Israele e le prigioni come fabbriche della morte

La disumana condizione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane: attacchi a prigioni e ospedali, casi di avvelenamento, prigionieri malati e senza cure. Le denunce del ministero dei Prigionieri palestinese.

Ramallah – InfoPal.  Attacco ai prigionieri palestinesi di Hadarim. Due notti fa, le autorità carcerarie israeliane hanno condotto una violenta incursione nelle celle dei prigionieri aggrediti con gas lacrimogeni e lancio di granate.

800 prigionieri palestinesi detenuti nel carcere di Hadarim – dove è detenuto anche il leader Marwan al-Barghuti – sono stati colti nel sonno e alcuni di essi sono rimasti feriti e intossicati.

Attacco ai prigionieri malati presso l’ospedale del carcere di Ramla. Un episodio della stessa natura ha colpito l’ospedale della prigione israeliana di Ramla dove attualmente sono ricoverati 25 detenuti palestinesi malati. Qui ogni mese ne arrivano 150 e sono numerosi i casi gravi.

La retata in ospedale ha presentato aspetti inquietanti; alcuni medicinali sarebbero stati manomessi e sostituiti con droghe, i detenuti palestinesi si sarebbero ribellati e subito sono divampati scontri con il personale carcerario di stanza nell’ospedale.

Alcuni casi di prigionieri palestinesi in gravi condizioni di salute e oggetto delle ultime aggressioni israeliane sono quelli di Khaled Shawish e Mansour Mouqadah, semi paralitici; Nahed al-Aqra’ Ma’eq, Ashraf Abu Dari’, Mohammed Abu Labdah, Ashraf ‘Abdel Hafez, Ra’ed Darabiyah e molti altri affetti da cancro e altre patologie ai reni o disturbi psicologici.

Seminario “Libertà per i nostri prigionieri malati e sofferenti”. Si svolgerà il 24 novembre 2010, l’evento organizzato dal Centro per la difesa e le libertà civili presso la municipalità di al-Bireh (Ramallah).

Nell’ambito di un seminario sullo stato e per la ricerca di una risoluzione a favore di detenuti e prigionieri malati e sofferenti, il ministro dei Prigionieri ha avuto modo di fare un’esaustiva esposizione sugli aspetti di dette detenzioni affrontandone anche la casistica.

Il ministro dei Prigionieri ‘Eisaa Qaraqe’ ha spiegato che sono 1.500 i casi di detenuti in gravi condizioni di salute: 25 sono quelli tra i maggiormente preoccupanti, tutti detenuti nella prigione israeliana di Ramla: cancro, malattie ai reni e patologie psicologiche non vengono affrontare da chi di dovere (medici delle prigioni).

“I nostri detenuti vengono sedati e sottoposti ad esperimenti medici. Si raccolgono casi di maltrattamenti e minacce nei tragitti dalle prigioni verso l’ospedale e viceversa. Simili pratiche e scelte strategiche dimostrano lo stato di erosione politica di Israele.

“Israele deve rispettate le leggi internazionali e deve permettere visite, sopralluoghi e missioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) proprio sullo stato di salute dei nostri connazionali detenuti”.

Su 300 casi di istanze, solo quattro sono stati accolti da Israele che, dietro detta sollecitazione ha fornito la dovuta assistenza medico-ospedaliera.

Nablus: caso di avvelenamento del prigioniero as-Salibi. Il Centro palestinese per i diritti umani ha esposto l’allarmante caso di Mohammed as-Salibi, docente di Giurisprudenza all’Università an-Najah (Nablus), di 62 anni.

Detenuto amministrativo (senz’accusa e prorogabile ad oltranza, ndr), nel carcere israeliano di Megiddo dal 13 dicembre 2009 era stato visitato di recente dai familiari, dai quali era partita la notizia di un suo possibile avvelenamento in seguito ad un rapido e preoccupante deterioramento di salute. As-Salibi soffriva già di diabete e di cuore.

Il suo arresto era avvenuto in concomitanza al rientro dal pellegrinaggio alla Mecca, un anno fa, mentre era con la moglie, anch’essa arrestata per essere rilasciata da lì a poco.

“E’ estremamente pallido e dimagrito, introverso, e ora il sospetto ricade sulla possibile somministrazione di droghe o sul tentativo di avvelenamento”, avvertono i suoi familiari.

Il giorno di ‘Eid al-Adha, il 16 novembre scorso, il professor as-Salibi, infatti, era stato ricoverato d’urgenza presso l’ospedale di Afula per un malore improvviso. Probabilmente, queste sostanze gli sarebbero state iniettate in ospedale.

Gaza: prigioniero rilasciato: ‘I nostri detenuti sono pronti a pagare un prezzo molto alto e non scenderanno a compromessi’. Abu Khubbaizah ha 35 anni, proviene dalla Striscia di Gaza e da qualche giorno è stato liberato da Israele.

Ha trascorso otto anni tra le prigioni di ‘Ashkelon, Rama, Bi’r Saba’ (Beersheva), Gilboa’ e Raymond.

Ci racconta lo sciopero dall’interno delle carceri e ci espone le ragioni per la sommossa dei prigionieri: divieto di visite e nessuna comunicazione concessa con l’esterno, multe e incursioni quotidiane; lesioni materiali e danni psicologici ai detenuti palestinesi.

Dal suo ritorno a Gaza, Abu Khubbaizah ci confida di aver trovato una Striscia di Gaza notevolmente cambiata, sebbene al suo rilascio l’accoglienza di parenti, amici e vicini sia stata quella che si aspettava.

“I prigionieri palestinesi non si arrendono e sono pronti a pagare un prezzo molto alto in termini di estensione delle loro detenzioni legalmente immotivate. Di fronte ai patimenti a cui sono sottoposti, di certo essi non accetteranno mere condizioni per la liberazione di un soldato israeliano”, conclude Abu Khubbayzah con riferimento ad un possibile scambio di prigionieri per la liberazione di Gilad Shalit, catturato dalla resistenza palestinese nel 2006.

Elisa Gennaro


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