Rifugiati palestinesi in Calabria, la lettera di Invictapalestina

Cari lettori,

in relazione alla tragica e controversa questione dei rifugiati palestinesi in Calabria, di cui ci stiamo occupando in questi giorni, pubblichiamo qui di seguito la lettera inviataci da Rosario Citriniti, dell'Associazione InvictaPalestina, che ha sede, appunto, in Calabria.

 

Ciao,

L'anno scorso nel mese di maggio,  sono andato in Calabria e ho parlato con i palestinesi di Riace e Caulonia.

Non mi risultano atti discriminatori o razzisti avvenuti in Calabria, già terra di migranti. 

A Pentone, durante l'inaugurazione di Invictapalestina, sono stati accolti con la “Banda dei Fiati sprecati” di Firenze.

Abbiamo attraversato insieme le vie del paese con la bandiera palestinese e la sera hanno partecipato al dibattito facendo un bellissimo intervento in Italiano e in arabo con la traduzione di Wasim Dahmash.

Mai hanno raccontato di maltrattamenti o discriminazioni subite, anzi un ragazzo giovane era innamorato della Calabria e sarebbe rimasto volentieri per aprire un ristorante: a Pentone ha preparato la cena palestinese per oltre 200 persone.

Durante la festa patronale di Riace, nel 2010, hanno allestito un banchetto con l'artigianato palestinese e in un angolo un bellissimo narghilè, salutavano tutti per nome e tanti si sono fermati per fumare il loro tabacco aromatico.

A questi indirizzi è possibile vedere le foto e la bella accoglienza che abbiamo riservato loro.

http://www.invictapalestina.org/festa/index.html

http://www.youtube.com/user/invictapalestina?feature=mhee#p/u/20/Q0W2WOcaDJY

A Riace sono ritornato più volte e sempre ospitato dalla comunità palestinese.

Mi hanno raccontato di una situazione problematica, ma legata soprattutto alla gestione dei finanziamenti, preoccupati per il loro futuro alla scadenza del progetto:

Difficoltà di dialogo con le istituzioni spesso per mancanza di interpreti, scarsa trasparenza nella gestione economica, discutibile qualità dei corsi per l'insegnamento della lingua e di formazione per l'inserimento lavorativo.

Ricordo un palestinese che mi aveva rivolto una domanda semplice e significativa: “Come potete invitarci a pranzo se non avete cibo per voi?”

Il riferimento era chiaramente alle difficoltà di un inserimento lavorativo dignitoso nella fragile economia calabrese.

Un giorno ho incontrato il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, e ho cercato di capire meglio la situazione dei palestinesi in Calabria. L'idea che mi son fatta è che Riace non è preparato per affrontare questo grande problema, e forse non ha saputo/potuto gestire la questione nel migliore dei modi.

Sicuramente dare una casa a 180 palestinesi portando avanti un progetto di accoglienza e di formazione per il loro reinserimento lavorativo, non è cosa da poco, anche in considerazione della loro età e della situazione sanitaria (persone anziane, malate, bambini con i traumi della guerra irachena, giovani discriminati e torturati dopo la caduta di Saddam).

Un abbraccio

Rosario

 

 

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