Sovvertire la democrazia.

 
Sovvertire la democrazia
Joseph Massad, al-Ahram, 2 Giugno 2007 
 
Dato che i nemici del popolo palestinese li aveva già attaccati su tutti i fronti — Israele col suo Tribunale dell’Inquisizione contro Azmi Bishara, e contro la resistenza palestinese alle basi razziste dello stato ebraico all’interno della Green Line, o la ditta Hariri e i suoi 14 alleati del 14 Marzo intenti a provare la forza dell’esercito libanese a spese dei civili palestinese a Nahr al-Bared, e il prolungato assedio da parte dell’esercito d’occupazione israeliano e il suo sponsor USA ai Territori Occupati — l’ultimo attacco è arrivato dai collaborazionisti palestinesi: la leadership di Fatah incoraggiata dagli USA. In effetti la sovversione della democrazia in Medio Oriente è stata la costante della politica USA nella regione da quanto la CIA sostenne nel 1949 il golpe di Hosni al-Zaim che rovesciò la democrazia in Siria. Dopo di che l’elenco è lungo, il sostegno USA per il golpe dello Sha in Iraq nel 1953 contro il governo di Mossadegh, la distruzione dell’esperienza parlamentare liberale in Giordania attraverso l’organizzazione del golpe di palazzo nel 1963 contro il popolare Abdul-Karim Qassim, e così via. La politica americana non si è limitata a rovesciare governi liberali e democratici nella regione, ma anche nel sostenere attivamente quando non addirittua nel pianificare e incoraggiare regimi dittatoriali, e nell’addestrare e rifornire quelli che avevano instaurato regimi di estrema repressione e tirannia. Il suo attuale ruolo nel sovvertire la democrazia palestinese e nell’imporre una classe collaboratrice corrotta al popolo palestinese non presenta pertanto niente di nuovo.
 
Nel mezzo di tutto ciò, fantasie orientaliste della cosiddetta eccezionalità della situazione palestinese vengono ammannite da cervelloni occidentali e dalle loro controparti palestinesi ed arabo-secolari, cioè filoamericane. Questi esperti sembrano aver dimenticato la storia di collaborazionismo tra gli oppressi nella tragedia dell’oppressione, dai Kapo e gli Ebrei a loro sottomessi, al Vietnam di Thieu, all’UNITA in Angola, a Bouthelezi in Sud Africa, alla RENAMO in Mozambico, ai Contras in Nicaragua, e all’esercito del sud del Libano ai tempi di Saad Haddad e Antoine Lahd. La situazione palestinese rientra piuttosto nella regola che nell’eccezione. La sola eccezione che il Medio Oriente offre al mondo della politica è lo spropositato interesse imperiale che è collegato al petrolio, e il sostegno internazionale senza precedenti offerto alla sua colonia ebraica. La riluttanza di cervelloni occidentali e loro servi arabi a prendere atto di questo corrisponde alla loro riluttanza a qualsiasi analisi che implichi una sfida al dominio imperiale.
Nel caso della Palestina, il sostegno USA al Pinochet palestinese, nella tradizione della propaganda USA, viene presentato come sostegno A FAVORE della democrazia, mentre l’autodifesa del governo democratico palestinese contro la sovversione e il banditismo rivolti contro di sé è un affronto alla democrazia. Sigmund Freud spiegava la "proiezione" come il processo per cui si attribuiscono tutte le proprie pulsioni inconscie verso una certa persona a quella stessa persona ma rivolte verso chi proietta. Per Freud si tratta di un processo inconscio. Nel caso dei golpisti palestinesi (o Lahdisti, come vengono ora chiamati in Medio Oriente) e del loro sponsor USA, comunque, la loro proiezione riguardante i crimini contro Hamas è una strategia cosciente che è parte integrante della loro strategia complessiva di distruzione della democtazia palestinese.
 
Partiamo con qualche precedente storico alla situazione odierna. La prima volta che un legittimo governo palestinese fu stabilito a Gaza senza che gi fosse permesso di estendere la propria autorità ad altre parti della Palestina fu nel Settembre 1948. Fu Re Abdallah I di Giordania che allora si oppose ad un pieno governo palestinese (APG) (Hukumat ‘Umum Filastin), che interferiva con il suo piano di annettere la Palestina Centrale al suo regno. In effetti l’APG fu riconosciuto dalla Lega Araba (che era meno vergognosamente servile ai programmi imperiali di allora di quanto lo sia oggi) come legittimo rappresentante del Popolo palestinese, e legittimo erede dell’Alto Comitato Arabo. Furono intraprese misure repressive da re di Giordania per ripulire tutta la West Bank dai sostenitori dell’APG e furono fatte grandi offerte a quelli che avrebbero sostenuto questo progetto di annessione, definito "unificazione". Una volta che Adballah annetté il territorio "legalmente ed amministrativamente", la "comunità internazionale", cioè gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e Israele, riconobbero questo regno espanso (meno Gerusalemme Est), mentre la Lega Araba continuò ad opporsi, per conto dell’APG. L’APG sarebbe presto scomparso dalla memoria legale e popolare, con Gaza completamente soggiogata all’amministrazione egiziana. La Palestina Centrale fu ribattezzata West Bank e dichiarata parte della Giordania come passo verso l’unità araba ed in sostegno dei Palestinesi. L’opposizione all’annesione fu definita dal re come opposizione all’unità araba e alla liberazione della Palestina. Questo è precisamente ciò che i golpisti di fatah e il loro presidente stanno cercando di ottenere nella West Bank di oggi, eccetto che l’unità che loro stanno cercando si colloca tra il golpismo di Fatah e i loro sponsor arabi e israeliani.
 
Il recente putsch eseguito da Fatah è stato a lungo in preparazione. Abbas, il Pinochet palestinese, ha pensato al suo nuovo ruolo per almeno un anno e mezzo — o anche più se si considera il periodo in cui gli USA lo imposero come primo ministro contro Yasser Arafat, la cui cooperazione con i piani USA e israeliani era ritenuta insufficiente. Dal tempo delle elezioni democratiche che sloggiarono i golpisti di Fatah e portarono Hamas al potere con un voto di maggioranza, il piano di dichiarare lo stato d’emergenza fu messo in azione in base alle forti raccomandazioni degli Americani, la cui opposizione alla democrazia nel mondo arabo definisce la sanguinosa storia ed il presente del loro ruolo nella regione. Ma purtroppo non si presentò alcuna opportunità per implementare il piano. Non che Abbas e i suoi luogotenenti golpisti non abbiano cercato di crearla. Ci hanno provato eccome, con l’aperta cooperazione dei loro sponsor israeliani e USA. Vi è stato infatti un assedio economico e uno strangolamento imposto da USA ed UE sul popolo palestinese; la re-invasione da parte d’Israele della West Bank e di Gaza e il sequestro di molti ministri e parlamentari di Hamas, e l’incendio degli uffici del primo ministro da parte dei tagliag
ole di Fatah, che attaccarono anche singoli ministri e sabotarono attivamente il loro lavoro; e l’aiuto attivo dei servizi di intelligence egiziani e giordani che sono stati i principali consulenti di Abbas al servizio degli Americani e talvolta degli Israeliani.
 
Sul fronte ideologico, questo sforzo è stato assistito dalle pronunce degli intellettuali collaborazionisti palestinesi battezzati come "laici" per il loro appoggio ad oslo, o al flusso di denaro che Oslo generò a loro favore. Il loro impegno ha trovato una sponda anche negli intellettuali di destra libanesi pro-Hariri che si presentanto come "attivisti filopalestinesi e di sinistra" perché negli anni 70 e negli anni 80 si erano avvicinati alla leadership di Fatah finanziata dai paesi del Golfo. Nei mesi recenti, la collaborazione dei golpisti di Fatah non poteva essere contenuta. L’aperta preparazione del putsch procedeva a tutto vapore sotto la sollecitazione dell’aiuto militare e dell’addestramento USA (che veniva fornito), l’aiuto israeliano nel facilitare questi sforzi (anch’esso offerto generosamente), e la fornitura di una copertura diplomatica araba (sempre disponibile). Il piano, i cui dettagli ho discusso in un articolo di Al-Ahram Weekly dello scorso Novembre (vedi il Numero "Pinochet in Palestina" del 9-15 Novembre 2006) è ora in esecuzione con fanfare che sarebbero piaciute a Pinochet stesso.
I golpisti di Fatah, nella tradizione dei regimi arabi non eletti che hanno organizzato golpe contro le forze democratiche nelle loro società negli ultimi sei decenni, hanno dichiarato che i "golpisti" erano i loro nemici democraticemente eletti, che stanno guidando il popolo palestinese nel fondo di un abisso "tenebroso"! Pinochet non era più gentile nei confronti di Allende e vedeva se stesso ed il suo golpe fascista pianificato dagli USA come addirittura un correttivo per riportare la nazione cilena sulla strada giusta di servilismo e cooperazione con l’impero. I golpisti palestinesi capiscono che rimarrano al potere e continueranno a veder arrivare denaro solo se continuano a servire l’occupazione israeliana e il suo sponsor USA. In effetti i golpisti palestinesi hanno superato Israele e gli Stati Uniti nelle loro accuse montate contro Hamas.
 
Descrizioni come "forze delle tenebre", ed "emirato delle tenebre", non sono riferimenti al razzista stato ebraico che ha oppresso i Palestinesi con l’appello alla teologia giudaica, alla supremazia razziale, e a massicci bombardamenti indiscriminati di civili e furto della loro proprietà negli ultimi 60 anni, ma al partito democraticamente eletto di Hamas che si è difeso contro l’ultimo atto del golpe che il grande putchista Mohamed Dahlan stava preparando per conto di Fatah e dei suoi sponsor americani e israeliani a Gaza. La retorica di Abbas, senza dubbio dettatagli da Condy Rice e Ehud Olmert, è associata alla retorica degli "intellettuali" palestinesi sul libro paga di Oslo e dei loro sostenitori libanesi (che a loro volta sono sul libro paga della ditta Hariri, e del quotidiano al-Nahar). Il peggior peccato commesso da Hamas è stata la sua vittoria sui golpisti dopo che essi la chiusero in un angolo nella speranza di uccidere tutta la sua leadership a Gaza. Hamas, che è stata più che paziente nonostante i mesi di provocazioni banditesche (che comprendono l’assassinio dei suoi leader, l’imprigionamento e la tortura dei suoi membri, per nominare qualche fatto saliente) da parte dei golpisti, non poteva che difendere se stessa contro il loro assalto finale.
 
Come punizione, il popolo palestinese che ha eletto Hamas continuerà ad essere assoggettato agli orrori servitigli dagli Americani, gli Israeliani e l’UE. Gli anti-democratici Americani ed Europei stanno già inviando aiuti finanziari e diplomatici ai leader del golpe nella West Bank, come stanno facendo gli Israeliani, sebbene questi ultimi siano più cauti. Il principale aiuto di Israele ai golpisti negli ultimi giorni è consistito principalmente nel bombardamento di Gaza e nel preparare colloqui di "pace" con il leader golpista a Sharm el-Sheik come premio. Di fatto, Israele, gli Stati Uniti e l’Europa stanno ritirando tutte le misure che avevano intrapreso per punire la democrazia palestinese dal giorno dell’elezione di Hamas per poter gratificare il golpe anti-democratico. Da questo punto di vista, Israele ha cominciato a restituire i soldi delle tasse che aveva rubato al popolo palestinese nell’ultimo anno e mezzo (circa un miliardo di dollari USA). Per quanto riguarda il governo illegale messo insieme da Abbas grazie al tecnocrate Salam Fayyad come primo ministro, esso, come il predecessore cileno, riceverà ogni tipo di aiuti, economici, militari, diplomatici ed ideologici. Non ci dimentichiamo che gli economisti tecnocrati della "Scuola di Chicago", discepoli di Milton Freidman, erano quelli incaricati dell’economia cilena sotto Pinochet e quasi la portarono al collasso. E’ l’esempio cileno che ha popolarizzato il termine "tecnocrati" al governo, che sarebbe diventato un luoco comune dopo gli anni 80 e che il popolo palestinese si è visto promettere in sua salvazione.
 
Da quando ha guidato il golpe contro la democrazia, Abbas ha sospeso gli articoli della legge fondamentale palestinese che richiedono l’approvazione parlamentare delle decisioni che lui prende. Ha anche ordinato lo scioglimento di tutte le ONG, che devono ora richiedere nuove licenze in modo da tenere fuori le organizzazioni affiliate ad Hamas, rendendole illegali. Mentre Hamas mise subito sotto controllo quei suoi membri colpevoli di devastazioni e saccheggi, una diffusa distruzione delle proprietà legate ad Hamas, compreso i centri di servizio sociale, le scuole e gli uffici continua per tutta la West Bank ad opera di tagliagole di Fatah. Nel frattempo, i membri di Hamas, compreso funzionari eletti, sono dovuti andare a nascondersi temendo per le loro vite, mentre Fatah e Israele ne ha arrestati a centinaia. Abbondano le notizie di sparizioni. E tutto questo è pienamente appoggiato dalla "comunità internazionale" nel nome del sostegno alla "democrazia". Di fatto la stessa retorica a cui Abbas e la sua giunta ricorrono è presa in prestito a quella della "guerra al terrore" di fattura USA, specialmente per ciò che riguarda i legami tra Hamas e l’Iran.
 
Nel frattempo, atti che i tagliagole di Fatah hanno organizzato, compreso il gettare un attivista di Fatah dal tetto di un palazzo (dopo averlo confuso con un membro di Hamas), e cose del genere, vengono messi a carico di Hamas dal coro degli intellettuali laici palestinesi (e dai media via satellite di proprietà saudita) che stanno sostenendo il golpe di Fatah. Forse la recente poesia di Mahmoud Darwish a sostegno del golpe, pubblicata sulla prima pagina del quotidaino saudita al-Hayat, può essere spiegata dagli assegni mensili che riceve dall’Autorità palestinese sotto controllo di Fatah; e non è il solo. La sua condanna di quegli intellettuali laici che sostengono la democrazia palestinese è un ulteriore tentativo di polarizzare la società palestinese non secondo la linea di quelli che sostengono la democrazia palestinese o meno, ma secondo la linea che oppone laici ed islamisti. I "laici" che starebbero collaborando con il teocratico stato di
Israele per distruggere la democrazia, dopo averla etichettata come "islamista", sono rappresentati come una forza della modernità occidentale e dell’Illuminismo. Ciò che sfugge a Darwish e a quelli della sua specie è che è la "tenebrosa forza" dell’islamismo in palestina che sta difendendo la democrazia.
 
La posizione a favore del golpe adottata da molti intellettuali laici legati ad Oslo verso la democrazia palestinese sta di fatto trasformando i laici palestinesi nella più "tenebrosa forza" della storia palestinesi degli ultimi decenni. Ciò a cui stiamo assistendo non è niente di meno che il collasso dell’esempio della laicità palestinese nella lotta di resistenza all’occupazione israeliana. Il solo antidoto a queste forze di autentica tenebra è continuare a sostenere e mobilitarsi per la democrazia palestinese, e denunciare i leader golpisti e i loro apologetici intellettuali per quello che sono: collaborazionisti al soldo del nemico. 
 
L’autore è un professore associato della Columbia University, dove insegna politica del moderno mondo arabo e storia delle idee. Tra i suoi libri recenti: The Persistence of the Palestinian Question e Desiring Arabs.

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di Tlaxcala (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

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