Jimmy Carter: "Punire l'innocente è un crimine".

Riceviamo da Luisa Morgantini e volentieri pubblichiamo.
Care tutte e tutti,
 
leggere l’articolo di Jimmy Carter mi ha dato un momento di gioia. C’è ancora speranza che tra i "potenti" o tra chi lo è stato vi sia ancora un po’ di lungimiranza politica e di umanità. Carter usa quasi le stesse parole che anche come delegazione di parlamentari europei abbiamo usato al nostro ritorno dal viaggio in Palestina dal 10 al 13 aprile, dove abbiamo incontrato i diversi leader del Parlamente eletto palestinese compresi ovviamente i deputati di Hamas, o per meglio dire della lista Cambiamento e Riforma.
Il Quartetto ha trovato una soluzione di compromesso per continuare a dare aiuti umanitari ai palestinesi, non ha fatto quello che invece avrebbe dovuto fare: chiedere, così come si chiede ad Hamas, di fermare la violenza , di fermare la costruzione del muro e le continue incursioni militari  e di riprendere a negoziare con le autirtà palestinesi. Ad ogni buon conto la voce  ragionevole di Carter va ampicata.
Un abbraccio.
Luisa Morgantini
 
International Herald Tribune

Domenica, 7 maggio

ATLANTA, Hamas e i Palestinesi

 

Jimmy Carter: Punire l’innocente è un crimine.

 

(L’Ex presidente Jimmy Carter e’ il fondatore del  Carter Center, un’ organizzazione  non profit che impegnata per la pace e la salute nel mondo. ) 

 

I palestinesi innocenti sono trattati come animali, con la presunzione che sono colpevoli di qualche crimine. Perche’ hanno votato per dei candidati membri di Hamas, il Governo degli Stati Uniti e’ diventato la forza-guida dietro lo schema apparentemente efficace di privare la societa’ civile dei fondi, dell’accesso al mondo esterno e ai bisogni primari.

 

Inevitabilmente si tratta di insegnanti, infermiere, lavoratori sociali, ufficiali di polizia, famiglie di contadini, negozianti, impiegati con le loro famiglie che stanno solo sperando in una vita migliore. I sondaggi sull’opinione pubblica condotti dopo le elezioni parlamentari di gennaio, mostrano che l’80% dei Palestinesi vogliono tuttora un accordo di pace con Israele basato sulle premesse della Road Map. Sebbene membri del partito Fatah  si siano rifiutati di unirsi ad Hamas in una coalizione di governo, circa il 70% dei Palestinesi continuano ad appoggiare il leader di Fatah, Mahmoud Abbas, come loro presidente.

 

E’ quasi un miracolo che i Palestinesi siano stati capaci di organizzare tre elezioni durante gli scorsi dieci anni, tutte oneste, eque, fortemente dibattute, ma senza violenza e i cui risultati sono stati accettati sia dai vincitori che dai perdenti. Tra le 62 elezioni monitorate da noi al Carter Center, quelle palestinesi sono state le piu’ rappresentative della volontà popolare.

 

Una chiara ragione per la sorpresa della vittoria di Hamas al Consiglio legislativo e’ stato il fatto che gli elettori erano disperati rispetto alle prospettive di pace. Con il beneplacito americano, gli israeliani hanno evitato ogni dialogo per la pace da oltre cinque anni, a prescindere da chi e’ stato scelto per rappresentare, come interlocutore, la parte palestinese.

Il giorno dopo la sconfitta elettorale del suo partito, Abbas mi ha detto che il suo stesso governo in lotta non poteva sostentarsi finanziariamente con la vita di ogni giorno e l’economia cosi’ gravemente precaria, e con l’accesso quasi totalmente ristretto dalla Palestina verso Israele e verso il mondo esterno. Erano gia’ indebitati di 900 milioni di dollari e non avevano la possibilità di pagare i salari per il mese seguente. Le ulteriori restrizioni imposte al nuovo governo rappresentano una pianificata e deliberata catastrofe per la popolazione dei territori occupati, nella speranza che Hamas ceda alle pressioni economiche.

 

Con tutti i loro errori, i leader di Hamas hanno continuato a rispettare il temporaneo cessate il fuoco, la hudna, durante gli scorsi 18 mesi e il loro portavoce mi ha detto che questo "sara’ esteso per due, 10 o perfino 50 anni se ci sara’ reciprocita’ da parte di Israele". Sebbene i leader di Hamas si siano rifiutati di riconoscere lo Stato di Israele mentre il loro territorio e’ ancora occupato, il primo ministro  Ismail Haniyeh ha espresso la sua approvazione per i colloqui di pace tra Abbas e il primo ministro di Israele Ehud Olmert. Haniyeh ha anche aggiunto che se quei negoziati culminassero in un accordo accettabile dai Palestinesi, allora la posizione di Hamas riguardo Israele potrebbe cambiare.  

 

Nonostante queste interrelazioni politiche, intricate e a lungo termine, e’ eccessivo per Israele, gli Stati Uniti e altri sotto la loro influenza, continuare a punire l’innocente e gia’ perseguitato popolo palestinese.  Gli Israeliani stanno trattenendo circa 55 milioni di dollari al mese in tasse e dazi doganali che, senza discussioni, appartengono ai Palestinesi. Sebbene alcuni Stati Arabi abbiano assegnato fondi per scopi umanitari al fine di alleviare le sofferenze umane, il governo degli Stati Uniti sta minacciando l’esistenza finanziaria di ogni banca, della Giordania o di altri paesi, che osi assicurare la propria assistenza alla Palestina.

 

Non c’e’ modo di prevedere cosa succedera’ in Palestina, ma sarebbe una tragedia per la Comunità internazionale abbandonare la speranza che una pacifica coesistenza di due Stati nella Terra Santa e’ possibile.

Come l’Egitto e tutti gli altri Stati Arabi prima degli accordi di Camp David del 1978, e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) prima degli accordi di pace di Oslo del 1993, anche Hamas si e’ rifiutato finora di riconoscere lo stato sovrano di Israele come legittimo, con il diritto di vivere in pace. Questo e’ un punto fondamentale per ognuno di noi, e la Comunità Internazionale ha bisogno di cercare un’accettabile via d’uscita da queste sabbie mobili. Non c’e’ dubbio che entrambi, gli Israeliani e i Palestinesi, vogliono una soluzione duratura basata su due Stati, ma privare il popolo palestinese dei diritti umani di base solo per punire i loro neo-eletti leader non e’ un passo sulla via della pace.

 

traduzione a cura di Francesca Cutarelli

 

 

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