Morire per mancanze di cure a Gaza. A causa dell’embargo.

GazaInfopal

Fonti mediche palestinesi hanno comunicato il decesso di Bassam Hamdi Younes Hararah, 36 anni.

L’uomo aveva lottato per diversi mesi contro la malattia, ma a causa del duro assedio israeliano non aveva potuto recarsi all’estero per sottoporsi a un’operazione chirurgica.

Hararah, residente a Gaza, da quattro mesi aveva problemi ai reni ed era stato curato presso l’ospedale ash-Shifa. Negli ultimi tempi la sua situazione era peggiorata, e per avere possibilità di sopravvivere, avrebbe dovuto recarsi all’estero per le cure.

Samir Hararah, uno dei familiari, ha raccontato che erano riusciti ad ottenere l’autorizzazione per il suo trasferimento all’estero, ma a causa dell’assedio e della chiusura dei passaggi non sono riusciti a partire. E ha aggiunto che Bassam, negli ultimi tempi, soffriva molto perché i reni funzionavano solo per il 17%: due giorni fa, il dolore è aumentato ed è stato trasportato in ospedale, dove è deceduto.

Hararah ha invitato a muoversi rapidamente per rompere l’assedio prima della morte di altre decine di cittadini malati: "Bassam non era l’unico malato grave, altri stanno aspettando la morte come lui”.

Hararah si è rivolto ai paesi arabi ed islamici e alle organizzazioni umanitarie affinché si attivino per riaprire il valico di Rafah, che collega la Striscia di Gaza all’Egitto.

Da mesi, la Striscia è chiusa e assediata, come un grande campo di concentramento, dove la popolazione è privata di tutto – dal cibo all’acqua, dall’energia elettrica e al combustibile e alle cure mediche – e dove ogni giorno l’aviazione, l’artiglieria e la marina israeliana sparano all’impazzata. Gli ospedali non hanno più scorte di medicinali e di anestetici, e i macchinari che si rompono non possono essere aggiustati a causa della mancanza di pezzi di ricambio.

Hararah ha sottolineato che il mondo sta guardando la Striscia "morire lentamente".

 

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