Rompere l'assedio: con lo stesso spirito di Rachel Corrie e della Mavi Marmara

Di Najiah

 

Domenica scorsa, 12 luglio, è stata una giornata insolita: centinaia di persone – malesi e non – hanno partecipato alla conferenza internazionale dal nome “Rompere l’assedio: con lo stesso spirito di Rachel Corrie e della Mavi Marmara”, organizzata dalla Perdana global peace organisation (Pgpo), e svoltasi al Putra world trade centre (Pwtc) di Kuala Lumpur, Malesia, dalle 9 del mattino alle 6 del pomeriggio.

 

Come ha affermato il presidente della Pgpo Mohamad Mahathir durante il suo intervento, la conferenza, oltre a onorare gli attivisti turchi massacrati sulla Mavi Marmara alla fine dello scorso maggio, aveva anche il duplice scopo di rispondere alla propaganda filo-sionista – che cerca di far passare le vittime della Mavi per terroristi – e lanciare un messaggio di solidarietà ai palestinesi.

 

Non sono mancate le critiche, oltre che nei confronti d’Israele, anche verso l’atteggiamento degli Usa e in particolare del presidente Obama. Quest’ultimo, pur basando la sua retorica sul proprio impegno per la pace e il cambiamento, ha infatti aumentato le truppe americane in Afghanistan, come ha ricordato Mahathir. Secondo il presidente della Perdana, quindi, non c’è da stupirsi se l’Onu ha respinto una risoluzione giunta proprio dalla Malesia, che condannava le terribili azioni d’Israele.

 

Alla conferenza, coordinata dal noto personaggio televisivo malese Wan Zaleha Radzi, hanno partecipato diversi politici, giornalisti, blogger, studenti e rappresentanti di Ong.

 

L’incontro è stato diviso in tre sessioni, precedute da una presentazione multimediale della vita dei palestinesi sotto l’occupazione israeliana. Nella prima parte, intitolata “Freedom flotilla – Racconti dei testimoni”, cinque dei partecipanti alla spedizione umanitaria hanno condiviso i loro punti di vista sulla tragedia della Mavi Marmara e sulla missione della Rachel Corrie, esaminando in particolare i piani israeliani volti a intercettare le due imbarcazioni.

 

Nella seconda sessione, Derek Graham e Mohammed Radwan – rispettivamente membro principale della Rachel Corrie e responsabile delle relazioni internazionali presso il parlamento di Gaza – hanno presentato nuovamente le testimonianze quotidiane dei palestinesi assediati, rivolgendo un appello alla comunità internazionale per sostenere il popolo senza uno stato.

 

La terza e ultima parte, “Un invito ad agire”, coordinata dallo stesso Mahathir, ha visto una presentazione delle prossime missioni della Freedom flotilla ancora in fase di progettazione. Tra i partecipanti a questa sessione vanno segnalati Serap Ataay, ambasciatore turco in Malesia, e Datin Seri Paduka Rosmah Mansor, moglie del primo ministro malese Datuk Seri Najib Razak. Il vice primo ministro Tan Sri Muhyiddin Yassin ha invece tenuto il discorso di chiusura, annunciando che la Malesia farà pressioni sull’Onu affinché consulti la Corte di giustizia internazionale sull’attacco alla Flotilla.

 

Che cosa è stato detto.  

Michel Chossudovsky – Professore del centro di ricerca sulla globalizzazione dell’Università di Ottawa e partecipante alla Freedom flotilla del maggio 2010:

“Posso affermare senza ombra di dubbio che dietro l’attacco ci sono anche gli Stati Uniti. Il presidente veniva informato giornalmente dall’intelligence e dal segretario alla Difesa riguardo alle operazioni militari. Il problema di Gaza non riguarda solo questioni politiche, ma anche economiche. Molti non sapevano che Gaza possiede riserve abbondanti di gas naturale, e questo è uno dei motivi per cui Israele non vorrebbe rinunciare a questa regione”.


Hassan Huseyin Usyal – Membro dell’associazione turca Ihh, a bordo della Mavi Marmara al momento dell’attacco israeliano:

“È assolutamente inaccettabile che un attivista di pace venga aggredito, mentre tutto quello che facciamo è agire per una causa umanitaria. Certo non avrei mai pensato che potesse accadere alla Freedom flotilla. Ma così è stato. Sono stati gli israeliani ad attaccarci e ad uccidere alcuni di noi, e hanno detto che avevamo delle armi, quando in realtà non avevamo nulla”.

 

Dennis J. Halliday – Ex assistente al segretario generale dell’Onu, membro internazionale della Pgpo e partecipante alla Freedom flotilla del maggio 2010:

“L’Onu è un tragico imbarazzo, poich&ea
cute; ha voltato le spalle ai palestinesi e non ha dato voce alle proteste degli oppressi. La nostra Freedom flotilla non è solo una missione umanitaria, ma anche un modo per rompere l’assedio che ha ridotto i palestinesi alle condizioni peggiori che qualsiasi essere umano possa sopportare. Se riusciremo a fare pressioni sugli americani e a far sì che ritirino il loro appoggio a Israele, tutto il mondo finirà per prestare attenzione. Gli israeliani si sono finora considerati dei privilegiati, proprio come gli Usa, e noi dobbiamo impedire quest’atteggiamento”.


Jenny Graham – Attivista internazionale e membro della Rachel Corrie.

“Per essere informati e coinvolti in modo attivo nell’intera questione palestinese, bisogna fare le proprie ricerche. Non prendete le mie parole da sole. Leggete, istruitevi sull’argomento, e sulla sua storia. Non limitatevi ad afferrare qualsiasi cosa vi mettano a disposizione i grandi media. Se non sapete, chiedete!”

 

Datin Seri Paduka Rosmah Mansor – Moglie del primo ministro malese.

“Non si dovrebbe lasciar svanire lo spirito della Freedom flotilla e di coloro che hanno perso la vita. Al contrario, esso deve continuare a vivere, ad ispirare altri ad andare avanti, e ad aiutare il popolo di Palestina in modo pacifico. Abbiamo l’obbligo morale di dire no alle aggressioni, no alle oppressioni, no agli abusi e alle torture, e soprattutto no ai maltrattamenti di donne e bambini”.


Derek Graham – Membro della Rachel Corrie

“Non saranno i governi a fare la differenza, ma saranno le persone comuni a far sì che i sionisti smettano di maltrattare i palestinesi. Un grazie a tutti i malesi, per l’instancabile sostegno e la copertura mediatica riservata alla Rachel Corrie: tutto questo è servito a far restare incolumi i passeggeri della nave. Ci stiamo avvicinando al nostro obiettivo d’informare il mondo”.

 

(http://irishingaza.wordpress.com/2010/07/14/malay-mail-july-12th-2010/)

Rompere l’assedio: con lo stesso spirito di Rachel Corrie e della Mavi Marmara 

 

Un ringraziamento alla Perdana Global Peace Organisation, e in particolare a Matthias e Christopher: una presentazione molto “grafica”, ma sincera.

 

VIDEO: http://irishingaza.wordpress.com/2010/07/15/breaking-the-siege-in-the-spirit-of-rachel-corrie-and-mavi-marmara/

 

(http://irishingaza.wordpress.com/2010/07/15/breaking-the-siege-in-the-spirit-of-rachel-corrie-and-mavi-marmara/)

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