Oggi a Sharm al-Shaikh si apre la conferenza internazionale per la ricostruzione della Striscia di Gaza

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Egitto – Infopal. Oggi iniziano i lavori della conferenza internazionale per sostenere l’economia palestinese e ricostruire la Striscia di Gaza, dopo più di sei settimane dall’aggressione israeliana.

A Sharm al-Shaikh sono arrivate le rappresentanze politiche di vari Stati: il Presidente egiziano Husni Mubarak, quello palestinese Mahmud Abbas, quello francese Nicolas Sarkozy, il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi, il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea Javier Solana.

Alla conferenza internazionale partecipano anche il Sgretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, il Segretario Generale della Lega Araba Amro Musa, la delegata per gli Affari Esteri dell’Unione Europea Benita Ferrero Waldner e altri capi di organizzazioni e associazioni internazionali e locali.

Il Ministro degli Esteri egiziano, Ahmad Abu al-Gait, ha espresso la speranza che dalla conferenza possa affiorare “una chiara impronta politica che confermi la necessità di un atto politico efficace per realizzare le attese del popolo palestinese”.

Il Segretario Generale della Lega Araba Amro Musa ha dichiarato che gli aiuti internazionali per la ricostruzione supereranno i tre miliardi di dollari. Ha tuttavia ribadito la necessità di far cessare il fuoco, aprire i valichi e mettere fine all’assedio imposto sulla Striscia di Gaza.

Musa ha insistito sull’opportunità di ricostruire Gaza su una base politica, criticando le ripetute aggressioni israeliane. Nello stesso tempo ha confermato l’importanza di sollecitare la realizzazione della pacificazione palestinese per permettere alle comunità arabe e internazionali di accelerare la ricostruzione nella Striscia.

Gli organizzatori sperano di poter raccogliere circa tre miliardi di dollari, ovvero il costo della ricostruzione di Gaza, di cui l’Arabia Saudita ha dichiarato di donarne uno, il Kuwait mezzo, il Qatar venticinque milioni, l’Algeria due milioni, oltre ai cento milioni donati da enti non governativi. Gli Stati Uniti hanno promesso di donare novecento milioni di dollari, l’Unione Europea ha parlato di circa 544 milioni e il Giappone ha promesso altri duecento milioni.

Fonti americane hanno tuttavia reso noto che, secondo le direttive di Washington, gli aiuti degli Stati Uniti non dovranno andare al movimento di Hamas, precisando che comunque solo un terzo sarà destinato a Gaza, mentre il resto finirà nelle casse di Abu Mazen per sanare l’economia palestinese in Cisgiordania.

Solana ha dichiarato ieri, in una conferenza stampa congiunta con Abbas, che gli aiuti per la ricostruzione saranno trasferiti all’Anp, affermando che non c’è bisogno di cercare un organo alternativo.

La posizione di Hamas. Nonostante l’apprezzamento espresso per la conferenza, Hamas ha chiesto di non politicizzare gli aiuti che saranno offerti. Yusef Rizqa, consigliere del Primo Ministro palestinese a Gaza, ha criticato il fatto che il movimento di Hamas non sia stato rappresentato alla conferenza e che le donazioni siano state destinate all’Anp di Ramallah. Ha quindi espresso il suo scetticismo sui risultati e sulle decisioni della conferenza, affermando che “si tratterà di decisioni teoriche e si tenterà di porre ulteriori condizioni politiche”.

Hamas attribuisce comunque all’occupazione israeliana la totale responsabilità di quanto accaduto nella Striscia di Gaza, ribadendo che è l’unica a dover farsi carico di tutte le conseguenze relative alla ricostruzione.

 

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