nelle operazioni definite “terroristiche”, e la conseguenza causale di questa situazione è l’inevitabile incursione israeliana nei Territori Occupati (va ricordato che le incursioni non si concentrano a Gaza ma anche in Cisgiordania). A tutti i cosiddetti  esperti che commentano i fatti di questa ultima settimana viene chiesto: “in che altro modo si potrebbe reagire al rapimento di un proprio soldato se non con una operazione di difesa?”. Messa così sembra che Israele stia facendo quello che tutti gli stati “democratici” avrebbero fatto. 

Ma occorre superare questa lettura dei fatti. Anche perché in questo schema mancano proprio dei fatti. Proviamo a riassumerli. 

L’operazione di Rafah che i palestinesi definiscono di “resistenza” e gli israeliani di “terrorismo”, è seguita a una serie lunghissima di massacri di civili da parte delle forze di occupazione israeliane, le quali hanno infangato i fatti e le prove proponendo un teorema appoggiato dal Ministro della Difesa Laburista Peretz, e sostenendo che dietro quei massacri non c’erano israeliani ma palestinesi. Tesi singolare che ha però tenuto piede negli organi di informazione italiani e internazionali, distratti nel non riportare la notizia che le schegge estratte dai corpi dei civili morti a Gaza sono riconducibili alle armi utilizzate da Israele. 

La principale menzogna diffusa in questi giorni è che la diplomazia israeliana e internazionale abbiano concesso tempo all’Autorità Nazionale Palestinese guidata da Hamas, prima di invadere la Striscia di Gaza. Infatti la maggioranza degli esponenti di governo israeliani, ben prima di fingere di praticare la strada diplomatica hanno minacciato tutto il governo di Hamas, ritenuto responsabile e partecipe dell’operazione di Rafah. La minacce variavano dal rapimento dell’intero governo (rapimento a cui è stato dato inizio) all’eliminazione fisica dei suoi principali esponenti. Ne è seguita la caduta in clandestinità dei principali esponenti di Hamas, per timore appunto di essere centrati dai razzi “mirati” israeliani. La realtà dei fatti è che nessuna trattativa è stata possibile. Con chi hanno trattato e con chi stanno trattando gli israeliani? Con le seggiole vuote dei Ministri di Hamas nascosti non si sa dove? Questo per dire che in realtà l’invasione di Gaza è l’obiettivo primario di Olmert. Chissà cosa ne pensa Sharon. 

Va ricordato, per rendere il quadro della situazione più completo, che Bibi Netanyahu, noto estremista del Likud, ha usato nei giorni scorsi una espressione alla Ahmadinejad: “dobbiamo cancellare Gaza”. L’espressione non sembra aver destato particolare preoccupazione, nonostante sia un palese invito a “ritoccare” la carta geografica di Israele. 

Entriamo meglio nei fatti reali che riguardano l’operazione di “difesa” israeliana. Non ci sono solo minacce ma fatti reali. Israele sta bombardando (chissà che per sbaglio non colpisca Damasco) con effetti non proprio chirurgici. Dopo aver distrutto le infrastrutture su cui si regge la vita nella Striscia (ponti, centrale elettrica e acqua), l’esercito ha ucciso alcuni civili nei bombardamenti (non se ne è avuto notizia), e sta procedendo alla progressiva “evacuazione” delle abitazioni che si trovano davanti nell’avanzamento verso Gaza City. A Rafah, secondo una procedura simile a quella che ha condotto alla formazione dello Stato di Israele, le forze di occupazione hanno terrorizzato gli abitanti con “bombe del suono” (ordigni che generano un frastuono dopo essere esplosi) e bombe vere, costringendo la popolazione ad abbandonare le proprie case. Tra le normali attività umane che i palestinesi di Gaza da mesi non possono svolgere c’è difatti il sonno, il dormire. A Khan Younis le bombe israeliane hanno invece ucciso, ma come è già stato detto, nessuno lo sa. 

Parallelamente a tutto ciò, Israele ha stretto il cappio al collo degli abitanti della Cisgiordania. Le incursioni e le violenze si sono moltiplicate in questi giorni, sono stati aggiunti numerosi checkpoints, sono state espropriate nuove terre, è stato costruito un nuovo pezzo di muro, si stanno rapendo i membri del Consiglio Legislativo appartenenti ad Hamas. Forse occorrerebbe diffondere queste notizie. Prestare più attenzione a ciò che realmente accade in Palestina. Non ricordo di aver sentito alcuna testimonianza di palestinesi sotto occupazione negli ultimi mesi. Ma in fondo di chi è sotto occupazione sentiamo solo le urla di dolore durante i funerali di parenti e amici massacrati, come in Iraq. Mentre dall’altro lato si sprecano le interviste ai familiari del soldato rapito, i quali hanno sconsigliato a Olmert l’invasione di Gaza, forse per paura di perdere il loro figlio militare, forse perché sono consapevoli che il rapimento del loro figlio non è il modo migliore per nascondere la distruzione della Palestina.

 


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