‘Gaza Vivrà. Emergenza umanitaria’.

“Gaza Vivrà”: Emergenza umanitaria. Conferenza stampa in Roma al ritorno della Delegazione.

Appena di ritorno dalla Terra detta Santa i membri della Delegazione “Gaza Vivrà!” Leonardo Mazzei, Giovanni Franzoni ed il sen. Fermando Rossi hanno tenuto una conferenza stampa in Roma, in una saletta dell’Hotel Madison, in via Marsala 60, accanto alla stazione Termini. Ad onor del vero non era presente la grande stampa, in tutt’altre faccende affaccendata, ma in compenso vi è stata una vera e propria conferenza stampa che ha persino assunto il carattere di un dibattito fra i tre relatori e le persone a vario titolo presenti nella saletta. Era però presente Radio Radicale che non so se trasmetteva in diretta o trasmetterà in differita la conferenza, o almeno la renderà disponibile dal suo archivio: ecco la video conferenza! Si è così potuto approfondire la conoscenza di aspetti che vengono abitualmente elusi dai grandi mezzi di comunicazione di massa, irretiti dai condizionamenti della nostra politica interna e da un sistema di alleanze, che consente all’esercito israeliano di poter fare esercitazioni in Sardegna senza che nessuno o quasi batta ciglio. Un delegazione di quindici persone era partita dall’Italia per poter entrare nella Striscia di Gaza e verificare di persona le condizioni igieniche e sanitarie della popolazione ivi racchiusa. Malgrado le assicurazioni ricevute dal governo italiano la Delegazione è stata respinta al valico di Erez. Contro l’iniziativa e la campagna di mobilitazione “Gaza Vivrà” il vicedirettore del “Corriere della Sera” Magdi Allam ha tentato un’azione di boicottaggio equiparando il testo dell’appello firmato da oltre 2000 persone al contenuto del manifesto a pagamento dell’UCOI uscito nell’estate del 2006 dove si denunciava l’azione repressiva dell’esercito israeliano, equiparando la sua azione verso i palestinesi come eguale a quella dei nazisti verso gli ebrei. Su denuncia – dalla quale mi dissocio come elettore e tesserato di FI – dell’on. Stracquadanio è tuttora in corso un’azione penale contro musulmano con l’accusa di istigazione all’odio razziale, cioè sulla base della legge Mancino, che proprio per questo uso assurdo a cui può prestarsi sarebbe ora di abrogare, se appena si trovasse una maggioranza parlamentare, dotata di senso liberale. In ogni caso, l’analogia già fatta dalle comunità musulmane italiane è stata perfettamente riscontrata dalla delegazione italiana, per quanto hanno già potuto constatare. È in atto una grave violazione dei diritti umani. Il governo di Israele non vuole se ne abbia conoscenza e possano venirne informati il popolo italiani ed i cittadini europei.

Da sinistra a destra: Giovanni Franzoni, Leonardo Mazzei,
sen. Fernando Rossi

Ha preso la parola per primo Leonardo Mazzei che ha illustrato la situazione che ha trovato e le condizioni in cui si è potuta muovere la delegazione composta da 15 persone. Era ferma volontà dei delegati poter avere diretta visione delle condizioni sanitarie e umanitarie di una popolazione di un milione e mezzo di persone in pratica segregate in un enorme campo di concentramento. Senza motivazione alcuna, senza nessun mascheramento di ragioni di sicurezza o altro è stato impedito alla delegazione di poter accedere nella Striscia di Gaza. All’inizio si era opposto un problema di numero e quando la Delegazione si è arresa fino ad un numero di tre persone da far entrare, non lo si è concesso neppure ad un numero così ridotto di persone. Era evidente che il governo israeliano non ha nessun interesse che si sappia e si veda cosa la gente soffre in Gaza: un tipo di embargo – si è osservato – che non ha equivalenti. In tutti gli altri casi conosciuti si consentiva alle persone almeno di poter entrare. Qui l’embargo riguarda anche le persone.

Tutti i tre i relatori hanno inteso ribadire il carattere umanitario della loro missione. Al di là delle valutazioni politiche che si possono dare è da prender atto di una situazione assolutamente inaccettabile dal punto di vista di chi ad ogni pie’ sospinto pone l’accento sui diritti umani, come ha illustrato con ricchezza di dettagli Giovanni Franzoni, che ha pure reso noto la sottrazione per presunte ragioni di sicurezza di un 17 per cento di territorio agricolo necessario per la sopravvivenza alimentare dei palestinesi. In Gaza vi è una condizione umana da campo di concentramento. I morti in conseguenza dell’embargo si contano già a dozzine. La situazione è tragica ed è emergenza umanitaria. Di fronte a questa situazione esiste un muro di silenzio. Esiste anche una responsabilità del governo italiano che non si è adoperato come dovrebbe, verosimilmente per il fatto che si trova succube del governo USA e di quello israeliano. Franzoni ha molto insistito nell’illustrare come l’elezione di Hamas sia stata a suo tempo, cioè nel gennaio del 2006, del tutto regolare, benché fin dall’inizio non gradito a Usa e Israele. Il risultato della consultazione elettorale era stato certificato nella sua regolarità da osservatori internazionali, che ritennero allora le elezioni «ineccepibile dal punto di vista della regolarità democratica».

La popolazione palestinese aspettava la Delegazione e da essa spera possano venire aiuti concreti e soprattutto un nuovo rapporto diretto con il popolo italiano. La stampa e la televisione locale hanno dato grande risalto alla visita della Delegazione, che però malgrado gli sforzi reiterati non è riuscita a passare il varco. Malgrado l’insuccesso la Delegazione continua ad esistere come Comitato. Sono allo studio strategie per nuove iniziative. Nella loro analisi i relatori hanno insistito su quello che è ormai diventato un luogo comune: la delegittimazione di Hamas, che è stata però eletta in modo del tutto regolare e democratico: non è piaciuto l’esito del risultato elettorale ed allora la democrazia non è più democrazia, ma diventa terrorismo. Si è poi illustrato il fatto che mentre l’UE si è associata all’embargo, tuttavia il Parlamento Europeo ha assunto una distinta posizione, che potrebbe venir sfruttata dal governo italiano. Si è quindi illustrato come non ha proprio senso la prospettiva dei due stati. Lo stato palestinese che ne verrebbe fuori non avrebbe nessuna delle caratteristiche proprie di uno stato.

L’unica soluzione possibile è invece quella di un solo Stato, ma non lo “stato ebraico”. Bensì uno stato senza connotazioni confessionali dove possano convivere pacificamente ebrei e palestinesi con pari diritti ed eguale cittadinanza. Assurda appare nelle condizioni attuali l’ingresso di Israele nell’Unione Europea, vale a dire l’ingresso di uno stato che non solo non ha una costituzione ma neppure dei confini. In realtà, Israele sta conducendo da sempre una politica volta alla distruzione dell’identità palestinese. Sono ormai tre le generazioni che si sono succedute vivendo nei campi profughi. Oltre sei milioni di palestinesi sono stati espulsi dalle loro terre e per loro non vi è nessun diritto al ritorno. I loro villaggi vengono rasi al suolo e ne viene cancellato il nome. I dirigenti palestinesi vengono falcidiati, tentando in questo modo di togliere alla resistenza palestinese la sua dirigenza.

Si trovano in carcere parlamentari palestinesi. Tra le iniziative possibili il sen. Fernando Rossi
ha avanzato anche l’ipotesi di una delegazione parlamentare italiano che faccia visita ai parlamentari palestinesi che si trovano in carcere. Della Delegazione fanno parte tre avvocati che stanno studiando la procedura per incriminare lo Stato di Israele come responsabile di crimini di guerra. Sono innumerevoli le risoluzioni dell’ONU che vengono disattese da Israele. Per una sola risoluzione disattesa si è fatta la guerra nella ex-Iugoslavia. Israele se ne può tranquillamente infischiare dell’ONU, salvo quell’unica delibera del 1948 che ne sancì la costituzione come Stato. In particolare, il senatore Rossi (vedi videoconferenza) ha negato che via sia una guerra civile palestinese costituita dal conflitto fra Hamas e Fatah. In realtà, vi è stato un iniziale disarmo da parte di Hamas dell’organizzazione di Fatah, che era stata armata di mezzi militari pesanti da parte di USA e Israele, le quali non avevano gradito l’affermazione elettorale di Hamas.

Noi possiamo aggiungere di nostro una considerazione sull’evidente strategia di Israele. Prima si è voluto dividere il popolo palestinese, fomentando una fazione (Fatah e Abu Mazen) armandola contro l’altra con mezzi che andavano al di là degli strumenti in uso presso una polizia, ma con veri e propri mezzi di guerra adatti alla guerra civile. Non riuscita questa operazione si trova costretta a dover fare essa stessa il lavoro sporco, ma servendosi delle legittimazione e della copertura del fantoccio Abu Mazen. In fatto di terrorismo Israele in passato ed al presente non è inferiore a nessuno. Istruttivo il racconto fatto dal sen. Rossi su come un dirigente palestinese (…) ha perso moglie e figli. Gli israeliani avevano messo nella sua macchina un congegno elettronico che serviva per dirigere la traiettoria di un missile. Quel giorno il palestinese non aveva preso la macchina, ma l’aveva presa la moglie con i figli da portare a scuola. Fu così che il missile colpì loro. In fondo, quale la differenza fra il missile radiocomandato ed un kamikaze? Con il missile gli attentatori terroristi pagano solo l’ingente costo dell’ordigno, fornito gratis dagli Usa, mentre il kamikaze paga con la sua vita il suo gesto disperato. Eticamente il giudizio da poter dare non è difficile e se proprio occorre usare il termine “terrorismo” – assai in voga nella guerra ideologica di propaganda – non vi è dubbio che ad Israele un simile termine che in sé spiega poco si applica assai meglio che ai suoi avversari. Ragion per cui vi è poco da stupirsi per il netto ed immotivato rifiuto opposto alla Delegazione italiana di poter entrare nella Striscia di Gaza: si preparano, anzi stanno già facendo, cose terribili e mostruose, un genocidio, per il quale è bene non aver testimoni che con il loro non manipolabile racconto possano compromettere la guerra ideologica di propaganda condotta ogni giorno sui media occidentali.

Il Comitato “Gaza Vivrà” ha ormai carattere permanente, si avvale delle oltre 2600 adesioni pervenute e studia nuove iniziative, pur essendo pienamente compreso dell’emergenza umanitaria di Gaza. Ciò significa che come conseguenza diretta dell’embargo vi è un continuo succedersi di morti. Per questo l’appello umanitario dovrebbe riuscire a far convergere un consenso generale sulla necessità di porre fine all’embargo. Alla mia domanda circa l’utilità di ripetere il viaggio della delegazione al varco di Erez il dott. Mazzei ha risposto positivamente, ma ha condizionato la cosa ad una verifica delle forze disponibili. Ed in effetti io stesso non pensavo nel porre la domanda ad un immediato ritorno. Sto invece pensando ad un’iniziativa consistente in una manifestazione in Roma davanti all’ambasciata di Israele: in modo diameltralmente opposto a ciò che Giuliano Ferrara e le associazioni sioniste italiane hanno fatto davanti all’ambasciata iraniana. Se qualcuno legge queste mie righe, gli sarei grato di un commento circa l’utilità e l’efficacia della manifestazione, condividendole chiaramente lo scopo politico ed umanitario.

I temi toccati sono stati molti e probabilmente io ho qui tralasciato cose importanti che sono state dette ed illustrate.
Meriterebbe anche menzione il dibattito che si è sviluppato fra i presenti ed in colpevole assenza della grande stampa. Mi auguro che almeno radio radicale, pure presente, si decida per lo meno a trasmettere la conferenza stampa che è durata complessivamente poco più di un’ora. Darò qui il link della registrazione se sarà resa disponibile: per fortuna ciò è avvenuto ed io stesso sto riascoltando il video integrale più volte, riscoprendo ogni volta particolari interessanti suscettibili di nuovi spunti e riflessioni, che trovano spazio nelle ulteriori rielaborazioni di questo mio testo atipico. Io purtroppo non ero attrezzato con un registratore adatto e del resto non vado a questi incontri per redigere un resoconto, ma per acquisire informazioni da rielaborare personalmente. La conferenza si è chiusa con una mia breve “riflessione interlocutoria” secondo cui un tema di politica estera come la visita di una delegazione italiana in Gaza si trova strettamente intrecciata e condizionata dalla situazione della politica interna italiana. Ho voluto richiamare l’attenzione dei relatori sul fatto che mentre non è consentito porre una equiparazione fra i crimini imputati ai nazisti verso gli ebrei ed il trattamento che gli israeliani infliggono ai palestinesi, si tengono addirittura conferenze (Lewis tenuto per mano da Fiamma Nirenstein) dove si pongono raffronti fra Islam e nazismo. Esistono pure libri al riguardo. In effetti, la Delegazione ha avuto modo di discutere nel suo soggiorno in Israele anche il tema della islamofobia che nutre largamente l’informazione dei maggiori media italiani ed europei. Anche in seguito ad un mio intervento finale la conferenza stampa si è conclusa con un rinvio al problema della libertà di pensiero.

Links correlati:
1.
Infopal: La delegazione italiana ha incontrato un dirigente di Hamas in Cisgiordania.
2.
Arab Monitor: Senza sosta le aggressioni israeliane ai palestinesi.
3.
Infopal: otto vittime palestinesi.
4.
La dignità negata nei territori palestinesi occupati.
5.
CPR: Cronaca delle manifestazioni al valico di Eretz.
6.
Precedenti comunicati della Delegazione.
7.
Testo di adesione all’Appello “Gaza Vivrà!”.

8. Infopal: Notizia della Conferenza Stampa.

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