Chavez, nazisionisti, questione nazionale e internazionalismo

Riceviamo da Fulvio Grimaldi e pubblichiamo

HUGO CHAVEZ, L’ONORE DEL MONDO. SIONISTI PEGGIO DEI NAZI?

QUESTIONE NAZIONALE E INTERNAZIONALISMO: OGGETTI SMARRITI

Le azioni sono ritenute buone o cattive, non per il loro merito, ma secondo chi le compie. Non c’è atrocità – tortura, incarcerazione senza processo, assassinio, bombardamento di civili – che non muti il suo colore morale se compiuto dalla parte “nostra”. Lo sciovinista non solo non disapprova le efferatezze compiuta dai suoi, ma ha una grande capacità di rifiutarne la conoscenza.

(George Orwell)

“Il mondo è un posto pericoloso, non tanto per via di coloro che fanno il male, ma per coloro che guardano e fanno niente”.

(Albert Einstein)

Diciamo bugie quando abbiamo paura… paura di ciò che non conosciamo, paura di ciò che gli altri penseranno, paura di quello che potrebbero scoprire di noi. Ma ogni volta che diciamo una bugia, la cosa che temiamo diventa più forte”.

(Williams Tad)

In quest’ora tragica, indignato il popolo del Venezuela manifesta la sua illimitata solidarietà all’eroico popolo palestinese, partecipa al dolore che colpisce migliaia di famiglie per la perdita dei loro cari e tende loro la mano affermando che il governo venezuelano non si stancherà di chiedere che vengano severamente puniti i responsabili di questi crimini atroci… Il governo venezuelano denuncia l’utilizzo pianificato del terrorismo di Stato con il quale questo paese si colloca al margine della comunità delle nazioni.

(Hugo Chavez, all’atto dell’espulsione dal Venezuela dell’ambasciatore israeliano e di parte del personale dell’ambasciata).

 

Onore a Chavez, presidente del Venezuela bolivariano, unico governante del pianeta a far l’unica cosa giusta e necessaria cacciando il rappresentante dello Stato Cannibale. Ha idee chiare, Chavez, sul terrorismo israeliano, complice del colpo di Stato contro il suo governo nel 2002 e di tutti i regimi fascisti imposti dagli Usa in America Latina nella seconda metà del secolo scorso e oggi.

Quanto allo sdegno manifestato da Israele, da tantissimi ebrei e loro succubi o compari, per l’accostamento del necrostato razzista e teocratico al regime nazista, accostamento fatto dai migliori studiosi israeliani, c’è lì una coda di paglia che va da Gaza ad Auschwitz. Anche perché accanto a Israele ci sono gli Usa, la più brutale potenza imperialista di tutti i tempi e contro non c’è nessuno. La Germania aveva contro quasi tutto il resto del mondo. La durata dei crimini: dieci anni in Germania e Europa, 60 anni in Palestina e Medio Oriente; l’incomparabilmente maggiore potenza di fuoco e diffusione del terrorismo materiale e psicologico di Israele, nonché la sproporzione di forza tra carnefice e vittima; la fascistizzazione di un’intera società, che perseguita e ostracizza un pugno di intellettuali e dissidenti chiamandoli self hating jews (ebrei che odiano se stessi), ma sostiene all’85% le infamie delle sue giunte militari, quando in Germania, oltre a ebrei, comunisti rom, omosessuali, furono fatti fuori un milione di oppositori che ancora nel 1944 tentarono di eliminare Hitler. In Israele si spara da destra contro  un premier che stava smettendo di tuffarsi nel sangue dei palestinesi. Quanto alle punizioni collettive e alle altre violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale che hanno determinato le condanne all’impiccagione degli imputati di Norimberga, beh, con Gaza siamo ampiamente al sorpasso.

 

Nell’uragano degli interventi in rete, a vittoriosa stramaggioranza corretti e consapevoli dei crimini nazisionisti come della valorosa resistenza dei guerriglieri della liberazione, tra sporadici tentativi di contrasto di furbi e scemi, il commento di una Vittoria Oliva (merita la citazione) è il più demenziale e al tempo stesso incoscientemente collaborazionista: “Correi nella strage, Israele boia, assassina, nazista. Altrettanto boia, assassina, nazista Hamas che lancia i palestinesi inermi alla vendetta di Israele… Tutti boia, assassini nazisti, tutti correi nella soluzione finale. Hamas feroce come Israele. E’ ora  di bruciare tutte le bandiere” . Mancano le parole. E manca l’apprezzamento, nato dalla stessa logica,  per coloro che hanno sfottuto i morituri, dandogli tre ore di tregua per fargli meglio assaporare la morte in arrivo. Lasciamo la risposta ai partigiani che, ovviamente, erano boia, razzisti e nazisti quanto le SS e la Gestapo, visto che lanciavano i civili inermi di Marzabotto alla vendetta della Germania. Lasciamo la risposta anche ai cittadini che, dal bagno di sangue nazisionista di Gaza, urlano compatti il loro sostegno alla Resistenza. C’è un limite di decenza nel settarismo eurocentrico e umanitarista dei falsi anarchici. Ed è stato largamente superato.

 

Poi c’è chi, vomitando nella lista CU (evidentemente quanto aveva ingurgitato di atrocità nazisioniste non gli aveva svuotato del tutto lo stomaco) sulle mie parole di accusa a Israele e di profonda ammirazione per l’Hamas politico e combattente e per il popolo che, disperato e indomabile da 60 anni, sta tutto con questi combattenti, mi fustiga per “non aver portato argomenti politici” e  per “aver prodotto solo insulti e intimidazioni”. Trattasi di un David di cui spudoratamente mi chiedo se non sia lo stesso David che, in altra mail, ci fa sapere che “mia moglie è ebrea e io non sono certo un sostenitore della causa palestinese”. Ne eravamo certi, fin da quando, da cattedratico paratrotzkista mi assaliva per aver io usato termini come “nazione”, “ebrei”, “arabi”, dal momento che “il proletariato non ha nazione”. Ma allora che ci fa un politologo che fucila con un sol colpo l’imperialismo israeliano, arabo (?), russo (?), cinese (?), americano e l’immancabile “fondamentalismo islamico”, in  una lista di persone serie e perbene? Se c’è chi in questi miei post non trova argomenti politici, seppure fastidiosamente mescolati ad argomenti etici e morali (come quelli delle foto qui sopra), si vede che ha un’altra  idea di politica, etica e morale. Pazienza. A me basta trovarmi di solito a fianco, anche materialmente seppure in coda, a coloro con cui ho condiviso i missili all’uranio, le bombe da 2 tonnellate, il carcere illegale, le bombe a grappolo, il napalm, i gas CS sparati addosso a tutti i nativi che alzano la testa, gli embarghi, la risposta di massa o armata. Comunque, con questa mescolanza impropria ci riprovo.

 

Partiamo con un po’ di argomenti ”etico-politici” della storia recente: ieri, undecimo giorno di mattanza, siamo arrivati a 200 bambini uccisi, a 700 adulti sterminati, 3.500 feriti e mutilati (per l’80% inermi cittadini), ma molti di più, ci dicono dall’interno, dispersi e maciullati sotto le macerie o nei campi; sono stati centrati con particolare gusto ambulanze, medici, infermieri e ospedali e si sono distribuite medaglie al valore ai bravi tiratori che disintegravano vaste macchie nere di fuggiaschi dalle case polverizzate, che poi diventavano vaste macchie rosse. Il film dell’orrore di questi licantropi comprende tre scuole dell’ONU e tre cliniche di una Ong danese, tutte piene di bambini e profughi dalle distruzioni, centrate insieme a decine di esseri umani. Fa niente, vero Livni, tanto ti protegge il divieto “democratico” a giornalisti e medici di entrare nel bagno di sangue (niente da dire Ordini dei giornalisti, Ordini dei medici spergiuri di Ippocrate, falsari pagati da Washington di Medici senza frontiere?).  Dice, da quella scuola sparavano razzi, il rappresentante ONU sul posto smentisce la fetida bugia. Lo squadrista Pacifici, capo della comunità ebraica romana e iscritto al partito dei carnefici dei suoi correligionari, ripete la fandonia universale di “Hamas che si nasconde tra i civili”, come se ci si potesse nascondere in un affollamento demografico più fitto di un mazzo di carte, loro che legano bambini palestinesi sui blindati per farsi strada tra i sassi e le molotov. Ricordano quel personaggio medievale, Tecopa, che, roteando la spada, accusava la vittima di non star “ mai ferma per farsi colpire”. Altra “argomento politico”: vedrai che non si fermano prima di aver superato il primato mondiale dell’ex-premier Sharon, con 3000 innocenti e inermi, donne e bambini, massacrati, perlopiù sventrati e bruciati, a Sabra e Shatila. Ce l’hanno nel sangue di non saziarsi mai di sangue altrui, che sia di arabi, che si ostinano a ”muoversi”, o di proletari, campesinos, indios, africani, divergenti vari, che, da esperti noleggiati, liquidano su mandato congiunto sionista e delle tirannie fasciste in giro per il mondo. Chissà se originano non solo dal Caucaso, ma anche dalla Transilvania dell’Impalatore.

 

E, ulteriore considerazione politica,  non poteva mancare, puntuale come gli orgasmi necrofagi della Livni, il P.R. della Cia Al Zawahiri, a promettere sfracelli contro l’ “Occidente dei crociati”, in preparazione di qualche bel botto a rilancio della “guerra infinita contro il terrorismo”,  schermo protettivo Al Qaida sulle nefandezze nazisioniste. Ricordate i sequestri e le uccisioni videografate a Baghdad di giornalisti o operatori umanitari, sempre personaggi anti-occupazione? Secondo la logica rovesciata delle nostre fonti erano “con ogni evidenza perpetrati dai tagliagole saddamisti”, eppure si verificavano con puntualità prodigiosa ogni volta che tra le crepe nella cintura protettiva degli embedded  traspariva qualche mostruosità come Abu Ghraib, o il fosforo su Falluja. Vedrete cosa combinerà Al Qaida, centrale operativa Cia tra i musulmani, per distoglierci lo sguardo dall’allucinazione di queste creature umane marcite dentro perché colpite da armi chimiche ed elettroniche, per le quali non servono neanche le amputazioni ché la necrosi è inarrestabile, o di quegli altri fatti esplodere dalle bombe termobariche, o carbonizzati dal fosforo bianco che, alla faccia delle spudorate smentite, abbiamo tutti visto sugli schermi e sentito dai medici. Hanno poco da smentire, questi trombettieri dell’olocausto palestinese. Io li ho visti, li ho visti in Libano, due anni fa, i bambini frantumati dalle bombe a grappolo, i feriti con gli arti ridotti in fango nero, i cadaveri spappolati dentro e intatti fuori. E anche i piccoli mostriciattoli senza occhi e genitali e con una natica al posto dell’orecchio ho visto nascere nella Basra sotto uranio e nel Vietnam sotto napalm e diossina. Quei feti intorcinati, cari al Vaticano, che fra qualche anno usciranno anche dalle pance di Gaza. Considerazioni troppo “etiche” e poco “politiche”?

 

Magari sono meglio le opinioni delle tre Grazie sul ”manifesto”, quando scrivono, facendo rotolare dalle risate la muta degli stragisti, “Hamas con il lancio dei razzi impaurisce e minaccia la popolazione civile israeliana, azioni illegali e criminali da condannare… estremisti palestinesi… bruciatori di bandiere israeliane che io non brucerei mai… togliere spazio ai fondamentalisti e alle minacce contro Israele con cui ci rifiutiamo di essere nemici… (Luisa Morgantini); I dirigenti di Hamas hanno deciso di rompere la tregua sapendo che….nessun governo può presentarsi alle elezioni con una sua zona di confine presa di mira tutti i giorni… periscano Sansone e tutti i filistei è una  logica reciproca a quella di Israele… (Rossana Rossanda); Una guerra scatenata con l’obiettivo di fermare il lancio dei missili da parte di Hamas… prevalere del braccio armato di Hamas e dei gruppi islamici più estremisti, alimento della  logica dello scontro di civiltà…(Alessandra Mecozzi, CGIL); Perché siamo ciechi, sordi e muti sui cortei che sabato scorso nelle piazze italiane sono stati chiusi da una preghiera islamica (che Maroni intervenga, perdio!)… queste seconde generazioni musulmane sono ovunque e sempre più  fondamentaliste dei padri e delle madri  (cosa aspetta Calderoli a sistemarle?)… da un pezzo siamo costretti ad allontanarci da manifestazioni  con manichini e bandiere bruciate, stella di David uguagliata alla svastica, ora le preghiere rivolte alla Mecca… ( Manuela Cartosio, sconvolta dall’indignazione e nota sostenitrice dell’ultrà sion-imperialista Adriano Sofri). Nel giubilo della lobby ebraica si accodano anche alcuni compunti equilibristi maschi: …criminali razzi Qassam e Qatiuscia che il segretario dell’ONU Ban Ki Moon definisce controproducenti e inaccettabili  (certo, se lo dice Ban!)… così nascono i terroristi… che fine farà la credibilità di Abu Mazen  (già, e quella di Giuda?) (Tommaso di Francesco, l’umanitario che in Serbia sta con il presidente rinnegato filoccidentale Tadic e che avalla l’infame balla della pulizia etnica serba cianciando di contropulizia etnica degli albanesi). Dopodichè non stupisce che tra le lettere all’equidistante giornale si inserisca un Matteo Maria con questa velina dell’ambasciata nazisionista: “Truppe internazionali sotto comando Nato (sic) e caschi blu dell’Onu in tutta la striscia di Gaza, disarmo di Hamas e di Hezbollah  (certamente non del legittimo Stato d’Israele)… nuove elezioni parlamentari per l’Autorità Nazionale Palestinese  alle quali non possano partecipare quei partiti che non riconoscano l’autorità del presidente Abu Mazen (quello che ha appena agevolato i nazisionisti e il turpe fantoccio Mubarak dando ad Hamas  la colpa per l’orrore di Gaza)  su tutti i territori palestinesi e la legittima autorità israeliana sul resto della Palestina  (88% a Israele, 12% di isolotti blindati all’alleato Abu Mazen)… A presiedere la commissione che giudicherà tale legittimità non eversiva delle  varie liste elettorali sarà il segretario dell’ONU Ban Ki Moon…

 

Naturalmente si rifugiano in questo giornale, con appelli che immancabilmente si aprono con l’inaccettabilità dei missili d Hamas contro Israele, anche tutti gli amici dall’erre moscia, quanto meno virtuale, confortevolmente equilibrati, non violenti, che da anni ciurlano nel manico del disarmo unilaterale degli oppressi, perseguitati e ammazzati: Tavola della Pace, Acli, Arci, Cgil, Pax Christi, Legambiente, Beati costruttori di pace, Emmaus (dei servizi francesi), Banca Etica, Ass. Ong italiane, Ponte per… insomma tutta quella ciurmaglia che, con i suoi pellegrinaggi a Sarajevo offriva copertura umanitaria alla frantumazione della Jugoslavia, al solito rovesciamento o equiparazione di carnefici e vittime, di colpa e innocenza,  grazie al quale si canalizzano sotto lil tappeto imperialista i fiumi di sangue dei popoli di troppo. Ed è questo il “giornale comunista” che ci chiede di svenarci, di pagare proletariamente con 50 euro per un numero speciale simili posizioni, simili sciagurate visioni del mondo. Mai che si chiedesse, nelle geremiadi sulle sue condizioni economiche, se non sia per caso che perde lettori perché con una sinistra rigorosa, coerente, combattiva, impermeabile agli inciuci e ai moderatismi, non ha proprio più niente a che fare (a dispetto dei sopravvissuti di valore come Michele Giorgio dal Medio Oriente, l’occasionale Danilo Zolo, l’attuale eroico ospite da Gaza, Vittorio Arrigoni, Vauro…).

 

Ora vedremo tutti correre questa ciurmaglia, con foga impudica e scarmigliata, accompagnata dai corifei dei “Due popoli due Stati”, come i grassiani del PRC, appresso al piano-tregua Sarkozy-Mubarak-Ban Ki Moon, maturato dall’intero Occidente con la lentezza di un’ agave per dar modo ai delinquenti sadici di Tel Aviv di apparecchiare la tabula rasa. Io l’ho visto quel piano, nella forma  attuata nel laboratorio Libano, dopo che il gioiello dell’imperialismo genocida aveva subito il più bel rovescio della sua malfamata storia.  Ora quella merdacchia di Abu Mazen, pugnalatore del suo popolo alla schiena se mai ce n’è stato uno, vasellinato dall’indignazione del “manifesto” e di Luisa Morgantini per essere stato chiamato “quisling”, va proponendo un’altra Unifil neutralizzatrice di ogni resistenza, ma stavolta in compatibilità con una guerriglia vittoriosa, ma alle spese di quel che resta della dignità e della forza morale e politica dei palestinesi.

Questo Abu Mazen, il cui nome si pronuncia con un alito di nausea, ricorda la zoccola india che vendette al fuorilegge Cortez la sua gente, facendogli da guida e suggeritrice di massacri. Quando i briganti spagnoli presero per fame la capitale atzeca Tenochnical, Cortez, cristianeggiando, la voleva preservare dalla distruzione (tesori da salvare) e la rinnegata lo spinse a raderla al suolo. Si moltiplica la genìa dei vendipatria, di quei cialtroneschi manigoldi tipo Karzai, Al Maliki, Abu Mazen, i despoti piantati da USraele qua e là dove c’era da occupare , sterminare e predare.  Rappresentano un’infimo strato di benestanti, venditori di madri che schiacciano e vampirizzano la massa depauperata dei loro popoli.

 

Già, perché qui, della famigerata ed esorcizzata lotta di classe si tratta. E non nei termini dell’atrofizzazione dogmatica di certi miei critici. Dico cose scontate: come ci sono negli stati della borghesia capitalista  classi da spremere e, se del caso, sopprimere, così ci sono, con le stesse identiche connotazioni sociali, ma in più anche nazionali, popoli proletari che vorrebbero acquisire i diritti dell’uguaglianza sociale e sanno che la loro conquista dipende in primis dal diritto dell’uguaglianza degli Stati. Dalla sovranità. Non mi venga qui a barbugliare di proletari ebrei e proletari arabi che dovrebbero unirsi contro i padroni, sennò non se ne fa niente. Si impari dai nordirlandesi che, con la borghesia anglo-unionista che gli aveva scatenato addosso i proletari fascisti protestanti lobotomizzati, sapevano come la rivoluzione passasse per la sovranità nazionale del loro paese riunificato. Qui coloro che blaterano per il superamento degli Stati nazione, sono graditissimi ciambellani ai party degli Stati più forti e delle élites che ne sono foraggiate e protette.

 

Una forza ONU o europea, magari Nato, alla quale l’incontinente La Russa ha già offerto l’entusiastica partecipazione della sua protesi sessuale (killer italiani), non ha che il compito di occupare Gaza e i suoi varchi a nome dell’imperialismo occidentale, “pacificando” con il suo presidio una Gaza disarmata e sterilizzata che, così, si avvierà, come del resto la Cisigordania, all’estinzione. Abu Mazen e la sua banda di corrotti governerà, contro ogni legittimità e contro i risultati elettorali (che già aveva tentato di sovvertire con il golpe di Mahmud Dahlan represso da Hamas). Sarà il fiduciario, nobilitato dal rispetto anche dei pacifinti, del branco di vampiri euro-israelo-statunitensi, in una Palestina senza neanche più due ossa per tenere insieme lo scheletro. Abu Mazen e armate di ventura occidentali, magari anche di Stati vassalli arabi o musulmani, vorranno curare i  forni crematori in cui verrà incenerito ogni residuo di identità palestinese. Fra qualche anno faranno spettacolini folcloristici, con donne in velo e uomini con kefiah, nella Gerusalemme stuprata e pulita etnicamente. E Oz, Grossman e Jehoshua si commuoveranno, al pari del “manifesto”. In Libano il tentativo degli occupanti in casco blù, italiani dalemisti e bertinotteschi in testa, il piano è riuscito solo molto parzialmente. E’ vero che aver posto la “forza d’interposizione” sul terreno dell’aggredito e non dell’aggressore è una nequizia giuridica. E’ vero che a Israele l’Unifil permette violazioni interdette a libanesi e che la Resistenza non ha più basi e armamenti al confine. Ma Hezbollah ha aumentato la sua forza e influenza politica e militare e ha saputo impedire il disarmo chiesto dall’ONU, nonché la sopraffazione sociale e politica da parte delle forze reazionarie, tipo l’associazione a delinquere Hariri (rafforzata dagli infiltrati di Al Qaida), manovrate da Usa, Israele e Arabia Saudita, attraverso una rinnovata guerra confessionale. Guerra di classe vinta, anche se non è da escludere che, se l’attuale fragile equilibrio dovesse volgere a vantaggio di sinistre e antimperialisti, le regole d’ingaggio dell’Unifil passerebbero dalla pattuglia in perlustrazione a quella forma di “coalizione dei volenterosi” che si occupa dell’Iraq, o porta la democrazia in Afghanistan. A Gaza e in tutta la Palestina si vedrà.

 

Intanto registriamo l’improvvisamente affannosa corsa alla tregua con piano internazionalizzante, non come il segno che Israele ha ottenuto quel che voleva ( i combattenti palestinesi sono ancora tutti in piedi, con dietro le loro masse, per quanto massacrate), ma assai più probabilmente per quello che ha subito – perdite assai superiori a quelle dichiarate e altre in vista in caso di continuità – e per quello che NON ha raggiunto in termini politici e strategici: la resa del popolo di Gaza, la neutralizzazione dei benemeriti razzetti Kassam e il totale collasso e disarmo della Resistenza. Un altro risultato rimane sospeso: se il continuo alzare dell’assicella della ferocia repressiva abbia agevolato il salto dei popoli nel suicidio della sottomissione vuoi sociale, vuoi nazionale, o abbia piuttosto, come voglio credere, fornito tonnellate di combustibile al fuoco della rabbia, della rivolta, della consapevolezza. Intanto, stiamo in guardia: tutto quello che questi rigurgiti di barbarie vanno facendo in giro per il mondo, sono sperimentazioni di laboratorio per arrivare preparati all’immancabile scontro finale tra capitale e anticapitalismo generato dalla crisi.  Potete immaginare il terrore dei padroni davanti a quelle masse senza più niente da perdere che si muoveranno, poniamo, per riprendersi le acque sequestrate dai ladri di beni comuni, per riaprire i forni limitati alla produzione di brioches per ricchi, o rioccupare col grano non inquinato da geni alieni i campi sottratti al nutrimento umano e destinati a quello delle auto ammazzamondo, o sostituire nelle scuole l’intelligenza e la conoscenza alla protervia e al rincretinimento aziendalista, o prendersi le città, le produzioni, il mare, l’aria? Ve lo immaginate?    

 

Non c’è un commentatore o cronista della grande informazione, e non ce ne sono molti in quella piccola, che non sorvoli allegramente sul peccato d’origine di questa vicenda. Peccato satanico, al fronte del quale Eva e Adamo erano borsaioli, originato dal sionismo colonialista, una forma virulenta di nazionalismo etnico-confessionale che si concretizza nella cultura di esclusività e di pulizia etnica che dura da 60 anni. Peccato condiviso da tutto un popolo (esclusi pochi coraggiosi) dal cervello lavato con la candeggina del vittimismo, con la minaccia di un nuovo olocausto che si impedirebbe solo facendone, uno dopo l’altro, di olocausti degli arabi che “ci vogliono gettare in mare”. Ben Gurion, leader del movimento sionista e primo premier di Israele: “L’espulsione forzata degli arabi dalle terre dello Stato ebraico che ci proponiamo potrebbe darci qualcosa che non abbiamo mai avuto… Abbiamo un’opportunità che non ci saremmo sognati: la consolidazione nazionale in una terra liberata… Sostengo il trasferimento forzato, non ci vedo niente di immorale” .  Seguirono i villaggi palestinesi bruciati, l’espulsione di 800mila, mai autorizzati a tornare (neanche dai pacifinti), pogrom senza fine, la diffusione a livello mondiale del terrorismo, di Stato o mascherato, la proposta di un modello razzista, militarista e fascistico  agognato da tutte le destre del mondo, l’assalto a quel poco che restava di Palestina nel 1967 (fatto passare come sempre per “difesa”, quando gli stessi protagonisti israeliani di quella guerra, Begin, Rabin. Il generale Mordechai Hod, il generale Haim Barlev, rivendicarono di aver iniziato la guerra).  Seguì lo stupro di Cisgiordania e Gaza, la discriminazione ed esclusione del 20% arabo di Israele, il divieto dei matrimoni misti o di quelli tra palestinesi dello Stato e quelli dei territori occupati, l’uccisione bianca di malati ai posti di blocco, il parto di infinite madri palestinesi nel campo dietro al check point, con il marito che taglia il cordone ombelicale con un sasso, gli assalti e le devastazioni del Libano, la mano libera e la collaborazione ai fascisti della Falange, Sabra e Shatila, vessazioni sadiche di nazi-coloni e soldati ai danni dei più indifesi, criminali speculazioni immobiliari per appropriarsi pian piano di ogni cosa e, quando non si uccide, fare in modo che la vita di quegli “scarafaggi nella bottiglia” diventi del tutto intollerabile e costringa a togliersi dai coglioni.     

 

Risuona, come il lamento della tramontana tra gli alberi, l’affannata domanda: cosa possiamo fare.

Laggiù per ora niente. Solo capire e capire vuol dire rispettare i popoli e le loro scelte, comprendere i progetti, il quadro generale, i collegamenti, insomma la geopolitica. A fare cose concrete, visto che Israele non ammette testimoni, ci pensa per noi Vittorio Arrigoni che ieri ha rifiutato il suggerimento della nostra diplomazia e degli israeliani di far parte dell’ultimo gruppo di stranieri in uscita da Gaza. Leggetelo sul “manifesto”, nobilita quella testata, anche se deve trovarsi assai a disagio vedendosi stampato accanto a paginoni in cui da ogni articolo gocciola il veleno della terminologia imperialista: “terroristi, fondamentalisti”. Ieri era la coppia dialogante Ali Rashid e Moni Ovadia a rifilarci stantii predicozzi che invocano il famigerato dialogo tra le parti, non scordandosi, per restare nel salotto, di dare del “terrorista” e  “fondamentalista” a chi si oppone in armi alla liquidazione. Sono decenni che questi cavalieri della nonviolenza vanno frugando negli angoli più riposti di Israele alla ricerca di “dialoganti”. Ne trovano una dozzina, anche 500, fanno un corteo e intanto il regime si è preso un altro pezzo di terra e di vita palestinese. Anche i partigiani avrebbero dovuto dialogare con Kesselring, vero?  Che li chiamava Banditen, sinonimo di terroristi. Questa esimia coppia finto tonto-furbacchione arriva addirittura a citare quel vendutissimo farabutto ceco di Vaclav Havel per esigere un “salto qualitativo (?) in Palestina” . Ovviamente quello del dialogo tra le sei sorelle di Gaza trucidate e il killer di Tsahal di cui sua mamma, a mento levato, si dice fiera. Le carte di costoro si scoprono definitivamente quando chiedono “l’intervento di una forza di pace internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Proprio come quella che in Somalia ha ridotto in sabbia anche il futuro, o quella che ha garantito la pulizia etnica antiserba dei narcoassassini dell’UCK, o che in Libano ha mantenuto in piedi un fantoccio e rimosso dal confine del loro paese i suoi difensori. 

 

Nessuno mi toglie di testa che ai nazifascisti si reagisce con tutto quello che puoi rimediare e che, nella situazione attuale, il movimento antagonista deve diffondere coscienza di tre libertà da rivendicare. La libertà nazionale, che è quella che fa rizzare i peli di tanti compagni che darebbero l’anima per la libertà nazionale, cioè la sovranità, dei palestinesi, boliviani, cubani, curdi, baschi, irlandesi, magari sudtirolesi. Noi non ne abbiamo che l’impalcatura costituzionale, che, del resto, va perdendo pezzi a ogni passaggio di Gellisconi. Dal 1945 la nostra sovranità nazionale ha le manette di una subordinazione coloniale che vaioleggia tutto il territorio, alimenta lo stragismo terrorista di Stato, ci fa base e obiettivo di guerre, eventualmente nucleari. Il paese è totalmente mafizzato, mafizzato da una potenza predatrice interna che, in base agli accordi tra padrini e Washington del 1945, fa capo alla criminalità organizzata ufficiale delle Potenze occidentali. Non c’è mossa dei nostri apparati di “sicurezza” che non risponda a dettami di Washington o Tel Aviv. L’ìntero Nord è malgovernato e pervertito culturalmente e l’unità nazionale è minata da una forza politica che risponde agli interessi di uno Stato del Nord.  La libertà legale, la legge uguale per tutti, la Costituzione e gli statuti rispettati. Qui si dà da fare, strumentalmente o meno, non importa, quel Di Pietro alle cui manifestazioni certi compagni non andrebbero neanche se glielo chiedesse Lenin. Dimenticano questi compagni che la legalità sarà pure borghese, ma gliela abbiamo strappata noi. Pensate che esistesse la norma universale che “la legge è uguale per tutti” prima della rivoluzione francese, prima dell’indipendenza nazionale, e che lo statuto dei lavoratori ci sia stato benevolmente elargito da Agnelli e Mediobanca, che, andando indietro, non ci sarebbero ancora la schiavitù (che intanto ritorna) o le 17 ore di lavoro (che pure stanno tornando) se non fosse stato per classi in rivolta e per i loro martiri? E allora arricciammo il naso su chi si batte contro il Lodo Alfano, la truffa lavoricida dell’Alitalia, le intemerate contro quei pochi giudici che ancora osano perseguire i potenti. Diceva Brecht più o meno così: dopo la legge che gli permette di far fuori gli zingari, di lagerizzare gli ebrei, di uccidere i comunisti, e noi siamo stati zitti, verrà promulgata anche quella contro di noi (e non ci sarà più nessuno a obiettare).

 

La libertà sociale è quella sulla quale ci troviamo d’accordo tutti. La fame è fame e, come dice il Che, l’alienazione è alienazione, il precariato è brutto, l’ambiente è specie a rischio, la scuola ti mastica e di caga e per lo sciopero c’è la precettazione. Solo che a infilare la testa tutt’intera nella battaglia per questa libertà, si rischia di finire come lo struzzo: che ti si fanno da dietro. Negli ultimi tempi il discorso internazionale era svaporato nelle assise dei compagni. Era come se si fosse tagliato il filo che lega tutto. Iniziative contro la guerra? L’Afghanistan e i nostri ascari Nato? L’Iraq dalle ultime mani che spuntano dal naufragio? Tutto svaporato.  Vicenza e la base d’assalto e di controllo interno, le altri basi Usa e Nato, i nostri porti requisiti dalle flotte imperiali, le atomiche a casa nostra, lo scorazzare di servizi segreti malintenzionati, l’innesto della nostra classe politica nella malapianta USraeliana, i nostri ascari  subimperialisti mandati a caccia di teste prima serbe, poi musulmane, il nostro giornalismo alimentato, come quell’orsacchiotto semovente col tamburo, dalle pile caricate nei monopoli dell’informazione imperialista…

 

Questo millennio è iniziato con un tasso di sadismo e criminalità delle élites regnanti giudaicocristiane che non ha l’uguale negli albori di altri millenni. Se passa Israele e il suo progetto di pulizia etnica dal mare al Giordano e molto oltre, se passano gli Stati Uniti, se passa l’UE, passa il fascismo, probabilmente la fine del mondo verrà anticipata di qualche evo. Per averli conosciuti, credo che quello che i palestinesi ci chiedono è di riprendere a pretendere:“Via le nostre spedizioni militari all’estero, via le basi straniere dal nostro suolo, fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia.” Non è più il tempo del volontari internazionalisti accanto ai fedayin. Quelli erano tempi! Li ho frequentati e come li rimpiango! Ma anche gli obiettivi del nostro tempo non sono male. Basta vederli. Tutto questo non ci esime di urlare per Hamas e per chiunque difenda la Palestina, ebrei non nazisionisti in testa, fino a irrompere nei cervelli della gente, a ricattare una classe politica modellata nella melma, a far viaggiare fino all’ultimo orizzonte l’immagine d’ Israele nazificato. Rispetto a quelle negli altri paesi imperialisti, le manifestazioni in Italia sono state patetiche. Downing Street è stata sommersa da sputi e scarpe. Un tempo eravamo i primi. La caduta dell’internazionalismo si paga.

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