Liberato questa mattina il giornalista britannico Alan Johnston.

E’ stato liberato questa mattina all’alba dalle Brigate Al-Qassam e dalle Forze Esecutive del ministero degli interni della Striscia di Gaza, il corrispondente della BBC, Alan Johnston, rapito a Gaza quattro mesi fa.

Ieri, le Forze Esecutive di Hamas avevano arrestato il capo dell’Esercito Al-Islam. Dai quotidiani italiani definito ‘rapimento’, collocando così, erroneamente l’azione delle forze di sicurezza del governo di Gaza in un contesto di illegalità e di ‘scontro tra fazioni’. La rassegna stampa che stiamo pubblicando in hompepage evidenzia i tentativi di veicolare informazioni che poco rispecchiano le reali notizie relative alle dinamiche del rilascio, ai ruoli giocati, alle responsabilità dei rapitori e alla missione riuscita delle forze governative che si sono attivate per il rilascio. Pur di evitare di ammettere la "gestione vincente" di Hamas e del governo Haniyah, i nostri media si stanno letteralmente arrampicando sui vetri, dimostrando ancora una volta come lo stato in cui versa l’informazione italiana.

Era in corso una mediazione per il rilascio di Johnston con la collaborazione dei Comitati di Resistenza Popolare e dei religiosi (che avevano emesso un ‘fatwa’, responso islamico, che ne richiedeva la liberazione).
Qualche giorno fa, le forze di sicurezza di Hamas avevano annunciato un "atto di forza" contro i sequestratori se il giornalista non fosse stato rilasciato.

Johnston è stato condotto al quartier generale del primo ministro del governo della Striscia di Gaza, Ismail Haniyah, e poi accompagnato a casa, a Gaza.
I canali satellitari hanno trasmesso le foto di Johnston mentre usciva dalla casa di Haniyah, accompagnato dal direttore della BBC di Gaza Fayed Abu Shammaleh. Il giornalista è apparso stanco.
Fonti di informazione hanno rivelato che la liberazione di Johnston è avvenuto dopo tre lunghi incontri, svoltosi durante la notte scorsa, tra Hamas e il gruppo dell’Esercito dell’Islam con la mediazione dei Comitati di Resistenza popolare, che hanno portato alla formazione di una commissione legale presieduta da Sulaiman Ad-Dayeh, per decidere di Johnston.
Alla fine di una lunga discussione, la Commissione ha deciso la liberazione del giornalista.
Johnston è stato consegnato ai capi di Al-Qassam in una zona a nord della Striscia di Gaza, dove era tenuto sequestrato dal 12 di marzo scorso.

Quando, nelle settimane passate, i sequestratori avevano rigettato tutte le trattative insistendo sulle loro richieste, rifiutate sia da Hamas sia dalla Gran Bretagna, il governo di Haniyah aveva minacciato di usare la forza per liberarlo. Il governo inglese, tuttavia, aveva chiesto di non esecuire blitz, che avrebbero potuto mettere in pericolo la vita del loro cittadino.

Fonti palestinesi hanno riferito che i Comitati di Resistenza Popolare, negli ultimi tempi, hanno condotto molti sforzi per mediare tra Hamas e i sequestratori di Johnston. Alla fine, questa notte, l’Esercito dell’Islam sembra si sia reso conto dell’intenzione delle Brigate Al-Qassam di chiudere la questione del giornalista anche con la forza.

Nuovi equilibri
Le trattative tra il governo palestinese e Hamas da una parte, e i sequestratori dall’altra, parte proseguivano già prima della presa di potere di Hamas sulla Striscia di Gaza, a metà di giugno. Il movimento islamico riteneva che fosse necessario liberare Johnston per la sicurezza e la tranquillità nella Striscia di Gaza, ma i sequestratori si erano opposti.

Fonti palestinesi hanno rivelato che il governo e il movimento di Hamas avevano accettato alcune richieste dei sequestratori – mettere fine alle divergenze tra loro e le altre famiglie, la promessa di non finire in carcere dopo la liberazione di Johnston – ma essi avevano puntato sulla scarcerazione di “Abu Qatadah”, un personaggio legato ad Al-Qa’ida, portando le trattative ad vicolo chiuso.

Ampie condanne
Nei mesi trascorsi dal rapimento, il sequestro del giornalista britannico è stato ampiamente condannato dai palestinesi, sia dal governo sia dai giornalisti – che hanno emesso decine di comunicati e organizzato molti sit-in. I sequestratori hanno sempre risposto agli appelli con la distribuzione di video che ritraevano Johnston o con la tuta arancione dei condannati a morte o con addosso una cintura esplosiva.

Questi video hanno irritato molto i dirigenti palestinesi: in un suo discorso, due settimane fa, il primo ministro Ismail Haniyah aveva dichiarato che "questo sequestro è lontano dalle abitudini e dalla cultura del popolo palestinese", e che tali "comportamenti danneggiano l’Islam".

Con la chiusura positiva e felice del caso del giornalista britannico Alan Johnston, il movimento di Hamas ha registrato una vittoria, riuscendo, in meno di tre settimane di controllo della Striscia di Gaza, di chiudere il fascicolo del giornalista, mentre le forze di sicurezza controllate dall’Anp di Abbas – più di dieci organi, con più di 70 mila uomini – non erano riusciti a liberarlo.

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Il giornalista britannico Alan Johnston, liberato dopo 113 giorni, di sequestro lascia la Striscia di Gaza diretto verso Gerusalemme.
Il giornalista è stato accompagnato da ufficiali israeliani al lato israeliano della frontiera di Gaza verso il consolato britannico, a Gerusalemme, per poi dirigersi a Londra.
Dopo il suo arrivo in Israele, Johnston ha detto ai giornalisti: “Lasciare la Striscia di Gaza è un evento meraviglioso”.
E ha raccontato che i sequestratori non gli hanno permesso, negli ultimi tre mesi, di uscire dalla stanza buia dove era rinchiuso, e ha parlato delle "grandi pressioni subite” durante la sua prigionia.

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