Intervista di Luisa Morgantini al ministro palestinese Mustafa Barghouti.

Intervista di Luisa Morgantini,  vicepresidente del Parlamento europeo, al ministro palestinese Mustafa Barghouti

«La comunità internazionale la smetta di guardare
alla Palestina con gli occhi del governo israeliano»

Luisa Morgantini
Ministro, in che misura il nuovo governo di unità nazionale di cui fa
parte rappresenta una chance per il futuro della Palestina?

La comunità internazionale deve smetterla di guardare alla Palestina
con gli occhi di Israele. Ribadisco il fatto che il governo di unità
nazionale si presenta con una piattaforma unica, come un’entità
altamente rappresentativa e nel suo insieme moderata. Ne è un esempio
il carattere progressista e sociale del nostro programma. Il governo,
infatti, ha dedicato molta attenzione all’equità e alla giustizia
sociale; abbiamo posto molta enfasi sui diritti delle donne,
sull’assistenza e sui diritti per le persone disabili, oltre che sulla
neutralità dell’educazione, aldilà di qualsiasi ideologia. E devo dire
che è stato molto importante convincere i rappresentanti di Hamas a
discutere di questi temi; è un modo pragmatico per convergere Hamas su
una linea moderata. Il nostro stesso presidente Abbas rappresenta
tutto il governo e non una parte o l’altra. Credo quindi che
l’isolamento politico dei ministri di Hamas non porti dei vantaggi, ma
sia l’ennesimo errore politico.

Questa attenzione ai temi sociali, in particolare, risulta
fondamentale in un momento così difficile di crisi economica in
Palestina. Anche se il problema palestinese è la necessità di una
soluzione politica, scongiurare il collasso economico è anche un modo
per allontanare ogni estremismo ?


Sì. Potrebbe essere uno strumento utile ed opportuno in questo
momento. Ho sollecitato l’Italia e l’Ue ad avere immediatamente
relazioni con questo governo e a non fare distinzioni tra i suoi
ministri. L’alternativa a questo governo sarebbe il collasso dell’Anp
e il caos. Mi auguro che l’Italia possa svolgere un’azione di stimolo
nell’Unione Europea ed essere uno degli attori più importanti sulla
via della pace.
(ha collaborato Francesca Cutarelli)

05/04/2007

Sì. In effetti la situazione economica in Palestina oggi è
catastrofica: circa l’80% della popolazione vive al di sotto della
soglia di povertà e quasi il 50% è disoccupata. La crisi economica è
evidente e le misure illegali adottate da Israele ne sono la causa
principale: circa 600 milioni di dollari di tasse che spettano
legittimamente all’Autorità palestinese sono trattenutiarbitrariamente
da Israele. Stiamo parlando del 70% delle entrate locali che mancano
alle nostre casse e che non ci permettono di pagare gli stipendi ai
medici, agli insegnanti, agli impiegati pubblici, da mesi senza
salario. Non possiamo permetterci di correre il rischio che questa
situazione di povertà si tramuti in forme estremismo.

Nella sua recente visita in Italia, oltre al Presidente della Camera
Fausto Bertinotti e alla vice Ministra Patrizia Sentinelli, ha
incontrato il
Ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Nell’incontro si è parlato
della Conferenza internazionale di pace?
Attualmente, è vero, Israele si rifiuta di riconoscere il governo
continuando a creare dei pretesti pur di non ammettere la legittimità
di uno Stato palestinese e Olmert persegue la linea del prendere tempo
e continuare con i dati di fatto, blocco dei territori, aumento degli
insediamenti per non risolve il vero problema di Gerusalemme est e la
fine dell’occupazione dei territori palestinesi. In questo senso
l’impegno e il riconoscimento da parte della comunità internazionale
risulta ancora più fondamentale per la ricerca di una pace giusta e
duratura. Ciò deve passare inevitabilmente per la chance posta in
essere dall’iniziativa della Lega Araba e i presupposti sono chiari:
la fine dell’occupazione israeliana non solo nei Territori occupati
palestinesi, una soluzione della questione dei rifugiati basata sulla
risoluzione 194 delle Nazioni Unite, e uno stato palestinese che
coesista con lo Stato d’ Israele, ma anche la fine dell’occupazione in
Siria e Libano. In questo modo contemporaneamente i paesi arabi
riconosceranno pienamente lo Stato d’Israele.

Dall’ Europa e dalla comunità internazionale vengono dichiarazioni che
ritengono sia opportuno cominciare a discutere con gli elementi più
moderati del vostro governo. Quella che si chiama una diplomazia
selettiva. E’ d’accordo?
Il nuovo governo di unità nazionale è non solo la migliore ma anche
l’unica soluzione politica possibile per la Palestina oggi. Non
bisogna dimenticare che questo governo rappresenta il 95% della
società palestinese e dei rispettivi gruppi politici che sono usciti
dalle ultime elezioni. Si è trattato, in effetti, di un gesto di alta
responsabilità da parte delle attuali forze politiche che hanno
ribadito la necessità di parlare con una sola voce, nel rispetto della
legalità e dei principi di democrazia, cercando in tutti i modi di
scongiurare le violenze interne e fratricide e il collasso nei
rapporti tra Fatah e Hamas. Siamo anche certi che il governo uscito da
questa intesa può disporre di un larghissimo consenso, ponendosi nei
negoziati come un’entità moderata il cui primo e fondamentale
obiettivo è quello di arrivare a una soluzione pacifica del conflitto
israelo-palestinese, basata sul reciproco riconoscimento di due Stati
indipendenti nei confini del ’67.

Israele però non vi ha riconosciuto. Come la mettiamo?

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