Manifestazioni popolari per l’unità nazionale disperse con violenza nella Striscia e in Cisgiordania

Gaza / Cisgiordania – InfoPal. Ieri, 15 marzo, le forze di sicurezza locali, sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania, hanno disperso con il ricorso alla violenza le manifestazioni per l'unità nazionale.

I nostri corrispondenti da Gaza, già ieri mattina, ci avevano spiegato che il movimento di Fatah, insieme con alcuni gruppi di “sinistra”, stavano lavorando per trasformare l'evento popolare in un'occasione di disordine pubblico, in modo da indurre la polizia del governo a reagire. “La manifestazione a Gaza era terminata alle 17 – ci ha raccontato il nostro corrispondente -, per strada erano rimasti prevalentemente elementi del movimento di Fatah, agli ordini di Ramallah, con la volontà di destabilizzare e provocare, creando disordini. La polizia li ha dispersi. Era chiaro sin da ieri mattina che Fatah avrebbe fatto di tutto per far apparire il governo di Gaza come 'il soppressore delle libertà'. Ma in realtà si è trattato di un piano ben organizzato”. 

Di fatto, ancche le manifestazioni in Cisgiordania, controllata dall'Anp di Abbas, sono state represse con violenza.

Riportiamo qui di seguito il racconto delle manifestazioni secondo le testimonianze diffuse da alcuni media.

A Gaza, secondo le dichiarazioni di alcuni dei presenti, riportate da Ma'an, “mentre erano di pattuglia nell'area, le forze di sicurezza hanno dapprima eretto centinaia di barriere intorno alla piazza dei dimostranti. Poi la gente è stata picchiata con i manganelli ed è stato appiccato il fuoco alle tende del presidio”. Quest'ultimo dettaglio proviene dal racconto di alcuni attivisti. 

“Nessuna divisione e rivoluzione fino all'unità nazionale”, avevano urlato ieri i manifestanti di Gaza sventolando bandiere palestinesi. 

“I manifestanti sono stati affrontati da decine di sostenitori del Movimento di resistenza islamica – Hamas – con i quali erano sorti scontri per mezzo del lancio di pietre. Tre manifestanti erano rimasti feriti. Mentre la gente affluiva sempre più numerosa, proliferavano anche bandiere e slogan politici di Hamas. In quest'atmosfera, qualcun altro ha lasciato la piazza per proseguire in altre zone, lontano dalla presenza delle forze di polizia”. 

Secondo quanto ha riportato “al-Quds al-'Arabiyy“, ieri sera, i manifestanti intrappolati erano tra i 1.500 e i 2 mila, colpiti anche con il calcio del fucile. 'Abed Hammad, membro della Campagna del 15 marzo, ha raccontato che, dopo l'accerchiamento, le forze di sicurezza si sono lanciati in una vera e propria caccia ai manifestanti nelle vie limitrofe.

Samer Abu Rahmah, coordinatore del gruppo di giovani “5 giugno” ha fatto sapere che, dopo gli eventi che hanno turbato la campagna per chiedere la fine delle divisioni, il suo gruppo – ma anche altri – si riuniranno per decidere come reagire. “Certo è che non vi è alcun dubbio sulla necessità di continuare con il presidio”, ha messo in chiaro Abu Rahmah. 

La violenza di ieri sera, è stata confermata anche nelle testimonianze di vari membri della Coalizione: “Le forze di sicurezza di Hamas hanno assaltato la folla nel tentativo di disperderla”.
Ra'ed Fattouh, rappresentante di governo e responsabile per il passaggio delle merci a Gaza, ha raccontato di essere stato attaccato di fronte alla propria abitazione, nell'area di piazza Khatiba. 

Il Fronte democratico di liberazione della Palestina (Fdlp) ha condannato l'attacco perché diretto contro manifestanti pacifici. 

Anche a Ramallah, manifestanti e forze di sicurezza si sono scontrati. Alla sicurezza erano state impartite chiare disposizioni dal governo dell'Autorità palestinese (Anp): “Prendere il controllo sui manifestanti”, che ieri chiedevano la fine delle divisioni interne ai Territori palestinesi occupati. 

Su “RayaPress, So'an Jabareen, direttore del centro per i diritti umani “al-Haq”, si dice incredulo per quanto accaduto dalla Cisgiordania alla Striscia di Gaza. 

Secondo il corrispondente dell'agenzia palestinese “Ma'an, a Ramallah, almeno 20 manifestanti sono stati feriti dalle forze di sicurezza nella piazza principale della città, “al-Manarah”, e sei sono stati portati via sulle ambulanze. 

Il raduno più grande resta quello di Gaza City, dove ufficiali del ministero dell'Interno del governo di Hamas hanno riferito della presenza di gruppi di militari non identificati giunti in piazza

Di fronte alla richiesta popolare per la fine delle divisioni interne tra Hamas e Fatah, il premier di Gaza, Isma'il Haniyah, aveva chiesto esplicitamente al presidente dell'Anp, Mahmoud 'Abbas, un incontro immediato per affrontare la questione del dialogo nazionale. Questo è stato ribadito ieri da Haniyah in televisione subito dopo una riunione d'emergenza del proprio gabinetto. 

Per la fine delle divisioni, 'Abbas proponeva “elezioni presidenziali e parlamentari”. Il presidente dell'Anp lo aveva detto in occasione di un incontro a Ramallah con l'omologo cipriota, Demetris Christofias. 

La protesta di massa era stata indetta attraverso una campagna lanciata sul Social Network “Facebook” e la data di ieri era attesa da tutti da lungo tempo. 

Nel corso della giornata, circa 7 mila palestinesi hanno sfilato in Cisgiordania: 3 mila a Ramallah, molti nell'area settentrionale di Nablus e numerosi ancora ad al-Khalil (Hebron). 

Ma in Cisgiordania, secondo quanto riporta l'agenzia “Pal-Info, numerose scuole, università e piazze erano state occupate preventivamente dalle forze di sicurezza dell'Anp. Inoltre, qui si è riportata la presenza di decine di ufficiali di sicurezza in borghese. Anche a Ramallah, i manifestanti si sono imbattuti con altri gruppi politici. 

A piazza “al-Manarah” erano presenti i due leader – Hussain Abu Kwuaik per Hamas e Mahmoud al-'Aloul per Fatah – e anche il presidente di “Iniziativa nazionale” (al-Mubadarah), Mosutafa al-Barghouthi. 

Un grande striscione raffigurante i volti dei vari leader politici palestinesi, tra cui Yasser 'Arafat e Shaykh Ahmed Yassin è comparso sulla piazza. “Porre fine alle divisioni”, è stato il messaggio scelto. 

“Non sento di appartenere né a Hamas, né a Fatah. Sono venuto con degli amici – ha confidato, ancora a Ma'an, uno studente palestinese di 24 anni a Nablus -.Resteremo qui fino alla fine della discordia politica”. 

“Non ci sarà alcuna unità finché le parti politiche non cederanno sulle rispettive questioni di principio”, ha affermato un altro studente a Ramallah. “Questo è un grande momento per noi ragazzi”, ha aggiunto Sama Mousa. 

Khalida Jarrar, membro del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp), ha dichiarato: “Le forze di sicurezza oggi non dovrebbero essere qui tra i manifestanti. 

Lo slogan dei presenti è forte. Essi chiedono elezioni nel Clp ed è davvero importante l'unità dei palestinesi che rivendicano – all'interno come nella diaspora”. 

La rivalità tra le due principali fazioni palestinesi risale agli inizi degli anni '90, per aggravarsi con la vittoria di Hamas alle elezioni nel 2006 e toccare l'apice un anno dopo quando il Movimento di resistenza islamica minò il potere di Fatah nella Striscia di Gaza, prendendone il pieno controllo politico. 

Da allora, i Territori palestinesi occupati hanno subito una vera e propria frattura, mentre a Ramallah restava il governo di 'Abbas. 

Il movimento del 15 marzo ha tratto ispirazione dall'ondata di rivolte arabe che hanno scosso – e tuttora scuotono – alcuni Paesi arabi. 

E mentre i giovani del 15 marzo promettono che non andranno via, restano da chiarire il movente e i protagonisti della violenza di ieri sera. Il ministero dell'Intero di Gaza, intanto, fa sapere che indagherà sui fatti di ostilità sorti dietro la richiesta di rientare nelle propria case dopo un preciso orario.

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