Terrorismo come eroina. Intervista a Webster Tarpley.

Terrorismo come eroina. Intervista a Webster Tarpley

Webster Tarpley, che sta per venire in Italia per promuovere il suo libro
“La fabbrica del terrore”, ci parla dello “scontro delle civiltà”, delle
tentazioni neocons di aggressione all’Iran, delle possibilità di un nuovo 11
settembre, dei motivi che inducono a sperare che non succeda, della vera
natura – secondo lui – del terrorismo, e dei poteri occulti che lo
gestiscono tramite i noti personaggi pubblici dell’amministrazione USA.

LC – Siamo al telefono con Webster Tarpley, uno degli esponenti di punta del
“Movimento per la Verità sull’11 settembre” nel mondo, e autore del libro
“La fabbrica del terrore”, disponibile in Italia presso Macroedizioni.
Signor Tarpley, perché la gente dovrebbe comprare il suo libro?

W.T. – Io direi perché è probabilmente l’analisi più radicale e più
particolareggiata degli aspetti politici dei fatti dell’11 settembre. Altri
autori hanno preferito interessarsi agli aspetti tecnici. Gli aspetti
tecnici li tratto anch’io, [ma] fino al punto necessario per tirare le somme
sul piano politico. Per me la conclusione è che l’11 settembre è un’immensa
provocazione bellica ad opera dei servizi segreti americani, cioè ad opera
della CIA, del Pentagono e delle altre agenzie dell’intelligence community.
Lo scopo è di scatenare questa guerra eterna, senza fine, la guerra o lo
scontro delle civiltà, che è una altra maniera di dire che gli americani e
gli inglesi devono orchestrare il conflitto con il mondo arabo, il mondo
islamico, per poi arrivare dopo ai conflitti con la Cina e con la Russia,
che si vedono già all’orizzonte. Quindi è un’immensa provocazione,
appartiene a quel tipo di terrorismo che si può chiamare terrorismo
geopolitico, o terrorismo che mira a riorganizzare tutte le vicende del
mondo, tutto il sistema politico mondiale adesso si basa su questa presunta
guerra al terrorismo, che naturalmente è una grande bugia.

LC – Tutto questo è nato dall’undici settembre. Secondo lei si può ripetere
un fatto del genere, o no?

W.T. – Infatti, questo è proprio il pericolo maggiore in questi giorni. Il
terrorismo utilizzato in questo senso, per dare una forma organizzativa ad
un’intera società, è come l’eroina, …
… richiede sempre più applicazioni, più dosi e quantità sempre più
elevate. Adesso il centro del pericolo è senza dubbio la cricca che sta
dietro a Cheney, io dirò Cheney ma voglio dire i controllori di Cheney, i
personaggi del suo ufficio vicepresidenziale ed altri, e loro naturalmente
sono ossessionati da una psicosi bellica, vorrebbero aggredire l’Iran a
tutti costi con armi nucleari, perché un attacco convenzionale per loro è
impossibile data la debolezza dell’esercito americano e dei Marines, e
quindi stanno cercando pretesti.

Da circa due anni sappiamo dell’esistenza di una cosa che si chiama “la
dottrina di Cheney”, che prevede un nuovo 11 settembre, un 11 settembre-bis
con armi di distruzione di massa, che servirà come pretesto per scatenare l’ambito
attacco contro l’Iran, e magari anche per imporre qualche forma di legge
marziale o dittatura parziale o totale negli Stati Uniti. Cheney verso metà
aprile di quest’anno ha detto che il suo incubo è di vedere i terroristi
armati non più di biglietti d’aereo e piccoli coltelli, ma armati con
congegni nucleari all’interno di una città statunitense.

Questa è la dottrina, [lo] sappiamo dall’ex-consigliere del presidente
Carter, Zbigniew Brzezinski, il quale ha parlato davanti alla Commissione
degli Affari Esteri del Senato, il primo febbraio di quest’anno, ha detto:
“C’è uno scenario in atto per arrivare alla guerra con l’Iran, e una parte
integrante di questo scenario è un atto terroristico all’interno degli Stati
Uniti, che sarà attribuito all’Iran, e che fornirà il pretesto per l’attacco”.
E quindi secondo me tutta la politica di Washington ruota adesso intorno a
queste questioni.

LC – Secondo lei la Russia permetterebe una cosa del genere?

W.T. – Io direi… è una domanda interessante da porsi: se Cheney vuole
tutto questo, come mai non è già riuscito a scatenare sia il terrorismo
fasullo di falsa bandiera che l’attacco all’Iran? E secondo me i fattori che
hanno frenato la smania bellica di Cheney sono essenzialmente tre: prima di
tutto Putin e la forza militare russa, che è un grosso punto di domanda.
Verso metà ottobre Putin ha praticamente lanciato una messa in guardia
mentre visitava Teheran, e ha detto agli Stati Uniti “qualsiasi attacco all’Iran
è assolutamente inaccettabile”. Aveva già fatto qualcosa di simile nella
primavera di quest’anno, e quindi questo dà da pensare anche al neocons più
pazzo – e ce ne abbiamo. La questione di un possibile intervento della
Russia naturalmente incute paura e li spinge a meditare di più sulla
faccenda.

Un altro fattore sicuramente è la resistenza all’interno delle forze armate
americane, all’interno del dipartimento di stato, e all’interro di altre
istituzioni. È molto interessante che il bombardiere B-52 con 6 missili
Cruise, da crociera atomici a bordo, è stato spostato dal Dakota del nord
fino alla Louisiana, era il 29-30 agosto. Secondo tutti i resoconti
disponibili il progresso [movimento] di quel bombardiere “canaglia” B-52
verso l’Iran, per un possibile attacco nucleare all’Iran, è stato fermato,
bloccato da personale della forza aerea, della US Air Force, che vuol dire
che qualcuno ha detto “No! Gli ordini illegali dalla cricca di Cheney io non
li accetto”. Quindi abbiamo un esempio molto concreto di soldati e
ufficiali, io direi coraggiosi patrioti, che hanno detto di no a questa
cricca.

LC – A proposito della base, del trasporto delle sei bombe atomiche, abbiamo
anche scoperto che sono morti in circostanze strane almeno sei o sette
militari che lavoravano in quella base. Lei ne sa qualcosa?

W.T. – Si, è proprio così. Questo è uno scandalo immenso. Stiamo parlando di
armi nucleari che sono state spostate in violazione di accordi
internazionali vigenti con la Russia, e anche in violazione del regolamento
interno della US Air Force. Perchè naturalmente le forze armate, siccome
sanno qualcosa della guerra – a differenza dei neocons, che non hanno mai
fatto i volontari per le guerre – i veri ufficiali sanno che l’attacco all’
Iran è una cosa perdente, che gli Stati Uniti fatalmente perderanno quella
guerra, alla grande, e quindi è molto più consigliabile non andare in questa
guerra.

E poi abbiamo un certo movimento, il “Movimento per la verità sull’11
settembre”, elementi più avanzati del movimento per la pace, il movimento
No-global, movimenti paralleli… che fanno qualcosa per accelerare la
consapevolezza di questi pericoli da parte del grande pubblico.

LC – Lei parla sempre di Dick Cheney – chiaramente Bush, lo abbiamo capito,
è un burattino preso in ostaggio, questo è chiaro – ma facciamo risalire
tutto sempre e soltanto a questa persona…

W.T. – Sì, anche se io non vedo in Cheney proprio il braccio operativo di
tutto questo. Lui è il tipo di figura [la figura tipica] di questa frazione,
ma noi dobbiamo andare a vedere le reti del governo invisibile, del governo
ombra, della rete canaglia, che stanno lì da decenni. Insomma, è un fenomeno
che abbiamo visto in tante altre occasioni. Le reti che hanno prodotto l’11
settembre sono esattamente le
stesse che hanno creato, ad esempio, l’assassinio
di Kennedy, la Baia dei Porci, la Guerra del Vietnam, il Watergate, i
traffici di armi e di stupefacenti noti come lo scandalo “Iran–Contras”, e
potrei anche proseguire, ma [è] più o meno l’esistenza di un governo ombra
agli ordini di Wall Street, e in certa misura agli ordini della città di
Londra, dei grandi banchieri.

LC – Una analisi sicuramente convincente. Preoccupante, in un certo senso,
ma che merita comunque di essere presa in considerazione. Abbiamo parlato
con Webster Tarpley, autore de “La Fabbrica del Terrore”, disponibile in
Italia presso Macroedizioni. Molte grazie, tanti auguri e buon
proseguimento.

W.T. – Grazie e mille.

Intervista di Massimo Mazzucco per luogocomune.net
http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2183

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