Mitchell: un anno di stop alle colonie prima del blocco definitivo

Gli Stati Uniti hanno radunato le forze per garantire uno stop alla costruzione d’insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est: l’inviato speciale nella regione George Mitchell ha infatti chiesto ieri che venga congelata per un anno.

 

La richiesta è stata indirizzata al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al ministro della Difesa Ehud Barak, e ha definito il blocco di un anno dell’espansione coloniale un “acconto” in vista di un futuro impegno a rendere tale blocco definitivo.

 

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, l’idea di Mitchell sarebbe stata avanzata per la prima volta la settimana scorsa, mentre in un incontro di ieri le è stata data forma ufficiale. Un simile gesto, sostiene l’inviato USA, spronerebbe il processo di normalizzazione con gli stati arabi che stanno attendendo che Israele mostri di volersi impegnare in una soluzione regionale.

 

Come ha sostenuto lunedì l’emiro kuwaitiano shaykh Sabah al-Ahmed as-Sabah in un incontro con il presidente USA Barack Obama, a Israele verrà concessa la normalizzazione quando dimostrerà la propria disponibilità a rispettare i termini dell’Iniziativa di pace araba del 2002. Questo e altri commenti sono giunti in risposta ad una dichiarazione precedente fatta lo scorso 27 luglio da Mitchell, secondo il quale la politica americana di ricerca della pace nella regione include la normalizzazione tra Israele e stati arabi: “Tutti i soggetti coinvolti – ha affermato – devono fare i passi necessari per un rapido ritorno ai negoziati e ad una pronta risoluzione del conflitto, anche se si tratta di obiettivi difficili e controversi.”

 

Una “fonte autorevole di Gerusalemme” citata da Haaretz avrebbe riferito che nessun leader israeliano ha respinto la richiesta, ma che alcuni di loro hanno cavillato sui dettagli del progetto, suggerendo di far durare il primo congelamento non oltre i sei mesi.

 

Altri punti di disaccordo riguardano la pianificazione di ciò che accadrà al termine di questo periodo e il destino delle 2.500 unità abitative già in costruzione. Il giornale israeliano sostiene che Mitchell starebbe tentando di ridurre il numero di case da completare, mentre Netanyahu e Barak intenderebbero vederle tutte completate.

 

Un’altra fonte “di alto livello” di Haaretz sosterrebbe che l’inviato americano si aspetta che venga raggiunto un accordo sulla questione entro l’incontro del prossimo 26 agosto con Netanyahu a Londra.

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