Il nuovo Hamas. Di Khalid Hroub.

Cari amici,
    Marco Allegra, in questo momento a Londra, mi ha inviato questo interessante resoconto sull’analisi fatta da Khalid Hroub, durante una conferenza alla SOAS, sulle posizioni di Hamas. In realtà, quanto riportato qui di seguito rappresenta un approfondimento e un arricchimento notevoli rispetto a quanto scritto da Hroub nell’articolo del Daily Star da me appena inviatovi.
    Buona lettura.
    Michelguglielmo Torri
Sent: Sunday, October 29, 2006 11:01 AM
Subject: Re: [ApritiSesamo] L’evoluzione di Hamas secondo Khalid Hroub

Gentile Professore,

ho appena seguito una conferenza di Khaled Hroub, organizzata dalla  Palestinian Society della SOAS, per la presentazione di Hamas, a  beginner’s guide. Le segnalo (e alla lista, se lo riterrà opportuno), inoltre, che, sul numero appena uscito del "Journal of Palestine  Studies", è pubblicato un’interessante articolo di Hroub (intitolato The New Hamas), che esamina da vicino una serie di recenti documenti  politici elaborati da Hamas, fra cui il programma elettorale presentato alle ultime elezioni.

  Durante la conferenza, Hroub ha sottolineato questi punti:

  – La recente vittoria elettorale è giunta, anche per Hamas, inaspettata; il movimento puntava, sostanzialmente, a svolgere il 
ruolo di "cane da guardia" di Fatah, aumentando il suo peso ma restando all’opposizione. In Hamas vi era anche la sensazione che, data la difficile situazione interna e internazionale, questo momento fosse "particolarmente inadatto" all’assunzione di responsabilità di governo.

  – Ciononostante, il movimento ha deciso di assumersi piena responsabilità nel governo palestinese, impostando la propria politica su di una linea che si potrebbe definire "moderata/pragmatica/laica", cercando di realizzare una più ampia 
unità nazionale con le forza laiche.

  – Nello stesso momento (credo anche per la condotta di Fatah e della presidenza dell’ANP), Hroub sottolineava come i rischi di guerra civile fra le fazioni palestinesi sia, oggi, più alto che in qualsiasi altro momento della storia palestinese. A una domanda da me posta sul grado di unità interna al movimento (argomento molto discusso da quando Hamas ha vinto le elezioni, ma non solo), l’autore ha risposto che, secondo lui, non vi sono all’orizzonte possibilità significative di conflitti fra leadership interna ed esterna, o fra "militari" e "politici"; in questo senso, osservava Hroub, Hamas rimane ancor oggi il gruppo palestinese più coeso, in cui la leadership è in grado di esercitare un controllo effettivo su tutte le parti dell’organizzazione.

  – Interrogato sul ruolo della famosa "Carta di Hamas", Hroub ha minimizzato in modo deciso l’importanza di questo documento, scritto  ormai quasi vent’anni fa, durante l’Intifada e in un momento in cui le prospettive stesse del movimento non erano ben chiare. Varie volte esponenti di Hamas hanno discusso la possibilità di cambiare o riscrivere la Carta, possibilità scartata per via del possibile impatto negativo e della paura che questo atto potesse essere interpretato come un segno di debolezza o una rinuncia alla resistenza; la scelta, in questo senso, è stata invece di "marginalizzare" la Carta, cui nessuno, in pratica, fa riferimento, sostituendola di fatto con la produzione di documenti più pragmatici.

  – L’autore si è quindi espresso sulla questione del riconoscimento di Israele (che interessa, in questo senso, anche la lettera della Carta, che definisce la Palestina come Waqf), sostenendo che, in realtà, oggi, Hamas argomenta il suo rifiuto in termini esplicitamente (ed esclusivamente) politici, facendo un parallelo con la storia recente dei negoziati israelo-palestinesi: Hamas si rifiuta di riconoscere israele, in sostanza, perchè ciò significherebbe agire "come Fatah", eliminando uno dei fattori che hanno permesso la crescita del movimento ed inserendosi all’interno di un percorso politico fallimentare. In questo senso, il rifiuto di riconoscere Israele è parallelo a quello di riconoscere in toto quanto prodotto dagli accordi di Oslo.

  – Hroub ha fatto notare, inoltre, che oggi ad Hamas viene chiesto il  riconscimento di Israele senza contropartite; l’autore ha invece sottolineato come probabilmente Hamas sarebbe disposta a provare formule intermedie e più pragmatiche, che portino ad un riconoscimento di fatto ma rendano possibile, nello stesso tempo, l’avviamento di trattative basate su questioni più reali e meno ideologiche. A sostegno di questa ipotesi, l’autore ha citato il dialogo – basato sull’ipotesi "due popoli, due stati"- svoltosi fra esponenti del movimento e politici israeliani all’inizio degli anni novanta, prima che Oslo decollasse; inoltre, il dibattito interno all’organizzazione sulla "Arab initiative" del 2002 (mi pare che fosse la conferenza di Beirut).

Cordiali saluti
Marco Allegra

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