Trattative: nessun progresso possibile senza lo stop alle colonie.

Betlemme – Ma'an. È improbabile che le trattative indirette portino un cambiamento o un avanzamento significativo del processo di pace: lo ha sostenuto ieri Nabil Abu Rudaineh, portavoce del presidente Mahmud Abbas. 

Incolpando “la testardaggine d'Israele e l'insistenza nell'espandere i suoi insediamenti” in Cisgiordania, Abu Rudaineh ha proiettato una luce negativa sui negoziati, la cui ripresa è prevista per oggi, al ritorno dell'inviato Usa in Medio Oriente George Mitchell.

“Non c'è dubbio che le attività coloniali siano un ostacolo alle trattative dirette e indirette, e che non creino un'atmosfera appropriata per il loro successo”, ha dichiarato il funzionario a Ma'an.

La leadership palestinese di Ramallah, ha spiegato Abu Rudaineh, continua a coordinarsi con i paesi arabi riguardo alle scelte da fare durante il dialogo, e si augura di poter sfruttare i quattro mesi di colloqui per fissare allo stesso tempo una posizione araba unitaria e soddisfacente intorno alle questioni di status finale. Indipendentemente dal successo o dal fallimento dei negoziati, ha affermato, i palestinesi si saranno così assicurati un fronte arabo unito, pronto a spalleggiarli nella loro mossa successiva.

Le discussioni su quali dovrebbero essere i parametri di una posizione condivisa erano già state avviate durante il vertice della Lega araba in Libia, ricorda il portavoce, e il dibattito proseguirà alla prossima Assemblea generale dell'Onu e nelle sedute delle commissioni della Lega, che coincideranno con la fine dei quattro mesi di trattative. Alla luce dei risultati, verrà anche organizzato un incontro con l'amministrazione Usa.

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