Un'antica moschea nel mirino dell'occupazione israeliana.

Gerusalemme – Infopal

Gli abitanti di Um Tuba, a sud di Gerusalemme occupata, hanno comunicato che proseguiranno il loro sit-in all’interno della storica moschea cittadina per ostacolare la decisione delle autorità israeliane di demolirla con la scusa di essere stata ristrutturata "senza permesso".

Gli ufficiali del comune di Gerusalemme, domenica scorsa, avevano invaso la moschea e affisso su uno dei muri l’ordinanza di demolizione invitando alla sua evacuazione. La giustificazione, come consueto, è stata appunto la mancanza di "licenze" per il restauro della secolare moschea, ricostruita sette secoli fa. Va aggiunto che Israele non concede permessi per la ristrutturazione né delle abitazioni – molte sono secolari – né dei luoghi di culto o altri locali. L’obiettivo è la loro distruzione o evacuazione per lasciare il posto ai coloni ebrei.

Il presidente della Commissione superiore dell’Islam e Imam della moschea di al-Aqsa, Shaikh Ikrima Sabri, ritiene la decisione della demolizione della moschea "un passo pericoloso, senza precedenti, e un’intromissione spudorata dell’occupazione israeliana negli affari religiosi dei musulmani".

L’impianto originale della moschea è dei tempi del secondo Califfo dell’Islam, `Umar ibn al-Khattāb, venne poi ricostruita nel 1317 e ristrutturata dagli abitanti nel 1963.

I lavori effettuati nella moschea sono dovuti alla crescita demografica: è stata costruita una sezione dedicata alle donne e una biblioteca.
Gli abitanti Um Tuba sono 4000. La cittadina è assediata su tre lati dalle colonie Telbiun, Rimat, Rahil, Har Homa, e dall’"Istituto culturale" dei coloni. Le autorità di occupazione hanno sequestrato molti terreni di Jabal Abu Ghnim appartenenti alla cittadina, e su di essi, a metà degli anni ’90, hanno edificato la colonia di Har Homa.

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