Stato palestinese, Abbas: riconoscimento dell’Onu tra le possibili opzioni

Ramallah – Ma'an. Ieri, il presidente palestinese Mahmud Abbas ha dichiarato che prenderà in considerazione la possibilità di chiedere all'Onu di riconoscere l'esistenza di uno Stato palestinese.

Parlando a Ramallah al termine di una conferenza stampa tenuta insieme al ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abu al-Gheit, Abbas ha infatti affermato che una mossa del genere rappresenterebbe una delle “sette opzioni” possibili, e che potrebbe giungere entro pochi mesi.

Come ha chiarito Abbas ai reporter, questa scelta significherebbe “chiedere agli Stati Uniti di assumere una posizione chiara, riconoscere uno Stato palestinese entro i confini del 1967 e considerare la possibilità di portare la questione al Consiglio di sicurezza dell'Onu”.

Il leader di Fatah ha comunque ricordato che il ritorno alle trattative dirette patrocinate dagli stessi Usa rappresenta la priorità assoluta, “nel caso Israele interrompa le attività edilizie coloniali”.

“Sono in corso delle consultazioni per fermare l'espansione degli insediamenti – ha proseguito Abbas -, e se vogliono che rientriamo nelle trattative dirette, [occorre tener presente che] Israele ha appena emesso un gran numero di ordini di costruzione nelle colonie”.

Il presidente ha poi ricordato che gli israeliani hanno ricominciato a ereggere edifici anche in Cisgiordania oltre che a Gerusalemme, e ha definito questo “inaccettabile (…) in qualsiasi circostanza”.

Le trattative di pace, rilanciate a Washington il mese scorso, hanno raggiunto un punto morto dopo poche settimane, a causa del rifiuto da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu di prolungare le restrizioni sulle attività edili nelle colonie.

Nonostante gli appelli della comunità internazionale – inclusi Usa, Onu e Ue -, i lavori sono ripresi in ogni loro forma allo scadere dello stop imposto ai cantieri, e scaduto lo scorso 26 settembre.

Durante un vertice della Lega Araba a Sirte (Libia), tenutosi lo scorso mese, i leader arabi hanno quindi deciso di concedere agli Usa un mese per risolvere la questione, dopodiché si riuniranno di nuovo per discutere sulle alternative ai negoziati.

Da parte sua, Netanyahu ha respinto la richiesta di riconoscere lo Stato palestinese, chiedendo ad Abbas di ritornare alle trattative dirette in quanto rappresentano il “solo metodo” per legittimare questo Stato.

“Finché i palestinesi pensano di poter scegliere unilateralmente di rivolgersi al Consiglio di sicurezza, violano il loro impegno a prendere parte ai colloqui diretti. – ha commentato il premier israeliano – La comunità internazionale dovrebbe chiarire loro che le negoziazioni dirette sono il solo metodo per raggiungere un accordo di pace reale e stabile”.

Parlando al termine di un incontro con il senatore Usa Joe Lieberman, Netanyahu ha aggiunto che “le costruzioni in Giudea e Samaria [in Cisgiordania] non interferiranno con la pace. È importante concentrarsi sui veri problemi”.

Sull'“unilateralismo” dei palestinesi, Abbas ha replicato: “Mi chiedo che cosa intenda con questa parola. Che ci recheremo al Consiglio di sicurezza tra qualche mese? Israele viola le risoluzioni internazionali da decenni (…) E da decenni compie gesti unilaterali.

“Netanyahu sostiene che i palestinesi dovrebbero tener fede ai loro impegni in base alla Road Map. Noi gli rispondiamo: 'Mettici alla prova. Vediamo se riesce a trovare un qualsiasi impegno che non abbiamo rispettato. Poi vedremo se Israele ha mai rispettato uno dei suoi”.

Il ministro egiziano Abu al-Gheit ha ribadito il supporto del Cairo per Abbas, ricordando che l'Egitto sta attualmente dialogando con Israele per farle riconsiderare le proprie posizioni sulle colonie, almeno fino alla ripresa delle negoziazioni.

Abu al-Gheit ha anche evidenziato che tutto il mondo arabo è concorde con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) nell'opporsi alla continuazione delle trattative senza uno stop all'espansione coloniale.

Intanto, i coloni israeliani hanno respinto queste condizioni, e uno dei loro leader, David Ha'ivri, ha persino invitato Abu al-Gheit ed altri funzionari egiziani a “verificare di persona” che la ripresa delle attività edilizie non minaccia le trattative.

“Invito i leader egiziani a visitare le comunità ebraiche dello Shomron [la parte nord della Cisgiordania] per verificare di persona che questo sviluppo positivo non è destinato a finire presto, e rappresenta in realtà un gran beneficio per la regione” sono le testuali parole di Ha'ivri.

Per questo motivo, sostiene, un nuovo stop alle colonie comporterebbe soltanto “uno spreco totale di tempo e di energie”.

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