Peggiorano le condizioni di salute del giornalista della BBC rapito tre settimane fa. Sit-in di protesta dei giornalisti palestinesi.

Le condizioni di salute del giornalista della BBC, Alan Johnston, rapito a Gaza tre settimane fa, stanno peggiorando.

Lo ha rivelato il presidente del sindacato dei giornalisti, Na’im Toubasi. E ha aggiunto che è possibile che i rapitori vogliano il pagamento di un riscatto.

Per protestare contro il sequestro del collega britannico, oggi, decine di giornalisti palestinesi hanno partecipato al sit-in organizzato al centro di Ramallah dal sindacato della stampa.

Gli enti giornalistici hanno dichiarato che boicotteranno presidenza e governo palestinese per tre giorni, a partire da oggi. 

Fonti giornalistiche israeliane sostengono che Johnston sia in mano al clan dei Dughmush, nella Striscia di Gaza. Nell’edizione di venerdì scorso, il quotidiano ‘Maariv’ ha scritto che "un gruppo spontaneo di fotografi locali di Gaza" è dietro il sequestro dei reporter stranieri. Secondo il quotidiano, "la presenza di giornalisti stranieri minaccia il sostentamento di quelli locali, poiché il loro lavoro di freelance viene loro sottratto per essere eseguito da corrispondenti stranieri ben pagati.

Maariv aggiunge, tuttavia, che Johnston sembra avere il sostegno della maggioranza dei giornalisti palestinesi.

Maariv ha affermato che la famiglia Dughmush è "la principale beneficiaria di questi rapimenti" e aggiunge che essa ha ricevuto 2 milioni di dollari Usa come riscatto per la liberazioni di un giornalista straniero, e che, l’anno scorso, il network statunitense Fox News ha pagato tale cifra per il rilascio del corrispondente Steve Centanni e del fotografo neozelandese Olaf Wiig.

Maariv aggiunge che anche il soldato israeliano Gilad Shalit è tenuto prigioniero dalla stessa famiglia di Gaza.

La politica dei sequestri avrà come risultato la fuga dei giornalisti stranieri.

I sequestri non sembrano, tuttavia, avere alla base motivi politico-ideologici, come accade invece in Iraq o in altre zone di guerra, ma solo economici.

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