Intervista a Luisa Morgantini, pubblicata su UE’.

Intervista a Luisa Morgantini, pubblicata su UE’,
supplemento di  Liberazione del 2 settembre 2006 

Come giudica la risposta europea alla crisi libanese?

 

Vergognoso il silenzio del Consiglio UE dei primi giorni.

La devastazione  umana e ambientale del Libano lascia senza fiato.

Davanti a noi c’é una grande sfida. Il cessate il fuoco e l’invio di una forza di interposizione ,  frena, se non  rovescia, la politica unilaterale di Bush e del governo israeliano. Ma tutto è ancora in  movimento.

Per la prima volta l’Unione Europea ha avuto un punto di vista politico comune e  non solo di assistenza umanitaria. Ma l’Europa finora ha fallito per non avere saputo risolvere il cuore del problema medio orientale, quello della Palestina e Israele.  

Sono,  lo ammetto,  quasi orgogliosa   del  ruolo positivo del governo italiano e del Ministro D’Alema che ha mostrato  fermezza e capacità critica anche verso Israele.

Certo si sostiene anche che Bush ha lasciato fare agli Europei perchè non poteva impegnarsi su un altro fronte. Ma mi sembra un nuovo sentiero per affrontare e risolvere la questione delle fattorie di Sheba, dell’occupazione israeliana del Golan e della West Bank e Gaza.

 

Cosa pensa del mandato delle Nazioni Unite?

Il punto politico irrinunciabile del mandato è che non spetta alle forze Onu  disarmare Hezbollah, questo dipende dal Libano e deve rimanere un processo interno. L’ Unifil deve garantire la tregua ed agire nello stesso modo verso Hezbollah e Israele.

Ma deve riprendere la politica perchè devono restare  troppo tempo.

 

E della situazione della Palestina?

 Sono appena tornata dalla Palestina e da Israele, un viaggio nel dolore, nella rabbia e nell’ingiustizia. Nablus, Tulkarem e Jenin sono città assediate e, anche se dalla Cisgiordania non partono rockets verso Israele, in queste città vengono quotidianamente uccisi civili.

Nablus, l’antica Neapolis è sistematicamente devastata. Mentre, giustamente, per le statue del Buddha distrutte in Afghanistan si è sollevato il mondo, nessuno dice nulla sulla distruzione di antiche chiese e di un patrimonio culturale di enorme valore per tutta l’umanità.

L’organizzazione per i diritti umani israeliana B’tselem ha denunciato recentemente che, dopo la crisi del Libano, i soldati israeliani arrabbiati si vendicano sulla popolazione palestinese.   I dipendenti palestinesi è da sei mesi che non percepiscono lo stipendio. Il muro, oltre alla sua mostruosità ambientale  ha annesso territorio palestinese. E poi ci sono naturalmente le divisioni interne palestinesi e gli errori l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti.

 

E Gaza?

 

Gaza è semplicemente l’inferno e i Palestinesi ne sono prigionieri.Ogni giorno vengono massacrati e bombardati, poca elettricità dopo la distruzione della centrale elettrica. Al nord di Gaza 545 famiglie avvertite telefonicamente dall’esercito israeliano hanno dovuto evacuare e stanno aspettando che le loro case siano distrutte. Uno dei fiori all’occhiello dell’Unione Europea è l’UE BAM, la missione di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah, però non funziona e rappresenta piuttosto uno degli esempi di dipendenza nei confronti di Israele. Il personale dell’UE BAM non risiede a Rafah o in territorio egiziano, vive in Israele e ogni giorno si deve spostare per andare a Rafah ed aprire il valico. E le autorità israeliane adducendo motivi di sicurezza li trattengono, cosi il valico rimane chiuso. Migliaia di persone che lavorano nei paesi del Golfo rientrate a Gaza prima della guerra, non possono più uscire e perdono il lavoro. Malati, che andavano a curarsi in Egitto, muoiono o devono farsi curare in ospedali senza medicine. Non c’è nessuna libertà di movimento nè per le persone nè per le merci. Il Karni Crossing, il valico per far passare le merci da Gaza in Israele è chiuso, nessuna merce esportata, le uniche aperture sono state per far entrare merci israeliane.

Eppure malgrado tutto ogni giorno i palestinesi trovano nuove forme per continuare a vivere, a costruire. A Gaza il parlamento dei bambini ha manifestato perchè vogliono andare a scuola e avere i libri. E a Betlemme soldati israeliani che hanno rifiutato di combattere e palestinesi usciti dalle carceri israeliani, hanno lanciato un appello alla non violenza per i diritti di ciascun popolo alla terra e alla libertà.

 

A Strasburgo, nella sessione plenaria del Parlamento Europeo che si terrà la prossima settimana, discuterete della situazione in Medio Oriente. Che temi dovrebbero comparire nel testo della risoluzione?

 

Che Israele tolga il blocco navale e aereo sul Libano subito. Embargo sulle armi e sugli accordi di cooperazione militare.  Scambio di prigionieri, si liberino i soldati ma anche i libanesi e i palestinesi. ò

Libertà per i Parlamentari, ministri, sindaci e palestinesi sequestrati.

Israele restituisca i soldi dei dazi dei Palestinesi. L’Anp potrebbe pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici e i contribuenti europei potrebbero usare i finanziamenti alla Palestina per lo sviluppo e non per riparare i danni fatti dal governo israeliano.

Togliere i blocchi in Cisgiordania e Gaza per le merci e le persone. Bloccare la crescita dei coloni nei territori occupati palestinesi, cresciuti di 7000 persone negli ultimi sei mesi.

Che l’autorità palestinese impedisca il lancio di rockets  sui civili israeliani.

L’ Ue riconosca e dialoghi con il legittimo governo palestinese.

Che si riprenda il negoziato e si lavori per una Conferenza Internazionale

di pace per la regione.

 

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