L'Ue chiede pari diritti per i non-ebrei in Israele

Tel Aviv – Ma'an. L'Ue ha chiesto ieri a Israele di garantire l'eguaglianza di tutti i propri cittadini in seguito alla richiesta, rivolta dal primo ministro Benjamin Netanyahu ai palestinesi, di riconoscere l'identità ebraica d'Israele. Lo ha riportato l'agenzia France-Press.

“Noi siamo a favore dell'esistenza di due stati democratici, che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza – ha dichiarato Maja Kocjancik, portavoce del direttore generale delle Relazioni estere dell'Ue Catherine Ashton –. Sottolineiamo inoltre che i futuri stati di Palestina e Israele dovranno garantire piena eguaglianza a tutti i loro cittadini. Nella pratica, nel caso d'Israele, questo si riferirebbe a ebrei e non-ebrei”.

L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha respinto lunedì la richiesta di Netanyahu: il portavoce del presidente palestinese Mahmud Abbas, Nabil Abu Rudaina, ha infatti ribadito che un ritorno alle trattative di pace richiederebbe uno stop alla costruzione delle colonie da parte d'Israele: “Il problema dell'ebraicità dello Stato non ha nulla a che fare con quest'argomento” (Reuters).

Una condanna della proposta è giunta anche dalle fazioni di Hamas e Fatah nel loro insieme.

Abbas aveva annunciato che si sarebbe ritirato dalle negoziazioni, rilanciate dagli Usa lo scorso 2 settembre, se Israele non avesse esteso lo stop di dieci mesi all'espansione abusiva delle colonie. Nonostante i richiami internazionali che sostenevano la richiesta di Abbas, Israele ha però ricominciato ugualmente a costruire a est della Linea Verde al termine dei dieci mesi, scaduti verso la fine del mese scorso.

I ministri degli Esteri arabi si sono riuniti venerdì e hanno appoggiato la decisione di Abbas di ritirarsi dal dialogo. Dall'altra parte, tuttavia, hanno anche concordato nel dare agli Usa un mese per risolvere la crisi delle trattative.

'Se la leadership palestinese dichiarerà esplicitamente davanti al suo popolo che riconosce Israele come patria del popolo ebraico, sarò pronto a convocare il mio gabinetto e richiedere un'ulteriore sospensione' ha dichiarato Netanyahu davanti alla Knesset, secondo il giornale israeliano Haaretz.

'Allo stesso modo in cui i palestinesi si aspettano che noi riconosciamo il loro Stato, ci aspettiamo un uguale trattamento da parte loro' ha proseguito il premier, aggiungendo: 'Non si tratta di una condizione, ma di un tentativo di porre le basi perché gli israeliani in generale, dopo che negli ultimi dieci anni hanno perso la fiducia nel desiderio dei palestinesi di ottenere la pace, tornino ad essere fiduciosi'.

A metà dello scorso mese, parlando della richiesta di Netanyahu di riconoscere l'ebraicità d'Israele, Abbas aveva commentato che quest'ultima era libera di chiamare se stessa l''Impero Ebraico Sionista Israeliano', e la cosa non l'avrebbe riguardato.

Ad ogni modo, aveva aggiunto, se Israele volesse che i negoziatori palestinesi riconoscessero il suo Stato, dovrebbe a sua volta riconoscere lo Stato palestinese.

I palestinesi presenti alle trattative hanno riconosciuto il diritto d'Israele ad esistere, ma non in quanto Stato ebraico: quest'ultimo aspetto, sostengono i negoziatori, pregiudicherebbe i diritti dei cittadini non-ebrei d'Israele e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.

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