'Nessuna normalizzazione, unità come a Bil'in'.

Da www.ilmanifesto.it dell’8 settembre

«Nessuna normalizzazione, unità come a Bilin»
Una squadra di calcio israeliana e una ong palestinese sotto accusa: vogliono normalizzare l’occupazione. Il messaggio dei pacifisti: solo la lotta nonviolenta avrà successo
Michelangelo Cocco

Una società di calcio israeliana che vuole allenare i ragazzi di una delle aree palestinesi più martoriate dall’esercito con la stella di David, un’organizzazione non governativa dei Territori occupati che avvia un programma di cooperazione con il Centro Peres per la pace. Per la società civile palestinese che ieri si è data appuntamento a Bilin, il villaggio simbolo della resistenza non violenta alla colonizzazione, non ci sono dubbi: sono tentativi di tatbiyeh (in arabo «normalizzazione») che vanno respinti, perché in grado di danneggiare la lotta dei palestinesi.
L’Hapoel Tel Aviv, come ha spiegato al quotidiano Ha’aretz il suo manager Meir Orenstein, istituirà cinque scuole in altrettanti villaggi attorno a Nablus, nel nord della Cisgiordania, dove insegnerà a giocare a pallone a circa 2.500 bambini. Saranno coordinatori palestinesi a portare avanti sul terreno le scuole, utilizzando allenatori locali preparati direttamente dall’Hapoel. Il ministro per lo sport e la cultura Majadele (il primo arabo ad aver ottenuto un dicastero nella storia dello Stato ebraico) ha espresso il suo pieno appoggio all’iniziativa.
Qualche decina di chilometri più a sud, nella Ramallah del presidente Abu Mazen, una ong palestinese, Panorama, ha annunciato l’inizio di una collaborazione con il Centro per la pace istituito dal presidente dello Stato ebraico Shimon Peres.
Mustafa Barghouti ieri era a Bilin, a festeggiare assieme a centinaia di attivisti quella che il movimento pacifista considera una vittoria: la decisione con la quale, martedì scorso, l’Alta corte israeliana ha imposto lo spostamento di un tratto – un chilometro e mezzo circa – del muro dell’apartheid che ai contadini e agli abitanti del villaggio (penetrando all’interno della linea armistiziale del 1949) ruba 200 ettari di terreno.
Per il leader del partito Mubadara la collaborazione avviata da Panorama (*) «è inaccettabile, perché non rappresenta gli interessi dei palestinesi».
«Abbiamo bisogno degli israeliani che protestano contro l’occupazione – dice al manifesto Barghouti rispondendo al telefono da Bilin -, come quelli assieme a cui abbiamo vinto qui». «È dal 1993 – continua il leader che più di altri si è dedicato allo sviluppo della società civile -, dall’inizio del processo di Oslo che le autorità d’occupazione inseguono il sogno della normalizzazione, ma i palestinesi hanno sempre respinto questi tentativi». Barghouti è ottimista, ricorda che, oltre a Bilin, ci sono altri centri palestinesi che hanno iniziato a praticare questo tipo di protesta e guarda lontano, al traguardo «dell’esplosione di una protesta simile in 70 centri della Cisgiordania occupata».
Salam Fayyad, il premier palestinese che sta cooperando attivamente con le autorità d’occupazione israeliane e con gli Stati Uniti, ieri ha voluto prendere parte alla festa di Bilin, e ha parlato di «una vittoria del popolo contro l’assedio».
A dire no alla tatbiyeh c’era anche Michael Warschawski, storico intellettuale della sinistra israeliana. Per lui «l’occupazione militare e la colonizzazione della Cisgiordania si fanno ogni giorno più dure, mentre iniziative come quelle di Panorama mirano a dare l’impressione che tutto vada bene, che non stia succedendo nulla, proprio quello che vuole il governo israeliano».
«I palestinesi non hanno bisogno dell’elemosina del Centro Peres – aggiunge da Bilin il fondatore dell’Alternative information center -, piuttosto sia l’Unione europea a riprendere subito il programma di aiuti per finanziare la costruzione delle istituzioni palestinesi».
(*) Panorama è l’organizzazione fondata da Riyad al-Malki, attuale ministro dell’informazione del governo Fayyad (nota di Infopal).

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